Borsa, tonfo dei mercati Milano in rosso: -2,53% Il Colle: "Preoccupato"

Male i mercati asiatici ed europei In Italia è in continua crescita il differenziale tra i Btp e i Bund decennali. La Commissione europea: "Piena fiducia nelle misure dell'Italia"

Milano - Chiusura in forte calo per i principali mercati europei che continuano a soffrire per le tensioni legate al debito di alcuni paesi dell’area euro, tensioni che non sono state alleviate dall’intesa sull’innalzamento del tetto dell’indebitamento raggiunta in extremis a Washington. Non aiuta l’andamento negativo di Wall Street, sulla quale pesa il dato negativo sulla spesa per consumi, che ha registrato il primo calo in due anni. La maglia nera va ancora a Milano, affondata dalle forti vendite sul comparto bancario. L’indice Ftse Mib perde il 2,53% a 17.272,79 punti. Il Dax di Francoforte cede il 2,15% a 6.804,63 punti, il Cac 40 di Parigi arretra dell’1,52% a 6.804,63 punti, l’Ibex di Madrid lascia sul terreno l’1,9% a 9.140,9 punti. Limita i danni Londra, con l’Ftse 100 che segna -0,71% a 5.733,49 punti. Tonfo di Atene, giù del 3,37% con l’Ase a quota 497,83.

Pressione sui titoli di Stato italiani Si accentuano ulteriormente le pressioni sui titoli di Stato dell’Italia, facendone lievitare i rendimenti a nuovi massimi in un contesto di rinnovate tensioni sulle emissioni di tutti i paesi di Eurolandia ritenuti avere fragilità di bilancio. Questo mentre ai vari fattori allarmistici che si fanno sentire da settimane si aggiunge ora il crescente timore di una ripresa economica potrebbe arrestarsi nelle economie avanzate. Uno scenario che si è rafforzato ieri dopo indicazioni ben più deboli del previsto dalle indagini sull’attività dell’industria manifatturiera Usa di luglio: come evidenziato da una inchiesta analoga sull’area euro la crescita si è quasi azzerata. Una crescita economica più debole implica meno entrate fiscali mentre si devono aggiustare i conti pubblici, e mentre già da settimane sulle prospettive di diversi paesi dell’area euro pesavano in negativo le paure dei rischi di contagio della crisi di bilancio che ha già coinvolto Grecia, Irlanda e Portogallo. La disputa parlamentare negli Usa sull’aumento ai limiti del debito pubblico - che con un accordo dell’ultimo minuto si spera abbia evitato i rischi di una insolvenza sui pagamenti della prima economia globale - non ha fatto che accentuare il clima allarmistico. Questo quadro premia con acquisti le attività ritenute più solide e sicure, come i titoli di Stato di Germania e Usa, rispettivamente i Bund e i Treasuries, e all’opposto penalizza con vendite i segmenti su cui si percepiscono rischi, come i bond di Italia e Spagna. Il tutto provoca nuovi ampliamenti dei differenziali di rendimento tra le emissioni dei vari paesi, chiamati in gergo finanziario spread. Su questi titoli i tassi retributivi sono in un rapporto inversamente proporzionale con il prezzo: se questo cala a causa di vendite i rendimento ne risultano aumentati, e viceversa. E così mentre stamattina i rendimenti dei Btp italiani decennali sono arrivati a raggiungere il 6,22 per cento, nuovo massimo dal 1997, all’opposto quelli dei Bund tedeschi sulla stessa scadenza sono scesi fin sotto il 2,42 per cento. In questo modo lo spread Btp-Bund si è ulteriormente ampliato, a 281 punti base, secondo Bloomberg, ha stabilito un nuovo massimo dal lancio dell’euro nel 1999. Materialmente significa che in base alle dinamiche di domanda e offerta, ai Btp italiani viene richiesto un rendimento di 2,81 punti percentuali superiore ai titoli tedeschi, come maggiorazione di premio di rischio. Pur vantando un deficit di bilancio relativamente contenuto, l’Italia accusa il suo elevato debito pubblico. Un altro paese di Eurolandia che si trova nel mirino degli allarmismi, la Spagna oggi vede i rendimenti sui titoli decennali salire oltre il 6,36 per cento. 

La preoccupazione di Napolitano "Nell’attuale momento -spiega il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano - la parola è alle forze politiche, di governo e di opposizione, chiamate a confrontarsi con le parti sociali sulle scelte da compiere per stimolare decisamente l’indispensabile crescita dell’economia e dell’occupazione, a integrazione delle decisioni sui conti pubblici volte a conseguire il pareggio di bilancio nel 2014". Il capo dello Stato fa sapere che seguirà "attentamente gli esiti di tale confronto" partendo dalla "preoccupazione che non ho mancato di esprimere per gli andamenti dei mercati finanziari e dell’economia, nei loro termini generali e nei loro specifici aspetti italiani".

I timori affondano anche Tokyo La Borsa di Tokyo termina gli scambi in territorio negativo (-1,21%) sui timori di un rallentamento dell’economia Usa, mentre sale l’attenzione sull’ipotesi di un possibile intervento del Giappone sui mercati valutari per raffreddare lo yen. Il Nikkei si attesta a 9.844,59, con un calo di 120,42 punti, scontando l’attività manifatturiera americana ai minimi da due anni e la prospettiva di un downgrade degli Usa, capaci di abbattere l’ottimismo degli investitori sull’accordo sul debito. Il dollaro ha toccato ieri 76,29 yen, avvicinandosi al minimo storico del dopoguerra di 76,25 yen, toccato il 17 marzo, nelle turbolenti giornate seguite al devastante sisma/tsunami. Il ministro delle Finanze nipponico, Yoshihiko Noda, ha detto di ritenere lo yen, pur riportatosi a quota 77,42, "fortemente sopravvalutato", chiarendo che è in contatto con "le autorità estere di politica monetaria", alimentando così le voci di mosse dirette da parte dell’esecutivo.