Borse, l'Ue limita i danni. Milano -3,5% Trichet pensa a un nuovo taglio di tassi

Mercati Ue in rosso per tutto il giorno: recuperano sul finale grazie a Wall Street. Deciso calo per Milano (-3,5). In Belgio Kbc in difficoltà: lo Stato interviene partecipando con 3,5 miliardi
di euro. Tonfo in Asia: Tokyo chiude ai minimi dal 1982, a Hong Kong gli investitori lasciano il mercato

Milano - Le borse europee limitano i danni sul finale dopo una giornata di pesanti rossi. La prospettiva di un taglio dei tassi da parte della Bce non rasserena gli investitori e i listini procedono in territorio negativo pur limando le perdite. Il presidente della Bce, Jean Claude Trichet, ha annunciato che l’istituto di Francoforte potrebbe abbassare ancora il costo del denaro il prossimo 6 novembre. "Considero la possibilità - dice Trichet - che il Consiglio dei Governatori possa abbassare ancora i tassi al suo prossimo vertice del 6 novembre". E aggiunge: "È una possibilità non una certezza". Wall Street, dopo un’apertura in deciso calo, ha ritrovato slancio sulla scia dei dati sulle vendite di nuove case, per poi tornare a scivolare. Di riflesso anche anche i listini del Vecchio Continente hanno tentato il recupero. Tuttavia i timori di recessione continuano ad agitare i mercati. Ad alimentare il nervosismo sono state anche le parole del commissario agli Affari economici e monetari,Joaquin Almunia, secondo il quale la crisi durerà "almeno un anno", e il netto calo della fiducia delle imprese tedesche a ottobre, in ribasso per il quinto mese consecutivo secondo la periodica rilevazione condotta dall’Ifo.

Europa in risalita Le Borse europee (Dj Stoxx -0,8%) riescono a chiudere sui minimi di seduta. In segno positivo solo Francoforte (+0,91%) che, sulla scia di Wall Street, a inverte la rotta portandosi in territorio positivo. Chiusura negativa per la Borsa di Londra con l’indice Ftse che a fine giornata segna -0,67%. Male, invece, la piazza parigina che chiude a -4,02%. Chiusura in netto calo anche per piazza Affari con il Mibtel che ha ceduto il 3,5% a 14.852 punti e lo S&P/Mib il 3,96% a 19.092 punti. Male anche l’All Stars (-1,59% a 8.716 punti) e il Midex (-3,07% a 17.281 punti).

Indici negativi per Wall Street Dopo i forti ribassi della settimana scorsa le prime ore di contrattazioni a Wall Street sono segnate oggi dalla volatilità. I listini hanno aperto infatti tutti in ribasso, per poi tornare più volte in territorio positivo e ritracciare nuovamente verso il basso, registrando al momento un andamento in calo. A circa due ore dall’apertura dei mercati il Dow Jones registra un calo di 27,08 punti (-0,32%) a 8.351,87 punti, il Nasdaq perde 17,91 punti (-1,15%) a 1.534,12 punti, mentre lo S&P 500 mostra un andamento in ribasso di 8,99 punti (1,03%) a 867,78 punti. Ad influire sull’incertezza degli investitori sono da una parte le forti preoccupazioni, che hanno contribuito pesantemente alle perdite della settimana scorsa, per la possibilità che l’economia americana entri effettivamente in una recessione e dall’altra gli interventi del governo in favore dell’economia, che danno invece un certo ottimismo in vista di una ripresa. In mattinata infatti il Tesoro ha annunciato di aver raggiunto un accordo con le prime nove banche americane che beneficeranno del piano anticrisi lanciato dal governo. Il vice segretario al Tesoro, David Nason, ha annunciato che il dipartimento procederà in settimana all’acquisto della prima tranche dei capitali delle banche, pari a 125 miliardi di dollari. Sull’andamento odierno influisce inoltre il dato sulle vendite di case nuove relative al mese di settembre, risultato migliore delle aspettative degli analisti e attestatosi in rialzo del 2,7%, a 464mila unità. A determinare l’aumento delle vendite è stato in particolare il calo dei prezzi, scesi del 9,1% e arrivati ai minimi dal settembre 2004. Il costo medio delle nuove abitazioni negli Stati Uniti è sceso a 218.400 dollari. Secondo gli analisti tuttavia la crescita delle vendite potrebbe non essere necessariamente il segnale che le nubi sono passate, soprattutto alla luce della disoccupazione crescente negli Stati Uniti che influirà sugli acquisti dei prossimi mesi.

