Borse a picco, bruciati 180 miliardi E il petrolio spacca quota 147 dollari

Oltre nove dollari in meno di due giorni. Dopo le esercitazioni del regime degli ayatollah schizzano verso l'alto le quotazioni del barile fino a superare la soglia de i 147 dollari al barile. Il
Vecchio Continente ha accusato un ribasso del 2,73%

Milano - Nuovo "venerdì nero" per tutte le Borse europee, che hanno chiuso in forte e generalizzato calo: l’indice DjStoxx dei 600 titoli maggiori quotati sui listini del Vecchio Continente ha accusato un ribasso del 2,73%, pari a 178 miliardi di euro di capitalizzazione bruciati nella seduta odierna.

Petrolio alle stelle Oltre 9 dollari in più al barile in meno di due giorni, che risupera la soglia dei 147 dollari. Le nuove tensioni in Medio Oriente - con le esercitazioni missilisitiche dell’Iran che accentuano gli attriti con gli Usa e la comunità internazionale sul programma atomico degli ayatollah - si combinano a nuovi indebolimenti del dollaro, e sui mercati petroliferi si è riscatenato un rally. Ieri, dopo il lancio di un nuovo missile iraniano, sul Nymex il barile aveva chiuso in rialzo di oltre 5 dollari. Oggi, a metà giornata in Europa, negli scambi dell’after hours i futures in prima consegna aumentano di altri 3,52 dollari, con il Wti a 145,17. Nel frattempo sulla piazza di Londra il barile di Brent, il petrolio del mare del Nord, aumenta di 3,28 dollari a quota 145,31. Nel pomeriggio nuovi rialzi per Il barile che è tornato in prossimità del massimo storico toccato la scorsa settimana, a 147,25 dollari.

Oscillazioni Successivamente un parziale recupero del dollaro e un apparente e momentaneo allentamento delle tensioni con l’Iran aveva favorito un calo da circa 10 dollari del barile. Ma a metà settimana Teheran ha effettuato un'esercitazione con un missile che sarebbe in grado di colpire Israele. Il segretario di Stato americano, Condoleezza Rice ha immediatamente reagito avvertendo che gli Stati Uniti difenderanno i loro alleati. Ieri l’Iran ha lanciato un altro missile. Ad aggiungere tensioni il fatto che il segretario generale dell’Opec abbia avvertito che nell’eventualità di un attacco all’Iran, secondo maggiore esportatore del cartello petrolifero, le sue forniture non sono sostituibili. Come se non bastasse si riaccendono i timori per la produzione della Nigeria, primo esportatore di greggio dell’Africa continentale. Ieri i guerriglieri ribelli hanno paventato la ripresa degli attacchi ali impianti petroliferi, dopo che la Gran Bretagna ha manifestato la volontà di sostenere il governo. Infine, gli analisti mettono in rilievo che il dollaro resta debole sul mercato dei cambi rispetto ai livelli di un anno fa.