Borse, pollice verso L’Europa perde ancora la testa

La mossa sui tassi non riporta la fiducia. New York di nuovo in forte calo (-2% il Dow Jones). Il Vecchio continente brucia altri 340 miliardi. Vertice straordinario dell’Opec il 18 novembre

da Milano

Wall Street è almeno riuscita ad arginare il panico. Nessuno più sembrava sperarci, dopo il gelo con cui ieri i mercati avevano accolto l’intervento sui tassi da parte delle principali banche centrali. Mentre la Borsa di New York chiudeva in calo dopo una folle altalena tra ribassi e rialzi durata per l’intera seduta (-2% il Dow Jones in chiusura, -0,83% il Nasdaq), l’Europa contava ancora le perdite accumulate in una giornata drammatica, scandita dalla pioggia incessante delle vendite e costata altri 340 miliardi di euro alla sempre più smagrita capitalizzazione.
A Londra (-5,18%) come a Francoforte (-5,88%), a Parigi (-6,31%, con scambi sospesi 15 minuti per evitare il tracollo) come a Milano (-5,72%, Mibtel regredito ai livelli dell’aprile 2003), si è consumato l’ennesimo psicodramma collettivo, recitato in precedenza anche dai mercati asiatici e in particolare da Tokio (-9,4%), protagonista della peggior performance degli ultimi 20 anni. E dopo la batosta presa dagli indici Usa martedì, quando il crollo era stato pari al 5%, l’andamento di ieri non è affatto rassicurante. Il rimbalzo non si è visto, e a dominare restano l’incertezza e un grande nervosismo.
Nonostante l’eccezionalità della misura, la decisione di Fed, Bce, Banca d’Inghilterra e degli istituti di Svezia, Svizzera, Canada e Cina, è scivolata via come acqua sul marmo. Anche se era dal novembre 2001 che non si assisteva a una manovra di concerto da parte delle autorità monetarie. I mercati sembrano già guardare oltre, alla prossima mossa di allentamento delle maglie del credito, considerata inevitabile. I contratti future scommettono sulla probabilità di un ulteriore ritocco al ribasso dei tassi Usa da quarto di punto in novembre, che porterebbe i Fed Funds all'1,25%. Il segretario al Tesoro Henry Paulson non ha nascosto che ancora tempi duri attendono l’America: il piano di salvataggio da 700 miliardi di dollari, ha spiegato, non eviterà altri fallimenti e le turbolenze dei mercati finanziari non finiranno presto. Paulson ha anche chiesto una maggiore cooperazione internazionale per stabilizzare i mercati finanziari e la convocazione di un meeting del G20.
Il vertice straordinario del G8 potrebbe tenersi martedì prossimo, secondo quanto annunciato ieri dal premier britannico, Gordon Brown. L’Inghilterra è nella bufera, e il governo è corso ieri in soccorso di otto banche in difficoltà, tra cui Barclays e Royal Bank of Scotland, con l’impegno a sottoscrivere una ricapitalizzazione da 50 miliardi.
Con la crisi che incalza, anche i ricchi piangono: l’Opec ha deciso di riunirsi in seduta straordinaria il prossimo 18 novembre. L’idea è di tagliare la produzione se le quotazioni del petrolio scenderanno sotto gli 80 dollari. Non siamo molto lontani: ieri il greggio è scivolato a 87 dollari.