Le Borse rialzano la testa ma Merrill fa crollare Fiat

Il Lingotto cede oltre il 6% dopo il declassamento della banca d’affari Usa. A picco Fannie e Freddie

da Milano

Il calo di quasi cinque dollari il barile del petrolio, a un minimo di 112,61 dollari durante la seduta (115,43 in chiusura) a causa del forte aumento delle scorte statunitensi, ha aiutato ieri le Borse a rialzare la testa dopo il martedì nero in cui l’Europa aveva lasciato sul terreno 170 miliardi di euro. Con l’eccezione di Piazza Affari (meno 0,33%), trascinata al ribasso dal tracollo di Fiat, scesa a fine seduta del 6,5% a 10,63 euro.
Sul titolo del Lingotto si è abbattuto un vortice di scambi, pari al 4,7% del capitale, in seguito al duplice declassamento subìto da parte di Merrill Lynch, che ha abbassato il giudizio a undeperform dal precedente buy e ridotto il target price a 10 euro da 15. Secondo un operatore, ciò che ha più spaventato è «il giudizio a livello societario, che pesa sulla possibilità che ha Fiat di raggiungere i ricavi previsti nel 2008». Due sono le cause del pessimismo degli analisti di Merrill Lynch: «I dati sulle vendite di mezzi agricoli e l’esposizione negli Usa, che in prima battuta si pensava non ci fosse, mentre Fiat risente della crisi americana attraverso Cnh e Iveco». Altri analisti si mostrano però scettici nei confronti della decisione, facendo notare che «questi colossi del rating hanno preso nell’ultimo periodo tante cantonate».
Fiat a parte, la tensione resta alta sui mercati. E non potrebbe essere altrimenti, considerate le difficoltà del quadro economico e lo stato di salute finanziario di alcune big della Borsa di New York (+0,6% il Dow Jones, +0,2% il Nasdaq). Fannie Mae e Freddie Mac, in picchiata rispettivamente fino al 22 e al 32%, hanno toccato ieri i minimi storici dal novembre 1990 dopo che il Wall Street Journal ha riferito di un incontro, che si sarebbe svolto ieri, tra i manager di Freddie ed emissari del Tesoro per stabilire quale comportamento tenere per tranquillizzare gli investitori. L’ad di Fannie è intervenuto per chiarire che nel suo caso l’aiuto del governo non è stato mai chiesto e mai offerto, ma l’iniziativa non ha avuto successo. Gli investitori continuano a essere spaventati dalla prospettiva di una nazionalizzazione delle due agenzie semi-governative che penalizzerebbe gli attuali azionisti. Tra aprile e giugno, le due agenzie che garantiscono mutui per un valore superiore ai 5mila miliardi di dollari hanno perso 3,1 miliardi di dollari. Una situazione che molti reputano insostenibile, se si considera che entrambe rischiano di peggiorare con i loro problemi la crisi del credito e immobiliare Usa, essendo la maggiore fonte di finanziamenti dei mutui accesi negli Stati Uniti.
Merrill Lynch non esclude del resto un ulteriore calo del 20% dei prezzi delle case negli Stati Uniti, «già in recessione», mentre Goldman Sachs prospetta scenari tempestosi per le cinque maggiori banche Usa. Le previsioni sui risultati dell’intero 2008 di Citigroup, JP Morgan, Merrill Lynch, Morgan Stanley e Wachovia sono state abbassate.