Borse con il fiato sospeso fino al voto Usa

Il presidente Bce, Trichet, ci prova: "Segnali di ritorno alla
fiducia". Gli esperti: "Fari puntati sulla partita per la Casa Bianca".
Timori per i bilanci trimestrali

Milano - L’apertura di George W. Bush a organizzare un G8 anti-crisi allargato ai principali Paesi emergenti (come Cina, India e Brasile) non cancella i timori degli operatori per l’andamento delle Borse. L’Europa vorrebbe che il summit, cui parteciperà sia Bush sia il suo successore, fosse una nuova Bretton Woods per riscrivere le regole dell’economia mondiale ma tra gli analisti e i gestori c’è la coscienza che da questa mattina si tornerà a navigare a vista in Borsa.

Troppe le variabili fuori controllo per azzardare scommesse di lungo termine, almeno fino al 4 novembre quando si saprà l’esito delle elezioni americane. Senza contare che giorno dopo giorno si sovrapporranno dati macro-economici e conti trimestrali destinati a cambiare repentinamente gli umori del mercato. Come è già accaduto venerdì scorso, quando Wall Street ha cambiato rotta cancellando nelle ultime ore i guadagni accumulati lungo la giornata (meno 1,4% la chiusura). Il valzer della follia con ogni probabilità proseguirà quindi anche in Piazza Affari dove, malgrado il recente rimbalzo, c’è ancora un ammanco prossimo al 20% rispetto ai valori di inizio del mese. Anche perché le azioni, proprio per la loro «liquidabilità» sono le prime a essere smobilizzate in caso di necessità. Una considerazione ancora più pesante da accettare questa mattina, a 21 anni di distanza dal Black monday che il 19 ottobre 1987 costò a Wall Street un tracollo del 22,6 per cento. Qualche segnale di normalità tuttavia inizia a vedersi: «Ci sono le condizioni per un ritorno della fiducia» nel settore bancario grazie agli interventi messi in campo dalle banche centrali, ha sostenuto ieri il presidente della Bce Jean-Claude Trichet. A partire, notano alcuni operatori contattati dal Giornale, dal calo dell’Euribor e dal ritorno di interesse, dopo settimane di calma piatta, sui bond societari, dove si è da poco affacciato il colosso Gaz de France con una emissione da 2 miliardi.
Tutto questo non cancella però i problemi che ha ammesso lo stesso Trichet: «Ci troviamo di fronte a un grave problema di liquidità del sistema» e inoltre nella finanza internazionale «c’è stata una sottovalutazione dei rischi» e del loro prezzo.

«Senza contare che, malgrado la Borsa sia scesa molto, ogni tentativo di ripresa potrebbe essere vanificato se alcuni grandi investitori, come gli hedge fund, continuassero a scaricare sul mercato titoli per rispondere a necessità di cassa», avverte il vicedirettore centrale di Banca Akros (gruppo Bipiemme), Gianluca Verzelli. «Centrale sarà inoltre la ormai prossima stagione delle trimestrali americane», ha proseguito Verzelli sottolineando come anche in Italia ci siano società fortemente penalizzate malgrado continuino a fare utili. Una volta arginata l’infezione provocata dai titoli spazzatura Usa, restano però da risolvere le sue conseguenze sull’economia reale. Occorre liberarsi dal cappio della recessione che sta già stringendo alcune parti degli Stati Uniti, come ha ammesso il presidente dei consiglieri economici della Casa Bianca, Edward Lazear dopo le difficoltà registrate la scorsa settimana dal Beige book.
Saranno quindi necessari provvedimenti d’urgenza per sostenere a un tempo i consumi delle famiglie e i conti delle aziende. Come quelli che potrebbe mettere a punto già questa settimana il governo italiano, con un pacchetto «rottamazioni» allargato dal mondo dell’auto a quello degli elettrodomestici e un meccanismo di garanzia del credito per le aziende in difficoltà. Centrale per la tenuta dell’economia sarà poi la risposta che l’Opec darà al crollo del prezzo del petrolio calato del 50% dopo il picco di 147 dollari: l’Arabia Saudita, leader del Cartello, non si è sbilanciata, ma l’Iran ha chiesto un taglio alla produzione già venerdì al vertice straordinario di Vienna. Il Qatar vorrebbe il greggio a 80-90 dollari al barile ma il presidente dell’Opec Chakib Khelil si batte affinché l’oro nero non cada sotto quota 70-90 dollari.

Per uscire da una crisi così intricata, più che la prospettiva di un G8 allargato, è stata importante «l’azione concertata della Ue su impulso di Francia e Italia», sottolinea Gianni Ferrari di Banca Mb ribadendo che questo è «il momento di tornare a comprare azioni». Vista la schizofrenia dei mercati «occorrono però tre condizioni: comprare gradualmente, accettare un rischio medio-alto e muoversi su un orizzonte di 16-18 mesi», conclude Ferrari.