Borse europee in rialzo, Milano +4,16% L'allarme di Bush: la situazione è grave

I listini del Vecchio Continente riprendono fiato: Parigi ha guadagnato il 4,68%, Francoforte il 3,43%, Londra il 4,43%. <strong><a href="/a.pic1?ID=298582">I libici salgono al 4,23% in Unicredit</a></strong>: titolo alle stelle. Il premier: <strong><a href="/a.pic1?ID=298821">&quot;Aiuteremo l'industria dell'auto&quot;</a></strong>. L'Euribor ridimensiona i tassi. L'euro chiude sotto 1,35 dollari

Milano -  La settimana borsistica dei mercati finanziari europei si chiude con un saldo positivo di 4 punti percentuali (Dj Stoxx 600), nonostante i pesanti tonfi registrati nelle giornate di mercoledì e giovedì. Le Borse del Vecchio Continente non assistevano ad un rialzo di questo genere da circa sei mesi (aprile). Le piazze europee, tra numerosi cambi di direzione, hanno tutte chiuso in consistente rialzo: Parigi ha guadagnato il 4,68%, Francoforte il 3,43%, Londra il 4,43%.

Piazza Affari Finale in gran rialzo per piazza affari e per le borse europee, incoraggiate dal recupero messo a punto da Wall Street, dopo un avvio in deciso ribasso. Il Mibtel ha guadagnato il 4,16% l’S&p/mib il 4,49%. Si sono infiammate le Unicredit, sulla notizia che la banca centrale libica abbia rilevato il 4,2% delle azioni. Sono inoltre volate Telecom Italia, le Eni e le Terna, quest’ultime sull’ipotesi di stop all’acquisto delle reti ad alta tensione. 

Titoli in ripresa Gli scambi sono ammontati a un controvalore di 3,5 miliardi, anche oggi limitati, soprattutto nella primissima fase delle contrattazioni, dalle numerose sospensioni (in questo caso per eccesso di rialzo). L’exploit finale ha favorito soprattutto il titolo Eni, che con un balzo del 14,53% dopo il ritorno del prezzo del petrolio sopra i 70 dollari al barile ha riagguantato i 16 euro di quotazione. Saipem è invece rimasta debole fino alla fine chiudendo la seduta con un ribasso del 2,34%. Fra gli altri titoli del settore energetico, sono risaliti soprattutto Enel (+3,9%), Terna (+9,96%) mentre nel comparto bancario Unicredit, che stamattina saliva dell’11% in seguito all’aumento della partecipazione degli investitori libici, ha chiuso a +7,64%. Bene anche Intesa Sanpaolo (+5,24%) e, negli altri comparti, Telecom Italia (+5,39%) ed Stm (+4,61%).

POsitive le borse europee Al termine di una seduta dominata dalla volatilità le piazze del Vecchio Continente registrano rialzi compresi tra il 3 e il 5%. L’FtsEurofirst 300 ha terminato gli scambi con un +3,7%. L’indice archivia così la settimana con un +4,6% ma quest’anno ha perso già il 40,9%. L’indice Ftse 100 a Londra sale del 5,22% a 4.063,01, il Cac 40 di Parigi avanza del 4,68% a quota 3.329,92 e il Dax 30 di Francoforte cresce del 3,43% a 4.781,33 punti. Il Mibtel a Piazza Affari guadagna il 4,16% a quota 16.531 mentre lo Smi di Zurigo balza del 6,6% a 6.099,62. Tra i titoli in luce quelli petroliferi con Bp, Total e Royal Dutch Shell che guadagnano tra l’8,4 e il 9,7% ed Eni che sale oltre il 14%. In controtendenza i mercati dell’Est, che hanno registrato invece forti perdite. Praga ha chiuso ai minimi da quattro anni con una flessione del 10,20%. È allarme in Ungheria: la borsa di Budapest ha perso oggi oltre il 10% e il fiorino è sceso in picchiata contro l’euro. A preoccupare lo stato dei conti pubblici e in particolare il forte indebitamento. Pesa anche il clima di incertezza politica. Varsavia ha lasciato sul terreno il 4,7%.  

L’euro chiude sotto 1,35 dollari sulla scia dei crescenti timori di recessione. La moneta unica passa di mano a 1,3454 dollari dopo aver toccato un massimo di 1,3516 sulla scia dei deludenti dati statunitensi che hanno fortemente penalizzato il biglietto verde: il crollo dei nuovi cantieri e della fiducia dei consumatori a ottobre sembra confermare le prospettive più nere. Si rafforza lo yen che sul finale è scambiato a 136,24 euro e a 101,31 dollari. 

Bush: "Reazione a catena" Negli Stati Uniti "si è innescata una reazione a catena" partita dai problemi del mercato immobiliare e subprime e ora il "Paese deve affrontare una grave crisi finanziaria". Parlando alla Camera di Commercio americana, il presidente degli Stati Uniti George W. Bush ha detto che "gli americani vogliono sapere che effetto avrà la crisi e come il governo intende risolverla". Il titolare della Casa Bianca ha, quindi, spiegato che le azioni intraprese dalla Federal Reserve e dal dipartimento del Tesoro americano "richiederanno del tempo" prima di produrre i risultati desiderati, ma gli americani "possono avere fiducia nel fatto che la situazione sarà risolta".

L'Euribor ridimensiona i tassi Sesta seduta consecutiva di ridimensionamento per i tassi Euribor, con il tre mesi che prosegue in direzione del 5%, posizionandosi oggi al 5,045% dal 5,090% di ieri. Il tasso ad una settimana scende al 4,015% dal 4,052% mentre quello a sei mesi, mantenutosi ai massimi degli ultimi 14 anni fino alla settimana scorsa, è stato fissato al 5,117% dal 5,163% di ieri.

Borse asiatiche in ordine sparso Dopo l’ennesimo tonfo in Europa, dovuto alle ripercussioni della crisi finanziaria globale in atto e alle apprensioni per le sorti dell’economia reale, i mercati asiatici risentono i benefici del forte rimbalzo registrato ieri sera da Wall Street. In Estremo Oriente e sul Pacifico si alternano i segni più e meno, ma con un dato complessivamente uniforme: nessun tracollo, a differenza di quanto era avvenuto alla fine della settimana scorsa e poi ieri. Così a Tokyo l’indice Nikkei dei 225 titoli principali, reduce dal collasso che 24 ore prima gli era costato l’11,41%, chiude con un rialzo del 2,78%. A Hong Kong l’indice Hang Seng perdeva in misura irrilevante, cedendo appena 4,97 punti, e dunque restando invariato, ma dopo una mattinata all’insegna di scambi ridottissimi. Abbastanza bene invece la Borsa di Shanghai, in crescita di quasi l’1%. Male Seul, dove a contrattazioni in pieno corso il Kospi cedeva l’1,7%. Peggio di tutti Taipei, con un calo del 2,28% che ha condotto l’indice Taiex al di sotto della soglia psicologica dei 5.000 punti per la prima volta dal 2003. A Melbourne chiusura negativa con -1% circa, e -1,6% conclusivo in Nuova Zelanda.