Borse, l’euforia sulle banche spinge l’Europa

Citigroup perde 2,5 miliardi di dollari, ma è meno delle previsioni degli esperti

da Milano

Sembra un paradosso: Citigroup, la maggiore banca americana per attivo di bilancio, annuncia che nel secondo trimestre perderà 2,5 miliardi di dollari e i mercati la festeggiano con uno straordinario rialzo. Il titolo del colosso bancario ieri ha guadagnato il 7,6% e l’andamento della blue chip americana ha contagiato le Borse europee, con l’indice salito dell’1,7%, trascinato dai progressi delle azioni bancarie, tra cui il più 10% di Barklays, il più 9,6% di Royal bank of Scotland, il più 7,6% di Ubs e Credit Agricole. A Milano il Mibtel ha segnato un rialzo dell’1,33%.
Il fatto è che gli investitori internazionali sono talmente disorientati dall’incertezza e dalla lunghezza della crisi innescata un anno fa dai mutui subprime e dai titoli spazzatura collegati che è sufficiente un’inversione di tendenza nel settore a scatenare l’euforia. La perdita di Citigroup è infatti inferiore alle stime degli analisti, che si aspettavano 3,6 miliardi di rosso. Un primo risultato della cura drastica somministrata da Vikram Pandit, 51 anni, l’amministratore delegato indiano, messo al timone della banca alla fine dello scorso anno per riparare ai danni fatti, con il massiccio ricorso a titoli legati ai subprime, dal predecessore Chuck Prince. Pandit ha effettuato nel trimestre svalutazioni per oltre 7 miliardi di dollari, incrementato le riserve per i rischi da subprime e mandato a casa 6mila dipendenti.
Citigroup è in effetti il terzo gruppo bancario che questa settimana rivela conti meno disastrosi del previsto, dopo JP Morgan e Wells Fargo. E, sempre all’interno del comparto dei finanziari, il gigante del rifinanziamento immobiliare Freddie Mac ieri ha guadagnato il 10%, dopo che un articolo del Wall Street Journal, ha affermato che la società potrebbe varare un aumento di capitale fino a 10 miliardi di dollari.
Il mercato americano però, ancora una volta, ha viaggiato a due velocità: ieri all’euforia sui titoli finanziari ha fatto da contrappeso infatti l’ondata di vendite sui titoli tecnologici.
Così se il Dow Jones ha chiuso a più 0,4%, il Nasdaq, ha perso l’1,2%. Microsoft e Google hanno perso rispettivamente il 6% e il 9%, dopo che i risultati e le previsioni annunciati ieri hanno deluso alcuni analisti. Google aveva riportato un utile di 4,63 dollari per azione, al di sotto degli attesi 4,84 dollari; Microsoft, invece, aveva annunciato un rialzo degli utili del 41%, ma con previsioni deboli: per il trimestre in corso si attende un utile per azione compreso tra 47-48 cent su ricavi di 14,7-14,9 miliardi di dollari, a fronte di stime degli analisti che erano di un utile per azione di 50 cent e ricavi per 15,06 miliardi. Le vendite si sono concentrate anche su un altro colosso tecnologico, la Apple.
Riguardo le Borse europee, i progressi di ieri le portano a chiudere la settimana con un saldo positivo. Londra ieri ha chiuso in progresso dell’1,7%, Parigi dell’1,74%, Francoforte dell’1,78%, Madrid del 2,17%.
Al clima migliore nei mercati (Nasdaq a parte) ha probabilmente contribuito l’arretramento dei prezzi del petrolio durante la settimana, con il greggio che, ancora in ribasso ieri, quota meno di 130 dollari contro i 147 raggiunti la settimana scorsa. Un ridimensionamento stabile del prezzo del greggio farebbe diminuire quella pressione inflazionistica che è attualmente la principale preoccupazione delle banche centrali. Tanto la Federal Reserve quanto la Bce, si trovano nella difficile situazione di non poter allentare la politica monetaria per rilanciare la produzione e i consumi, che sono in stallo.