Le Borse puntano sul salva-banche Ma Obama non crede ai piani europei

In poco più di cinque mesi per le banche europee potrebbe cambiare tutto: se a dicembre dominava il diktat con cui l’Eba, l’Authority bancaria dell’Unione, imponeva agli istituti di credito di rafforzare il capitale, domani dovrebbe essere la stessa Bruxelles a lanciare una cima di salvataggio all’industria bancaria, mettendo mano al Fondo salva Stati per un intervento ad hoc. Il cambio di rotta è stato subito intercettato da Piazza Affari, che ieri ha chiuso in progresso del 1,19% pur restando sotto la soglia dei 13mila punti. Merito, per una volta, dell’elevato peso delle banche tra le Blue chips; ma anche dell’allentarsi della tensione sui Btp: lo spread, il differenziale di rendimento con il Bund tedesco, è sceso a 443 punti base.
La Francia ha dato il proprio assenso ufficiale, mentre la Germania continua a frenare, ma il dossier sarà affrontato anche dai ministri del G7. Cui si è aggiunta in serata la doccia fredda della Casa Bianca: Washington ha espresso scetticismo sull’efficacia delle misure intraprese dal Vecchio continente, sottolineando come siano necessari ulteriori passi per convincere i mercati, e quindi le agenzie di rating, che è stato fatto abbastanza contro la crisi del debito sovrano.
La giornata era stata positiva anche alla Borsa di Madrid (+2,88%), perché la Spagna sarà in prima fila a ricevere gli aiuti europei. Madrid non ha bisogno di un salvataggio, ma la Ue deve stanziare un prestito diretto da 40 miliardi, ha precisato Emilio Botin, forse il più influente banchiere di Spagna e presidente del Santader. A ripartirsi il denaro comunitario sarebbero Bankia, Catalunya Caixa, Novacaixa Galicia e Banco de Valencia.
Misure d’emergenza anche in Portogallo, che ha superato l’esame della troika Ue-Bce-Fmi necessario a sbloccare altri 4,1 miliardi di aiuti, e si è impegnato a iniettare 6,6 miliardi nelle sue tre big bank (Banco Commercial Portugues, Banco Bpi e Caixa Geral de Depositos), attingendo dal piano di salvataggio del 2011.
Il percorso delle banche europee rimane quindi accidentato, secondo l’Eba a dicembre mancavano all’appello 114 miliardi, ma il problema è ora anche politico, con l’Europa pronta a usare risorse pubbliche per evitare l’irreparabile con la deflagrazione delle banche iberiche e l’uscita della Grecia dall’euro. Quanto al nostro Paese non è invece certo un buon segno la tiepida accoglienza, dopo la delusione dell’ultima asta, riservata alla seconda tranche del Btp Italia con sottoscrizioni ferme a 218 milioni nel primo giorno di collocamento (contro gli 1,59 miliardi segnati al debutto del 19 marzo). Ulteriore dimostrazione che le banche delle Penisola faticano ad andare oltre.
Il nostro sistema creditizio non sembra tuttavia avere necessità di attingere al «pozzo» comunitario, se non forse per l’eccezione del Monte Paschi. L’istituto sta cercando un cocktail, tra taglio dei costi e cessioni di sportelli, che consenta di evitare un ulteriore aumento di capitale oggi insostenibile per il suo grande azionista, la Fondazione Mps. Ma se Siena non riuscisse a vendere gli asset previsti, la strada europea potrebbe rivelarsi l’unica praticabile per accontentare l’Eba, che chiede di sollevare il Core Tier One (l’indicatore della solidità patrimoniale) al 9% entro giugno. Unicredit e Intesa Sanpaolo si sono invece messe al sicuro da tempo con due maxi-aumenti di capitale, così come la prova appare sostanzialmente superata anche da Banco Popolare e Ubi Banca, grazie all’ok di Bankitalia all’adozione dei modelli interni di misurazione del rischio. Una misura che, di fatto, ha «liberato» capitale utilizzabile per il Core Tier One.
Commenti

Bruno Burinato

Mar, 05/06/2012 - 10:33

Braco Obama a criticare, ma non si ricorda che la crisi mondiale ha avuto il suo inizio a Wall Street, non si ricorda li Lehmann Brothers, quindi egli ha poco da insegnare e farebbe meglio a farsi gli affari suoi, noi abbiamo già la Merkel che ci manda ion rovina con le sue pretese di dominare l'Europa e questo è già troppo da sopportare senza sentire la necessità di un altro maestrino