Borse, riapertura con la paura del crac

Anche le banche cinesi inciampano nei prestiti Usa. Si torna a guardare alle Borse per avere il termometro della situazione. Il caso della Germania e l’incognita delle mosse di Bce e Federal Reserve

Milano - Pericolo «febbre gialla» sulle Borse internazionali: la pandemia dei mutui ad alto rischio di insolvenza (in gergo tecnico subprime) che ha infettato il sistema creditizio americano si sta propagando in Cina. Dove sarebbero state contagiate sei tra le maggiori banche quotate del Paese: 475 milioni di euro l’esposizione complessiva. La stima, rilanciata dall’agenzia Bloomberg, sarà da questa mattina sul tavolo dei grandi investitori, peraltro già in difficoltà a circoscrivere la reale portata della crisi Usa: giovedì e venerdì scorso le Borse europee hanno visto scomparire 428 miliardi di capitalizzazione sotto un’ondata di vendite, mentre la liquidità si orientava verso i cosiddetti «beni rifugio» come l’oro.

Finora sul Vecchio Continente i casi appaiono isolati, anche se in Germania, dopo l’allarme lanciato da Ikb e WestLb (1,25 miliardi l’esposizione verso i mutui subprime), sembra che anche Deutsche Postbank sia rimasta colpita dall’onda d’urto dei mutui Usa ad alto rischio. Quest’ultima avrebbe investito 600 milioni in due prodotti di Ikb, di cui 200 milioni legati ai subprime, ma il caso potrebbe diventare la dimostrazione della difficoltà di valutare la reale propagazione di un contagio che corre sulla pratica diffusa delle banche Usa di «impacchettare» questi mutui in bond e in altri sofisticati strumenti finanziari poi reimmessi sui mercati.

Per evitare un’informazione frammentaria, così come la stessa Sec sta passando al setaccio i big di Wall Street, anche Bankitalia, Consob e Isvap hanno acceso un faro sulle società quotate in Piazza Affari. L’intento di Via Nazionale (con cui è in contatto il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa) e delle altre due Authority è calcolare la ricaduta della bufera internazionale sul nostro sistema finanziario: il lavoro è proseguito anche nel fine settimana e la mappa completa dovrebbe essere pronta nell’arco di una quindicina di giorni.
Dopo un week-end di incertezza, resta poi da capire come siano stati decriptati i segnali lanciati dalle banche centrali, che a ruota hanno scaricato nel sistema liquidità per 300 miliardi. Si è trattato della maggiore iniezione di mezzi freschi da parte di Federal Reserve e Bce dopo quelle per «riparare» all’attacco alle Torri Gemelle, ma alcuni addetti ai lavori scommettono in ulteriori interventi e in un ripensamento della politica monetaria degli istituti centrali. Con l’annullamento del previsto rialzo del costo del denaro in Europa e un taglio ai tassi d’Oltreoceano.

Molto dipenderà se la crisi Usa diverrà strutturale, il primo banco di prova del rischio subprime sono oggi le Borse asiatiche dove nelle ultime quattro settimane sono affluiti 11 miliardi di dollari da oltrefrontiera. Tra i gruppi esposti ci sono China Construction Bank, Industrial & Commercial Bank of China, Bank of Communication, China Citic Bank e China Merchants Bank.