Borse, Milano in rialzo Draghi alle banche: "Attente alle famiglie"

Dopo alti e bassi i mercati Ue chiudono positive. Bene anche Wall Street. Tremonti: "L'intervento del governo sarà transitorio". Barroso: "No ad 'autostrade' nazionali". La Banca centrale del Giappone taglia i tassi meno del previsto: Tokyo -5%

Milano - Un’altra giornata altalenante per le borse, che dopo un avvio negativo chiudono sul finale tutte sopra la parità, nonostante la paura della crisi finanziaria e della recessione. Ma la decisione della banca del Giappone di tagliare, per la prima volta da sette anni, i tassi nipponici non aveva convinto i mercati asiatici. La Boj ha tagliato di 20 punti base, riducendo allo 0,30% i già bassissimi tassi giapponesi e i mercati non hanno gradito. Tokyo chiude a -5% e Hong Kong a -2,5%, mentre Seul avanza dell’1,74%.

Venerdì positivo per l'Europa Le Borse europee chiudono tutte in rialzo l’ultima seduta della settimana. Gli indici hanno recuperato rispetto all’avvio, invertendo il segno in scia all’andamento positivo di Wall Street: dopo un’apertura in calo, appesantiti dai ribassi delle Borse asiatiche, hanno continuato in negativo sinchè i listini americani hanno cominciato a guadagnare. Il Cac40 di Parigi ha chiuso in rialzo del 2,33%, il Dax di Francoforte del 2,44% e il Ftse100 di Londra del 2%. A influire sull’andamento dei mercati è stata la pubblicazione dei dati sulle spese e sui redditi personali di settembre e del costo del lavoro negli Stati Uniti per il terzo trimestre, risultati in linea con le aspettative. Il dato sulle spese personali, scese dello 0,3%, preoccupa in il mercato soprattutto in vista delle festività natalizie. È invece in brusco calo a ottobre il dato sulla fiducia dei consumatori Usa calcolato dall’Università del Michigan. In mattinata le Borse sono state appesantite da prese di beneficio, scattate dopo le ultime sedute di rialzi, e dalla revisione al ribasso delle stime di alcune tra le più importanti aziende europee, segno che la crisi economica in atto comincia a pesare anche sui bilanci. Oggi il colosso delle tlc British Telecom ha annunciato di aver ridotto le stime su utile per azione e ebitda del secondo trimestre fiscale, mentre la francese L’Oreal ha rivisto i target per il 2008 e annunciato la chiusura di due stabilimenti europei. Dopo che questa settimana la Federal Reserve ha tagliato i tassi di interesse di mezzo punto percentuale per far ripartire l’economia, gli occhi sono puntati sulla Bce, che la settimana prossima dovrebbe prendere una decisione analoga. Le banche restano sotto i riflettori: l’indice Eurostoxx di settore oggi ha chiuso in rialzo del 4,05%. A Londra è stata però una seduta nera per Barclays, terza banca britannica, che ha perso oltre il 20% dopo l’annuncio di un aumento di capitale da 9,2 miliardi di euro che segnerà l’ingresso nel capitale di importanti soci mediorientali. L’istituto eviterà così di ricorrere agli aiuti assicurati dal governo ai principali istituti concorrenti. Tra i settori si sono messe in luce le materie prime (+4,17%) e quello farmaceutico (+5,05%), considerato tradizionalmente difensivo.

La rimonta di piazza Affari La settimana si chiude con un nuovo netto recupero per la Borsa, grazie a un finale in crescendo soprattutto per i titoli Eni e tutti i bancari. In un mercato molto volatile, partito in calo e migliorato solo nell’ultima parte della seduta, il Mibtel archivia la giornata con un rialzo del 2,57%, con scambi ancora più contenuti del solito, pari a 2,3 miliardi. In tutta la prima fase della seduta erano prevalsi i segni negativi in seguito al nuovo tonfo di Tokio e ai segnali macroeconomici non incoraggianti di inizio giornata. A guadagnare terreno, nel pomeriggio, in sintonia con la tendenza delle altre piazze europee incoraggiate dalla tenuta di Wall Street, che resta volatile ma impostata al rialzo, sono stati soprattutto i bancari, gli energetici e le costruzioni. In qualche caso la domanda è stata incoraggiata da dati trimestrali positivi (come quelli di Eni), mentre le banche beneficiano della nuova ipotesi di interventi governativi a sostegno del sistema.

