Borse, avanti tutta sull’ipotesi "bad bank"

Le misure contro la "tempesta perfetta": la possibile creazione di una cassaforte in cui far confluire le
attività tossiche piace ai mercati. In Europa rialzi robusti, corre Wall Street. Il Fmi alza a 2.200
miliardi di dollari i costi della crisi

Milano - Si chiama bad bank lo scoglio cui si aggrappano ora i mercati nel tentativo di non venire risucchiati dalle onde alte della crisi. L’ipotesi che presto verrà creata una banca ad hoc dove convogliare i titoli spazzatura, liberando i bilanci dalle tossine che impediscono la ripresa, ha preso sempre più consistenza nella giornata di ieri e contribuito a riportare il sereno sui listini internazionali nel giorno in cui la Federal Reserve ha deciso di mantenere invariata la forchetta dei tassi tra zero e 0,25% e annunciato l’atteso piano di riacquisto dei titoli pubblici a lunga scadenza.

I rialzi sono stati robusti, senza incrinature, con progressi superiori al 4% per Francoforte, Parigi e Madrid, mentre Milano ha messo a segno un +3,4%. A muovere con decisione le Borse, e a mettere le ali soprattutto all’indice dei bancari (+11,4%), è stata proprio la possibilità, emersa a Bruxelles durante la Conferenza europea sui servizi finanziari, di creare una bad bank. È questo lo strumento che il numero uno del Fondo monetario internazionale, Dominique Strauss-Kahn, giudica «sensato» non solo per gli Usa, ma anche per il Vecchio continente, dove alcuni governi sono corsi in aiuto di banche in grande sofferenza, anche con operazioni di nazionalizzazione.

La ricetta del Fondo si basa su tre pilastri: erogazione di maggiore liquidità per garantire il funzionamento dei mercati, iniezioni dirette di capitale e, appunto, soluzione del problema degli asset tossici, anche attraverso il varo di una bad bank. Mosse da realizzare con una certa fretta. Il deteriorarsi della situazione ha indotto lo stesso Fmi a rivedere le stime sui costi della crisi, schizzati dai 1.400 miliardi di dollari previsti nell’ottobre scorso a 2.200 miliardi. L’economia mondiale, spiega l’organismo di Washington, «è quasi ferma». Colpa in parte di condizioni del credito «peggiorate». E se il sistema bancario non si sblocca, non può esserci ripresa.

Ecco perché i mercati guardano con grande favore alla nascita della bad bank. Soprattutto Wall Street (+2,46% il Dow Jones, +3,55% il Nasdaq), per nulla preoccupata dal fatto che il segretario al Tesoro, Timothy Geithner, non si è sbilanciato ieri sull’argomento («Stiamo valutando una gamma di opzioni», ha detto). A New York, d’altra parte, circolano con insistenza indiscrezioni secondo cui la gestione della bad bank sarebbe affidata alla Federal deposit insurance corp (Fdic), l’agenzia federale di assicurazione sui depositi. A rassicurare gli investitori, inoltre, l’ormai certo via libera che strapperà il secondo pacchetto anti-recessione da circa 825 miliardi approntato da Barack Obama. Il Congresso non pare inoltre più contrario come in passato all’istituzione di una cassaforte dove far confluire gli asset tossici, soluzione più volte caldeggiata invece dall’ex numero uno del Tesoro, Henry Paulson, e dal presidente della Fed, Ben Bernanke.

I mercati hanno anche apprezzato la decisione della banca centrale Usa di acquistare treasury a lunga scadenza, se sarà necessario, per stabilizzare il mercato del credito. È una mossa, su cui Bernanke e il board dei governatori riflettevano da qualche mese, che ha avuto immediati riflessi sul mercato valutario, con l’euro sceso sotto quota 1,32 dollari. Quanto ai tassi, ha spiegato la Fed nel tradizionale comunicato diffuso al termine della due-giorni del Fomc (il braccio operativo di politica monetaria), resteranno «eccezionalmente bassi per un certo periodo di tempo». Alternative, del resto, non ce ne sono.