Le Borse sprofondano trascinate dalle banche

SCOSSA Il titolo torinese ha perso il 9% durante la seduta, ma ha segnato più 7% dopo l’annuncio della Chrysler

Vari ingredienti per un unico risultato: 127 miliardi di euro bruciati in Europa nell’arco della seduta di Borsa. Milano, ancora una volta, è stata la peggiore (meno 6,57% l’indice SPMib) perchè il peso specifico delle banche nel listino è superiore a quello delle altre piazze; e quando - come ieri - le banche sprofondano, la Borsa italiana ne risente di più. Non che altrove sia andata meglio: Londra ha perso il 3,49%, Parigi il 4,27%, Francoforte il 5,1%, Madrid il 4,12%, Amsterdam il 4,79%, Zurigo il 2,6%. L’apertura dell’Europa era stata già influenzata dai mercati asiatici, anch’essi pesanti, con Tokio giù del 4,26%, Hong Kong del 4,03%, Singapore del 3,99%. Oltreatlantico, a New York, il Dow Jones ha infine perso il 3,27%, il Nasdaq il 2,81%, chiudendo una seduta peggiore di quanto fosse previsto prima del discorso di Obama.
Banche. Le banche, appunto, e l’auto sono state le protagoniste in negativo della giornata. Cominciamo con le prime, sulle quali la miscela di componenti è stata esplosiva: le parole del ministro del Tesoro Usa, Timoty Geithner, che ha indicato la necessità di ulteriori aiuti statali per alcuni istituti; la notizia che la Spagna nel week end ha nazionalizzato la prima banca, la Cassa di risparmio della Castilla la Mancha, travolta da un buco di tre miliardi di euro; l’intervento dello Stato tedesco in Hypo Re. Dappertutto il comparto è risultato subito sotto pressione, anche per un altro fatto più squisitamente di mercato: proprio le banche nelle ultime settimane avevano macinato i rimbalzi più violenti, con recuperi in alcuni casi prossimi o superiori al raddoppio delle quotazioni. È una legge di Borsa: più un titolo s’impenna velocemente, più è sottoposto a cadute repentine. Ne esce, sui grafici, uno zig-zag orizzontale, quello che molti chiamano un andamento «a dente di sega». Ieri negli Stati Uniti sono state prese di mira soprattutto Bank of America, JP Morgan e Citigroup; in Europa Commerzbank ha perso il 17%, Barclays il 14%, il Crédit Agricole il 13%; a Milano il Banco Popolare (su cui hanno pesato le perdite di un miliardo di Italease) e Unicredit, hanno ripiegato, rispettivamente, del 12,85% e del 12,58%. Gli operatori non mancano tuttavia di segnalare che le prese di beneficio sono tipiche di un mercato inquieto, e che c’era da aspettarselo. Inoltre essere in chiusura di trimestre può aver indotto diversi investitori a monetizzare i guadagni da inserire, appunto, nei bilanci parziali al 31 marzo.
Auto. L’altro grande capitolo di ieri ha riguardato l’auto e i titoli con questa connessi. Le condizioni poste dal presidente Obama perchè il settore possa ancora avere un futuro negli Stati Uniti hanno creato una scia di vendite in tutto il mondo: a cominciare proprio dal titolo Gm, che ha chiuso la seduta a Wall Street con una perdita del 25,6% (Chrysler non è quotata). Bruschi cali anche in Europa per Renault (meno 10,6%), Michelin (meno 9,93%), Daimler (meno 9,24%), Peugeot (meno 9,16%), Pirelli (meno 9%), Volkswagen (meno 5,4%), Bmw (meno 7,48%).
E Fiat? Il titolo della Casa italiana è stato travolto come il resto dei concorrenti, chiudendo a meno 9,35%. Ma l’annuncio ufficiale di Chrysler sul raggiungimento dell’accordo con Torino è stato battuto dalle agenzie italiane intorno alle 19. In tempo perchè gli acquisti si scatenassero sul mercato dell’after hours, dove il titolo Fiat ha riguadagnato il 7,37%, con scambi sostenuti se considerati in relazione alla sottigliezza del dopo-borsa; e il 7,47% è la misura del recupero anche per la controllante Exor, che nella seduta ordinaria aveva invece perso l’8,25%. Insomma, il mercato alla fine ha scommesso sulle forti potenzialità del progetto d’Oltreoceano.