L'andamento settimanale La Borsa valori chiude in pieno recupero la settimana operativa, spinta dal taglio dei tassi operato dalla Fed e preannunciato dalla Bce, e dal disgelo che si sta osservando sul mercato del credito. Il bilancio è quasi speculare rispetto a quello assai negativo della scorsa settimana; allora l’indice Mibtel aveva perso il 6,9%, ora invece chiude l’ottava con un rialzo del 7,24%, a 16.504 punti. L’S&P/Mib è sul +7,49%, l’All Stars a +5,08%. Scambi a 2,5 miliardi di euro, nella media di questo periodo che presenta quotazioni molto ridotte. Il mercato sembra tornato a respirare dopo un periodo buio. Gli indici di fiducia restano tutti negativi, il prezzo del petrolio continua a scendere, le aspettative di recessione rimangono, ma gli operatori riescono a cogliere qualche segnale positivo, come il Pil Usa del terzo trimestre, in calo ma migliore delle previsioni, e la riduzione dei tassi interbancari. Sul listino salgono i titoli bancari, favoriti dall’attesa per il piano di sostegno del governo, che dovrebbe sottoscrivere obbligazioni subordinate per rafforzare il patrimonio degli istituti. Secondo i dati di Borsa spa, Intesa sale del 5,03%, Monte Paschi guadagna l’11,87%, Banco Popolare il 20,33%, Ubi Banca il 10,19%. In calo invece Unicredit, che cede l’1,62%. Ancora tra i titoli finanziari, Generali chiude con un -1,43% dopo la trimestrale che segna minori utili, Alleanza +12,33%, Fonsai +13,79%. La debolezza del greggio non sembra disturbare più di tanto Eni, che approva una trimestrale positiva e sale del 17,31%; bene nel settore anche Saipem (+19,87%), Tenarisa segna +7,24%. Tra gli altri energetici Enel è sul +2,70%, Terna +2,16%, A2A +4,76%. Tra le altre blue chip, Fiat segna +3,05% sopra i 6 euro, favorita dal ventilato piano europeo di incentivi per l’auto; Impregilo balza del 13,71% su ipotesi di interessamento di fondi libici. Bene Telecom (+2,56%), salgono Parmalat e Seat, giù Pirelli.

Draghi: "La stagnazione durerà fino a metà 2009" "La stagnazione in atto proseguirà almeno fino a metà del prossimo anno". La previsione è del governatore della Banca d’Italia, Mario Draghi, secondo cui "occorre innanzitutto evitare che la crisi si traduca in una severa contrazione dei flussi di credito all’economia; in secondo luogo", aggiunge il numero uno di via Nazionale intervenendo alla Giornata mondiale del risparmio, "è necessario attivare efficaci politiche di sostegno che contrastino le tedenze recessive in atto". Insomma, rileva l’inquilino di Palazzo Koch, "le politiche economiche contano" e "a questa esigenza potrà rispondere una politica di bilancio che faccia uso della flessibilità permessa dal Trattato e dal Patto di stabilità e crescita". E in questo senso, "le politiche che hanno collocato i conti pubblici italiani su una traiettoria di risanamento credibile sono una buona base di partenza". Alla nostra economia, osserva Draghi, "non mancano punti di forza su cui contare per una risposta efficace alla crisi. Alla ristrutturazioone dell’apparato produttivo, si aggiungono l’alncora alto tasso di risparmio e il basso indebitamento delle famiglie". Certo, "l’economia italiana soffrirà, come tutte le economie avanzate, le conseguenze delal crisi". Ma, sostiene il governatore, "se si attesta sul baricentro - fatto di alto risparmio, basso debito privato, sistema produttivo vitale, sistema finanziario solido ed efficiente - sopporterà la crisi con danni limitati e buoni presupposti di ripresa".

Tremonti: "Intervento transitorio" Un intervento transitorio dello Stato nelle banche in questa fase di crisi si può considerare, ma solo se utile, necessario e se richiesto. Nel corso del suo intervento alla Giornata mondiale del risparmio il ministro dell’Economia, Giulio Tremonti, ha fatto sapere che "si può considerare un intervento transitorio di patrimonializzazione del sistema se necessario, utile e se richiesto". Inoltre, ha avvertito il titolare dell’Economia, è necessaria "la confomità di vedute agli standard europei e l’assoluta concordia di vedute con Banca d’Italia e il sistema bancario". "La crisi in atto è figlia della globalizzazione e probabilmente non poteva essere evitata - ha spiegato il titolare di via XX Settembre - ma la causa non è solo la caduta del livello delle regole. La globalizzazio ha permesso ad alcuni soggetti di entrare in operazioni inesistenti, aggirando le regole del capitalismo". "C’è ancora un vecchio mondo da tutelare in italia e il nuovo mondo da ricostruire nell’ordine nazionale e internazionale - ha continuato Tremonti - la funzione assegnata al governo italiano per la presidenza del G8 nel 2009 darà l’occasione per ragionare tutti assieme su quanto è successo e quanto dovrà succedere. Comunque dobbiamo costruire un mondo basato sul primato dell’etica, dei valori sugli interessi".

