Le Borse europee bocciano il G20

Dal G20 di Washington i mercati non si aspettavano ricette miracolose per risolvere la crisi. Ma l’assenza di misure forti da parte del vertice è stata comunque mal digerita dalle Borse, costrette ieri a prendere atto che anche il Giappone è scivolato in recessione.
In questo clima di incertezza e di pessimismo i mercati del Vecchio continente sono inciampati ieri in un pessimo inizio di settimana, scandito da ribassi perfino superiori al 4% (Milano ha perso il 2,43%) e da una perdita di capitalizzazione pari a 125 miliardi. Wall Street ha mantenuto un andamento contrastante, ma il Dow Jones ha poi chiuso in calo del 2,6% e il Nasdaq del 2,3 per cento.
L’Europa ha ormai metabolizzato il taglio dei tassi che la Bce deciderà quasi certamente in dicembre come misura di contrasto al trend negativo del Pil (-0,2% nel terzo trimestre), ma ora teme di dover fare i conti anche con la caduta dei prezzi conseguente al deterioramento del ciclo economico. Un pericolo sottolineato proprio ieri dal commissario Ue agli Affari monetari, Joaquin Almunia: l’Ue è in recessione con rischi di deflazione che rendono necessario un coordinamento delle politiche economiche. Un compito non facile per i governi, che nella gestione dell’emergenza finanziaria si sono finora mossi in ordine sparso. Ma il presidente dell’Eurogruppo, Jean-Claude Juncker, ha annunciato l’intenzione di presentare entro tre settimane la risposta europea alla recessione. Un impegno che suona quasi come un messaggio politico diretto ai governi impegnati nella messa a punto dei provvedimenti anti-crisi.
L’Europa, così come gli Usa, è però alle prese con la profonda crisi del settore automobilistico, con posizioni anche in questo caso poco omogenee per quanto riguarda il possibile impiego di aiuti di Stato. La Germania ha annunciato che entro Natale deciderà se concedere o meno un sostegno alla Opel, filiale della agonizzante General Motors, mentre Gran Bretagna, Spagna e Commissione europea continuano a dichiararsi fermamente contrarie all’ipotesi di sussidi, da tempo chiesti a gran voce dagli esponenti del settore e ipotizzati anche dalla Francia, che avrà la presidenza di turno dell’Unione europea fino a dicembre. Quanto all’America, il piano di salvataggio per l’industria delle quattro ruote rischia di slittare al prossimo anno: la Casa Bianca non intende infatti utilizzare parte dei 700 miliardi destinati al comparto finanziario.