Bce pronta a tagliare i tassi Un nuovo taglio del tasso di rifinanziamento dell’eurozona, ora al 3,75%, "è possibile al prossimo incontro del consiglio direttivo, in programma il 6 novembre prossimo". Lo ha detto il presidente della Bce, Jean-Claude Trichet, intervenendo a un convegno a Madrid. La decisione di tagliare nuovamente i tassi, ha aggiunto, dipenderà "dai dati in arrivo dalla congiuntura". La decisione di tagliare di nuovo i tassi dell’Eurozona, ha spiegato ancora Trichet, dipenderà in particolare "dal fatto che le informazioni giunte dallo scorso 8 ottobre", alla vigilia dello scorso incontro del consiglio direttivo, "dimostrino che i rischi sui prezzi sono in discesa". Tutte le decisioni della bce, ha aggiunto Trichet, "sono ispirate al principio della stabilità dei prezzi". Sull’inflazione, trichet ha detto che "resterà al di sopra della definizione di stabilità" e cioè del 2% circa, "per un po' di tempo" con una "moderazione" nel corso del 2009. Il pil dell’eurozona, ha sottolineato, "è in rallentamento" e c’è "grande incertezza" sulle prospettive future. La disoccupazione, ha aggiunto, "è ancora troppo elevata", in particolare "in alcuni paesi dell’eurozona".

Terza banca belga in bilico Dopo Fortis e Dexia, tocca alla Kbc. In Belgio lo stato è dovuto intervenire una terza volta per una banca, il quarto caso se si conta il gruppo assicurativo Ethias. Oggi il governo belga ha annunciato che parteciperà con 3,5 miliardi di euro a un aumento di capitale a Kbc (attiva anche nelle assicurazioni), divenuto ormai urgente per le crescenti difficoltà della società. Di questi fondi, 2,25 miliardi vanno a rafforzare il capitale di base del cosiddetto core Tier 1 nella parte bancaria, e 1,25 miliardi di euro per il margine di solvibilità nelle sue attività assicurative. Lo Stato entrerà nel consiglio di amministrazione con due rappresentanti, anche se Kbc avrà il diritto di riacquistare tutti o parte dei titoli passati in mano allo Stato al 150% del prezzo pagato dal governo. Già nei giorni scorsi il cda aveva annunciato che nel 2008 avrebbe rinunciato a qualsiasi bonus in qualsiasi forma, e che non vi sarà alcun versamento di dividendi, per via delle "circostanze eccezionali". Secondo il vicepremier belga, Laurette Onkelink, dietro alle difficoltà soprattutto "la volatilità del mercato e la speculazione".

Commissariata Bank al-Khaleej La crisi finanziaria sta colpendo anche i mercati dei paesi arabi del golfo e le loro banche. Ad entrare in una fase di forte difficoltà e di mancanza di liquidità è la Bank al-Khaleej, seconda banca del Kuwait, che oggi è stata commissariata dalla Banca centrale del piccolo emirato arabo. Nella giornata di ieri le azioni dell’istituto di credito erano state sospese dalle contrattazioni per eccesso di ribasso. A provocare il crollo delle quotazioni, la richiesta avanzata dalla banca centrale dell’emirato circa gli investimenti effettuati da alcuni operatori della al-Khaleej, in particolare nel mercato immobiliare, che avrebbero causato forti perdite all’istituto di credito kuwaitiano. Questi investimenti erano legati anche al cambio euro-dollaro particolarmente volatile in questa fase. La Banca centrale kuwaitiana teme inoltre che all’interno dell’istituto ci possano essere stati casi di corruzione da parte di alcuni amministratori.

Il nuovo crollo asiatico La pioggia di vendite sui bancari e il continuo rally dello yen (in area 93 contro dollaro e 117 contro euro) portano la borsa di Tokyo a un nuovo tonfo. Il Nikkei chiude in calo del 6,36% a 7.162,9 punti, valore minimo dal 7 ottobre 1982. A innescare le vendite sui finanziari, indiscrezioni riportate dal quotidiano Nikkei secondo cui Mitsubishi Ufj Financial, Mizuho Financial e Sumitomo Mistui starebbero pensando a un aumento di capitale. Shanghai ha chiuso le contrattazioni in calo del 6,32% a quota 1.810,43 mantenendo comunque la soglia di resistenza psicologica di 1.800 punti. La Borsa di Hong Kong ha accentuato le perdite nel corso della seduta, crollando del 12,2% sulla scia delle altre piazze asiatiche. Alle 8.22, quando mancava oltre mezz’ora dalla chiusura, gli investitori abbandonavano il mercato. Il record negativo assoluto lo hanno registrato però le Filippine, con una perdita secca conclusiva del -12,3%.

E' allarme super-yen Il Giappone ottiene un insolito allarme del G7 sullo superyen che abbatte la competitività di un sistema produttivo orientato all’export. Lo yen ha polverizzato ogni record verso dollaro (+13% il guadagno solo in ottobre) ed euro (+26%) ma -precisa il ministro delle Finanze francese Lagarde- il G7 non interverrà. È stato Shoichi Nakagawa, il ministro delle Finanze nipponico, a rendere noto il comunicato congiunto del G7 secondo cui l’eccessiva volatilità della moneta nipponica potrebbe avere "implicazioni negative sulla stabilità economica e finanziaria", mentre viene ribadito "l’interesse condiviso in un sistema finanziario internazionale stabile", con la promessa di continuare a "cooperare in maniera adeguata". In altri termini, Tokyo prova la carta della persuasione: non interviene direttamente sui mercati valutari, cosa che non fa da marzo 2004, pur avendo riserve formidabili per mille miliardi di dollari, ma fa mettere nero su bianco che la forza dello yen (salito a 92-93 contro il dollaro e a 11-116 contro l’euro) è un problema internazionale.