Le Borse europee azzerano le perdite 2009 e sperano nella ripresa

Le Borse europee si scrollano di dosso le perdite accumulate nel corso del 2009 e ritornano sopra la linea di galleggiamento. È una boccata d’ossigeno collettiva, stimolata dai segnali di ripresa - o perlomeno di miglioramento - giunti dal fronte aziendale, capace di incoraggiare gli acquisti e raddrizzare i listini. Così, come quando si comincia a guardare il bicchiere mezzo pieno, prevale per esempio l’ottimismo indotto dal calo inatteso dei sussidi di disoccupazione Usa nell’ultima settimana, piuttosto che le preoccupazioni legate al fatto che il numero complessivo degli assegni ai senza lavoro ha toccato il record storico di 6,27 milioni.
È anche questo un segnale importante. Forse non ancora di svolta, ma senz’altro di migliorato confronto con una recessione che, come confermato mercoledì dal numero uno della Fed, Ben Bernanke, è in fase di allentamento. Le Borse guardano insomma più in prospettiva, piuttosto che dallo specchietto retrovisore di quanto già accaduto. La sostanziale indifferenza con cui i mercati hanno accolto l’altroieri il crollo verticale del Pil nel quarto trimestre 2008 (-6,1%) ne è stata la miglior prova.
Per l’Europa è già confortante aver cancellato il segno meno davanti all’indice Euro Stoxx 600, salito ieri dell’1,5%. Piazza Affari, grazie a un progresso del Mibtel pari all’1,1%, si è riportata in attivo dello 0,68% rispetto all’ultima seduta del 2008 grazie alla corsa dei bancari (su tutti, il +5,98% di Intesa) nonostante i realizzi che hanno appesantito Fiat, il cui calo ha sfiorato il 6%. Bene anche le altre piazze continentali, dove i rialzi hanno superato abbondantemente il punto percentuale, anche grazie alla performance di Tokio (+3,9%), stimolata dalla prima crescita in sei mesi della produzione industriale e dal buon bilancio di Honda. I conti cominciano ad aggiustarsi anche nel Vecchio continente: positive le trimestrali di Basf e Man, mentre Rbs e Barclays hanno presentato conti «ben superiori», dicono gli esperti, a quelli dello scorso anno.
Solo la bancarotta pilotata di Chrysler ha finito per impedire a Wall Street (-0,22% il Dow Jones, +0,31% il Nasdaq) di ripetere l’ottima chiusura di mercoledì. La notizia che i sussidi di disoccupazione sono scesi di 14mila unità è stata comunque accolta con favore, così come la risalita in marzo a quota 40,1 (31,4 in febbraio) dell’indice manifatturiero di Chicago. La strada per arrivare oltre i 50 punti, cioè al livello che mostra un incremento dell’attività, è ancora lunga, ma la salita non sembra più il Tourmalet. L’appuntamento cruciale è comunque previsto per lunedì prossimo, quando sarà reso noto l’esito degli stress test cui sono state sottoposte 19 banche Usa. Forse allora si potrà capire se le Borse hanno ancora fiato per correre.