Decisione Ue sul piano Italia La commissione europea fa sapere che annuncerà la "prossima settimana" le sue decisioni sui piani di Italia e Spagna a sostegno del sistema bancario. L’esecutivo Ue è ancora in attesa di ricevere informazioni sui piani del Belgio e sugli interventi congiunti a sostegno di Fortis e Dexia. "Non esiste un’autostrada nazionale per uscire da questa crisi, le economie sono troppo interconnesse", ha spiegato il presidente della Commissione europea Josè Manuel Barroso. Barroso ha sottolineato come "la soluzione non è neanche il protezionismo". Per questa ragione ha invitato tutti i paesi a lavorare per "raggiungere l’obiettivo di una riforma del sistema finanziario globale" e si è augurato che si arrivi a "modificare opportunamente il quadro istituzionale alla base della governance globale, comprese le istituzioni di Bretton Woods". Barroso ha ricordato come per fronteggiare la crisi sia necessaria una risposta globale: "l’unione europea e gli stati uniti, che rappresenta insieme l’80% dei mercati finanziari, sono chiamati a svolgere un ruolo chiave al riguardo, ma non potranno fare tutto da soli". Reduce dal vertice asem tenutosi a pechino la settimana scorsa barroso ha sottolineato che "abbiamo bisogno di una massa critica di attori che deve includere necessariamente la cina e l’india". Gli effetti della crisi finanziari però stanno impattando sull’economia reale: "Questo impatto si sta già facendo sentire in termini di occupazione, reddito delle famiglie e portafoglio di ordini delle imprese". La risposta non può essere il protezionismo. Barroso ammonisce "alcune forze politiche che cercano di strumentalizzare la crisi per tornare indietro nel tempo, rimettere in discussione le società aperte, imporre formule inefficaci basate su idee sbagliate". Dalla crisi si esce ancora puntando sulla globalizzazione: "Non dobbiamo mettere in pericolo il mercato unico, la nostra industria ha bisogno di un sostegno intelligente non di protezionismo".

Napolitano: "Servono misure immediate" La crisi dei mercati e la sua "gravità" impone "l’assunzione di provvedimenti più immediati". Così il Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un messaggio inviato al Presidente dell’Associazione fra le Casse di Risparmio Italiane, Giuseppe Guzzetti, in occasione della Giornata mondiale del Risparmio. Il capo dello Stato sottolinea come "dalle recenti vicende è risultato evidente che la stabilità del sistema finanziario, pienamente internazionalizzato, richiede un forte coordinamento degli interventi dei governi e delle altre istituzioni preposte alla sorveglianza dei mercati". Serve, è il messaggio di Napolitano, "anche una approfondita riflessione sui comportamenti e sui meccanismi che hanno concorso a determinarla e, quindi, sui rimedi idonei a scongiurare il ripetersi di situazioni di tale estensione e pericolosità". "È necessario impedire - continua Napolitano - che la crescente complessità dei meccanismi finanziari si traduca in una perdita di trasparenza che indebolisce la centralità della funzione di raccordo tra formazione del risparmio e investimento, ed incida negativamente sull’equilibrio e la correttezza che devono caratterizzarne le modalità di svolgimento". "Dalle recenti vicende - ribadisce ancora il Presidente della Repubblica - è risultato evidente che la stabilità del sistema finanziario, pienamente internazionalizzato, richiede un forte coordinamento degli interventi dei governi e delle altre istituzioni preposte alla sorveglianza dei mercati. Il ruolo dell’Unione Europea, e segnatamente dell’unione monetaria, si è dimostrato indispensabile ed è ormai generalmente avvertita la necessità di una maggiore integrazione a livello europeo delle regole e delle istituzioni preposte al funzionamento della finanza e del credito, e di un più efficace coordinamento delle politiche economiche. La Giornata del Risparmio di quest’anno, centrata sul nesso tra risparmio e sviluppo - conclude Napolitano - coglie dunque un elemento essenziale dei problemi che è necessario affrontare e contribuirà ad accrescere la consapevolezza su questi temi".

L'Asia contrastata Le borse dell’area Asia-Pacifico si apprestano a chiudere il peggiore mese di sempre, ma la speranza che i recenti tagli dei tassi di interesse possano aiutare ad affontare meglio la crisi economica globale consente ad alcuni indici di strappare chiusure positive. Dopo la Fed e la Cina, stamani è stata la Banca del Giappone a tagliare i tassi di interessi allo 0,3%, il primo intervento di questo tipo in sette anni, ma meno delle attese. E Tokyo ha reagito male, con il Nikkei che ha ceduto il 5%. Le Borse europee sono attese negative in avvio, mentre il petrolio segna quotazioni in calo di circa 2 dollari al barile sugli ultimi dati Usa che danno la prima economia al mondo in decisa contrazione nel terzo trimestre, con consumi e investimenti in calo. In flessione anche le quotazioni di altre materie prime, come il rame. L’indice Msci sulle Borse dell’area Asia-Pacifico eslcuso il il Giappone intorno alle 8,30 registra un rialzo dello 0,06%. Brillante Bombay grazie ai guadagni dei titoli bancari su attese di un taglio dei tassi di interesse da parte della Banca centrale indiana. Sostenute anche Taiwan, con tecnologici e finanziari, e Seul che ha chiuso in rialzo del 2,6% trascinata dagli industriali come Posco e Hyundai Heavy nonostante il freno dei bancari. Pesante Hong Kong, che non riesce a liberarsi dei timori recessione, come dimostra l’andamento del China Enterprise Index in calo del 3% circa.