Borse: ieri e oggi bruciati 600 miliardi Il premier: imperativi gli aiuti di Stato

Gli indici asiatici segnano pesanti ribassi. L'Europa è depressa dalla crisi. New York resta a lungo negativa, poi si riprende. Il Vecchio Continente precipita azzerando il rimbazlo messo a segno a inizio settimana. Tremonti: "Crisi frenata, adesso i timori sono per l'economia reale". Il premier giapponese: "Il piano Usa è insufficiente". Petrolio sotto quota 70 dollari

Milano - Come prima, peggio di prima. A dettare il ritmo della giornata di oggi è quella che passerà alla storia come una delle peggiori sessioni di Wall Street dal 1987, dove un’ondata di vendite ha spinto ieri il Dow Jones a perdere quasi l’8% e ha messo a nudo l’inquietudine degli investitori per una recessione economica sempre più tangibile. L'Asia non smentisce e chiude in picchiata con Tokyo che arriva a perdere l'11,41%. E lo stesso fa anche il Vecchio Continente che scende agli stessi livelli del venerdì nero. Nella nuova seduta di crolli sulle Borse europee vanno in fumo circa 250 miliardi di euro di capitalizzazione. Era dall’ottobre del 1987 che le Borse europee non perdevano così tanto in soli due giorni, ieri circa 350 miliardi.

Gli indici europei La produzione industriale degli Stati Uniti che ha registrato la flessione più marcata dal dicembre 1974 e l’apertura nervosa di Wall Street, con gli indici che oscillano sopra e sotto la parità, penalizzano le Borse europee. Gli indici mostrano così un andamento estremamente volatile, molto influenzato dalle notizie provenienti da Oltreoceano. Le Borse europee hanno annullato il maxi rimbalzo di lunedì e martedì sulla scia degli interventi contro la crisi finanziaria messi a punto dai vari governi mondiali, e si sono riportate ai valori segnati alla fine del venerdì nero. L'indice Dj Stoxx dei 600 maggiori titoli del Vecchio Continente è sceso oggi del 4,96%. Parigi guida i ribassi (-5,92%), seguita da Londra (- 5,35%), Francoforte (-4,91%). Piazza Affari accelera al ribasso nel finale di seduta. Il Mibtel perde il 5,75%, lo S&P/Mib cede il 6,28%. Continuano le sospensioni a raffica con Intesa Sanpaolo e Saipem in prima fila. Ma è un po' tutto il listino che va giù con i bancari Unicredit (-11,07%), Ubi banca (-5,5%) e Mps (-7%). Franano anche Eni (-7,5%) e Finmeccanica (-8,5%).

Wall Street in altalena L’andamento al ribasso di Wall Street ulteriormente zavorra le Borse europee, già penalizzate da una serie di dati economici americani peggiori delle attese, come la produzione industriale e l’indice Filadelfia Fed. La Borsa di New York è nel pieno di un’altra giornata negativa, dopo una serie di dati economici e utili societari poco incoraggianti, con perdite attorno al 4%. Trascorse circa due ore dall’inizio della giornata di contrattazioni a Wall Street, il Dow Jones perde il 3,82%, il Nasdaq cede il -3,35%. Ma successivamente gli indici riprendono quota. Il Dow Jones segna +0,68%, il Nasdaq addirittura +1,54%.

Tremonti e Berlusconi "La crisi finanziaria ha molte cause, non ha una sola forma. In ogni caso, è stata contenuta grazie ai provvedimenti presi negli Stati Uniti e in Europa. Il vero problema è ora la crisi dell’economia reale". Commenta il ministro dell’economia, Giulio Tremonti, nel corso della conferenza stampa che ha fatto seguito al consiglio europeo da poco terminato a Bruxelles. "Questa crisi è in atto in tutto il mondo e l’andamento dei mercati non fa altro che riflettere le preoccupazioni e le preoccupazioni e la paura per i dati dell’economia reale". Il ministro dell’Economia ritiene comunque che la finanziaria triennale varata in anticipo sia in grado di "mettere in sicurezza i conti pubblici e i risparmi nelle famiglie". Accanto a lui il premier ribadisce come: "Il Consiglio europeo ha ribadito anche oggi l’invito alla banca europea per gli investimenti di dare supporto per la realizzazione di infrastrutture, la copertura e le garanzie anche per la gestione dei crediti erogati dalle banche per progetti di singole imprese". Berlusconi ha quantificato anche la linea di credito della Bei destinata alle piccole e medie imprese: 30-40 miliardi di cui il 15-20% destinato alle aziende italiane. "L’aiuto di Stato fino a ieri era peccato oggi è un imperativo categorico" sintetizza Berlusconi con Tremonti che subito aggiunge: "... e invocato".

Giù il petrolio Dopo la pubblicazione da parte del dipartimento dell’Energia dei dati sulle scorte energetiche, in aumento per la terza settimana consecutiva e molto superiori rispetto alle aspettative del mercato, il petrolio ha registrato un forte ribasso scendendo sotto quota 70 dollari. Poco più di un’ora dopo l’apertura delle contrattazioni i futures sul greggio con scadenza a novembre vengono scambiati a 69,79 dollari, in calo di 4,75 dollari rispetto alla chiusura di ieri. Nel corso della mattinata inoltre l’Opec, l’organizzazione dei Paesi produttori che controlla circa il 40% della produzione mondiale di greggio, ha annunciato di aver anticipato la riunione straordinaria dei Paesi membri che dovrebbe annunciare un ulteriore taglio della produzione, inizialmente prevista per il 18 novembre a Vienna, al prossimo 24 ottobre. La decisione sottolinea la preoccupazione dei membri del cartello petrolifero a seguito del crollo dei prezzi registrato nelle ultime settimane.

Asia nel baratro Precipitano in caduta libera i mercati finanziari asiatici, che seguono l’andamento fortemente negativo di Wall Street e delle Borse europee. La Borsa di Tokyo ha chiuso con un nuovo pesante crollo la sessione odierna. L’indice Nikkei dei 225 titoli guida alla chiusura ha registrato una perdita di 1.089,02 punti, pari all’11,41 per cento, precipitando a 8.458,45 punti. Il primo ministro giapponese Taro Aso attribuisce il nuovo crollo alle misure definite "insufficienti" adottate dagli Stati Uniti per il salvataggio delle banche. Crolla anche Seoul dopo Tokyo. La Borsa sudcoreana ha perso il 9,4 per cento alla chiusura delle contrattazioni. Seul ha lasciato sul terreno il 9,44%, peggiore performance da 7 anni e minimo di chiusura dal metà giugno 2006. Hong Kong scende di oltre l’8%, trascinato dai titoli legati alle commodity, Bombay si muove intorno al -7% sui livelli di luglio 2006, i minerari affondano l’indice di Sydney (quasi -16%) sui timori di un impatto della crisi economica sulla domanda di materie prime.