Borse: crolla l’Europa, New York si rianima

da Roma

I consumi sono al palo e l’unico modo per farli ripartire è una sensibile riduzione della spesa e delle tasse. Quest’anno, prevede la Confcommercio, assisteremo a una sensibile frenata dei consumi, dal già modesto +1,5% del 2007 a un misero 1,2%. Rallenterà persino il consumo di carne e pane, mentre terranno i consumi legati alla tecnologia - cellulari in prima fila - e alla tv.
«La sensazione di impoverimento delle famiglie è ai massimi storici - rileva lo studio dell’associazione dei commercianti, presentato ieri dal presidente Carlo Sangalli - ; il reddito è stato infatti stagnante o decrescente per vent’anni, e oggi è agli stessi livelli del 1992».
I consumi 2007 sono stati sostenuti dalla ricchezza immobiliare e finanziaria. Il 2008 si apre all’insegna di una crisi finanziaria legata ai mutui immobiliari, e una frenata dei consumi appare inevitabile. La Confcommercio taglierà nei prossimi giorni la proprie previsioni di crescita economica, che non supererà l’1,2-1,3%. «La crescita, che appariva lenta - commenta Sangalli - oggi si annuncia lentissima, e ciò che era urgente è diventato urgentissimo: cioè, la riduzione della spesa pubblica e della pressione fiscale, ricordando che la domanda interna vale il 70% del pil».
Nelle ultime settimane si sono moltiplicati gli «allarmi rallentamento» per l’economia italiana. È ormai sensazione comune che difficilmente la crescita 2008 supererà l’1% stimato nell’ultimo Bollettino economico della banca d’Italia. La Confindustria prevede lo 0,9%. Fra i pessimisti si schiera l’economista americano Nouriel Roubini. «Nella migliore delle ipotesi - dice, durante i lavori del World Economic Forum di Davos - il pil italiano 2008 sarà fra lo zero e l’1%, ma se la situazione internazionale dovesse peggiorare, l’Italia si ritroverà in recessione: la bolla immobiliare italiana non è grave come quella di altri Paesi europei, come Spagna e Irlanda, ma l’Italia ha altri problemi, come la dipendenza energetica dall’estero, la bassa competitività e il debito pubblico».
Meno preoccupanti i toni di Angel Gurria, segretario generale dell’Ocse, e di Stephen Roach, direttore per l’Asia di Morgan Stanley: «Non credo - dice l’economista, per solito pessimista - che l’Italia rischi di più degli altri Paesi europei».