Borse, si fondono Euronext e New York

Già martedì o mercoledì incontro tra Capuano e Theodore. Momento favorevole per Piazza Affari

Paolo Stefanato

da Milano

Nel giorno della storica fusione tra le Borse di Euronext (Parigi, Lisbona, Amsterdam, Bruxelles e il Liffe di Londra) e il New York Stock Exchange (il listino principale della Borsa statunitense), si valorizza fortemente il ruolo che Borsa italiana può giocare nel nuovo scenario di globalizzazione dei mercati finanziari. Con l’annuncio dato ieri a Parigi nasce il più grande operatore finanziario mondiale e la prima Borsa transoceanica: un accordo da 9,96 miliardi di dollari (7,78 miliardi di euro), una fusione che crea un colosso che avrà una capitalizzazione di mercato di 20 miliardi di dollari, capace di razionalizzazioni di sistema del valore di 375 milioni di dollari, e che avrà un valore di scambi giornaliero di circa 100 miliardi di dollari.
Che cosa c’entra Borsa italiana, che sta vivendo ore febbrili nella prospettiva di entrare nel gioco di questa alleanza? La fusione tra Euronext e il Nyse avviene su un rapporto di sostanziale parità, con la costituzione di una nuova holding: l’operazione prevede un concambio di 0,98 titoli della nuova società per un’azione Euronext, mentre per quelli del Nyse la conversione è alla pari. Se Euronext dovesse, «in corso d’opera», accogliere in seno un nuovo soggetto quale Borsa italiana, è facile intuire che i pesi della fusione si potrebbero sbilanciare a favore degli europei. Non essendo noti tutti i dettagli dell’alleanza transatlantica, si tratta di una supposizione. Che trova comunque sostegno nell’enfasi delle dichiarazioni rilanciate ieri dalle agenzie: Jean François Theodore, presidente di Euronext, si è detto «felice e onorato» di poter accogliere nella sua società anche Borsa italiana. Il momento è doppiamente favorevole: da un lato Euronext avrebbe, in ogni caso, una più elevata capitalizzazione da far valere nei rapporti con gli americani, dall’altro lato Borsa italiana, su questo presupposto, potrebbe spuntare un rapporto di concambio da una posizione di forza; se oggi il suo valore è stimato tra 1 e 1,5 miliardi di euro (quello di Euronext è di circa 8 miliardi), un accordo nel momento propizio potrebbe avvicinarsi di più al prezzo massimo. Per la Borsa italiana si tratta inoltre di «non perdere quello che si presenta come l’ultimo treno» ha commentato, non senza qualche preoccupazione, l’ex presidente degli agenti di cambio Attilio Ventura, secondo il quale bisogna «decidere in fretta».
In effetti il calendario fissato prevede marce forzate: ieri Massimo Capuano, amministratore delegato di Borsa italiana e Theodore, hanno avuto un lungo colloquio telefonico (che segue, peraltro, i numerosi pour parler dell’ultimo periodo). Durante la fine della settimana i reciproci advisor stabiliranno la data del primo incontro, martedì o mercoledì, non si sa ancora se a Milano o a Parigi. Se una lettera d’intenti è prevedibile in tempi brevi, tecnicamente un accordo impegnerà come minimo alcune settimane. L’obiettivo è comunque quello di anticipare l’operatività della fusione transoceanica (la chiusura è prevista entro qualche mese), per ottenere in questo modo ulteriori sinergie. Da notare che se si giungerà a una fusione societaria tra Milano e Parigi, le banche azioniste della Borsa italiana (in alcune delle quali sono presenti importanti soci francesi) diventerebbero importanti soci della «federazione» parigina, dando vita a nuove relazioni virtuose e a un nuovo equilibrio nei rapporti di forza.