Borse col fiato sospeso per la crisi dei mutui Usa

Dopo il tonfo di venerdì a Wall Street si profila una settimana delicata per i mercati. Attesa per la riunione della Fed: Bernanke più morbido sui tassi?

da Milano

Il primo verdetto arriverà dai mercati asiatici, quando in Europa sarà ancora primo mattino. Da quella reazione, si cominceranno a testare gli umori delle Borse dopo il brutto passo falso, venerdì scorso, di Wall Street, con gli indici precipitati di oltre il 2% negli ultimi 60 minuti di contrattazioni. Il motivo è uno solo: i timori creati dalla crisi del mercato del credito, di cui la situazione del settore dei mutui subprime costituisce il principale innesco, si stanno amplificando con una velocità probabilmente non del tutto attesa dalle autorità statunitensi. Proprio nel momento in cui il deludente andamento dell’economia americana, con particolare riferimento al rallentamento della crescita del mercato del lavoro, sta allungando le ombre sulla sostenibilità delle prospettive economiche.
Le autorità statunitensi, a cominciare dal responsabile del Tesoro Henry Paulson, hanno finora minimizzato i rischi di una crisi sistemica. La stessa Federal Reserve, pur avendo annunciato misure di contrasto alla concessione facile dei mutui, ha evitato toni allarmistici. E così farà anche nel comunicato al termine della riunione del Fomc di martedì prossimo, destinata a lasciare ancora invariati i tassi al 5,25%, ma fortemente attesa proprio per le valutazioni che il numero uno della banca centrale Ben Bernanke potrebbe esprimere sullo stato del settore creditizio e dei mercati finanziari.
I mercati hanno finora reagito in modo composto, al punto da indurre alcuni analisti a considerarne tutto sommato fisiologici i ribassi dopo la lunga luna di miele con il rialzo. Ben altro, infatti, era stato il comportamento degli investitori in occasione dei due terremoti borsistici 2007, quando il fenomeno del carry trade (gli investimenti fondati sulla scommessa di poter guadagnare sul differenziale dei tassi) aveva formato una miscela esplosiva combinandosi con l’esuberanza incontrollata del mercato azionario cinese.
Il no panic di questi giorni è però un aspetto positivo che non convince tutti. Non persuade soprattutto chi considera il fallimento di America Home Mortgage e le difficoltà in cui si dibatte Bear Stearns solo la punta dell’iceberg e si prepara a scossoni di ben altra portata, paragonabili a quelli della turbolenta estate dell’89, scandita dal disastro finanziario del fondo Ltcm e dal default del debito russo. Questa tesi è sorretta peraltro dall’incapacità di quantificare con buona approssimazione i danni provocati dai prodotti subprime, visto che perfino la Fed parla di perdite stimabili tra i 50 e i 100 miliardi di dollari.
L’incapacità a onorare i debiti ha due effetti evidenti: da un lato, porta un inevitabile calo dei consumi, l’asse portante dell’economia Usa; dall’altro, rischia di aprire la strada a una catena di fallimenti destinati a riverberarsi sul mercato del lavoro e quindi, ancora una volta, sulle spese private. Se così fosse, il rischio di contagio di tutti i settori economici sarebbe altissimo. E a una robusta contrazione degli utili societari si contrapporrebbe una violenta (e prolungata) reazione dei mercati azionari. L’abbondante liquidità presente nel sistema sembra comunque in grado di far da paracadute. E Bernanke, finora paralizzato dai pericoli d’inflazione, potrebbe decidersi a tagliare i tassi. Comunque sia, per le Borse sarà un’estate calda. E la temperatura potrebbe non cambiare anche in autunno.