Borsalino, il cappello dei divi che da 150 anni fa girare la testa

(...) A festeggiare c’era anche Tiziana Maiolo perchè il compleanno di «Borsalino» è l’occasione per il Comune di «sostenere l’importanza delle Botteghe storiche della città». Ad annunciare che ci sarà una mostra con i cappelli più famosi del mondo c’era anche Giovanna Usuelli, 94 anni, ultima erede di una dinastia che ha realizzato 5.080 modelli. «Tutti nati dalle mani di chi li fa» dice l’anziana signora per dire che gli stilisti da qui non sono mai passati. Tutto merito d’«u siur Pipen» poca voglia di studiare ma parecchia intuizione che comincia a lavorare prima come garzone poi come apprendista presso il cappellificio Camagna. Siamo a Alessandria. È il 1846. Il Giuseppe Borsalino è un bambinetto di dodici anni ci lavora per quattro anni. È piccolo ma pensa in grande. E agisce di conseguenza. Nel 1850 è in Francia che sui cappelli in quel periodo non ha nulla da imparare ma molto da insegnare. Ci sta giusto il tempo di mettersi in tasca il «certificato» di cui i cappellai girovaghi avevano bisogno per aprire un laboratorio. Torna a Alessandria e insieme col fratello Lazzaro avvia l’azienda la «Borsalino Giuseppe & fratello spa».Ci mette le macchine appena sfornate dalla Rivoluzione industriale inglese. E via. Da allora è passato un secolo e mezzo: le macchine sono sempre quelle, a lavorarci oggi ci sono i figli di quelle prime 980 operaie. «Tutte belle ragazze» se le ricorda ancora oggi Giorgio Ghelli che da 42 anni lavora alla Borsalino, da trenta e passa risponde a tutti quelli che chiamano. «Borsalino, buongiorno», ha detto a Milva, a Renzo Arbore a Massimo Ranieri e chissà a quanti altri. C’era anche lui a festeggiare l’ultimo nato, un «Giuseppe» foderato in seta, con fascia di coccodrillo realizzato in soli 150 esemplari che costa 1400 euro. Uno di quelli che finiranno nel museo di Alessandria dove sono conservati i modelli più particolari. E anche i Borsalino da battaglia. Come quello che ieri per l’occasione ha voluto indossare Giorgio Rocca lo sciatore in veste di testimonial. Come quello più venduto il numero 111147, trecento euro ma con le stesse sette settimane di lavoro e 72 passaggi la maggior parte dei quali tutti a mano.