Borse, lunedì nero in Europa bruciati oltre 300 miliardi

E' il tonfo più consistente dal 21 gennaio, il lunedì nero in cui la
sola Europa aveva bruciato 437 miliardi di euro, e della crisi del
mercato dei capitali si intravedeva solo la punta dell'iceberg. E Greenspan dagli Usa avverte: è la crisi più grave dal dopoguerra

Milano - In Europa uno scossone che porta i titoli ai minimi dal 2005, e anche in Asia i mercati non potevano reagire peggio al taglio del tasso di sconto di 25 punti base, ora al 3,25%, annunciato dalla Federal Reserve Usa con una mossa a sorpresa a tarda notte che non sembra servita. A New York la seduta è impostata al ribasso anche se il Dow Jones lima in parte le perdite grazie ai guadagni superiori al 10% di JPMorgan, pronta a mettere le mani su Bear Stearns a un prezzo stracciato che equivale al 90% in meno della quotazione di Borsa della scorsa settimana.

Il crollo di Ubs E' poi un'altra seduta di passione per le banche, da una parte all'altra dell'emisfero, con Mitsubishi Ufj Financial scivolata a Tokyo a livelli che non vedeva da febbraio 2004 mentre Ubs (-14% a 24,5 franchi) a Zurigo scende ai minimi da nove anni nonostante i mercati scommettano su un maxi-taglio da un punto percentuale del tasso sui Fed Fund alla riunione della Fed di domani. In Giappone il Nikkei 225 e in Europa il Dow Jones Stoxx 600 sono schiacciati ai livelli del 2005. "Questo mostra l'ampiezza della crisi - commenta un gestore da Parigi - E' come il gioco del domino, sembra non avere fine". E forse anche Abby Joseph Cohen, la mitica analista nota per le sue previsioni rialziste sull'andamento della Borsa, non prevedeva una crisi di queste proporzioni, quando ha lasciato il posto di responsabile Goldman Sachs per le stime legate all'andamento dell'indice S&P 500 a David Kostin. Quest'ultimo ha messo in conto invece che l'indice S&P 500 potrebbe scendere del 10% a 1.160 punti prima di risalire la china a 1.380 punti a fine anno. Abby Cohen nella sua ultima previsione aveva invece scommesso sull'indice a quota 1.675,0 punti a fine 2008, il che significa un rialzo del 32% dagli attuali valori.

In Europa bruciati 300 miliardi Nel Vecchio Continente sono andati in fumo circa 304 miliardi di euro (la capitalizzazione del DJ Stoxx 600 è scesa a 7.090 miliardi di euro). Da inizio anno l'indice paneuropeo ha perso il 20,4% e, in termini di capitalizzazione, significa che i listini europei hanno bruciato 1.817 miliardi di euro. E' il tonfo più consistente dal 21 gennaio, il lunedì nero in cui la sola Europa aveva bruciato 437 miliardi di euro, e della crisi del mercato dei capitali si intravedeva solo la punta dell'iceberg. Su tutti e 18 i mercati nazionali gli indici hanno chiuso in calo con perdite tra il 3 e il 4 per cento. Gli investitori sono settati sul 'panic mode', ironizzano nelle sale operative, mentre nell'epicentro della bufera si trovano i titoli finanziari. Deutsche Bank ha perso il 6%, Bnp il 4,7 per cento. Maglia nera per Siemens (-17%) che ha tagliato di 900 milioni di euro le stime per il trimestre in corso. Una traccia anche per le altre società quotate sul DJ SToxx 600 che, secondo i timori degli analisti, vedranno i loro utili nel corso dell'anno "crescere solo del 3,5% contro le stime a fine 2007 che indicavano una crescita dell'11 per cento".

Il salvataggio di Bear Stearns Nella notte, per scongiurare il fallimento che avrebbe potuto affondare il sistema finanziario globale, la banca centrale Usa ha concordato di sostenere con fondi per 30 miliardi di dollari massimi la copertura degli asset di Bear Stearns con maggiori problemi di liquidità, ed ha annunciato provvedimenti d'urgenza per rafforzare la liquidità sui mercati e promuovere il loro ordinato funzionamento, condizioni essenziali per la crescita economica.

Greenspan: la crisi più grave del dopoguerra "L'attuale crisi finanziaria negli Stati Uniti verrà probabilmente giudicata come la più grave dalla fine della seconda guerra mondiale". Lo afferma l'ex presidente della Fed Alan Greenspan, in un editoriale pubblicato oggi dal Financial Times. La crisi, aggiunge, "finirà quando i prezzi delle case si stabilizzeranno e con essi anche i prezzi dei prodotti finanziari collegati ai prestiti ipotecari".