Borse studio per allievi Al Conservatorio concerto dei vincitori

Gaetano Cantarone è stato per 35 anni direttore amministrativo del Conservatorio e ha voluto legare il suo nome alla musica anche dopo la propria scomparsa. Con un lascito di 100mila euro a favore dell’istituto, ha disposto l’erogazione annuale di una borsa di studio di 1.500 euro a favore di studenti «meritevoli e meno abbienti». Domani, alla sala Puccini del Conservatorio, alle 18.30 (ingresso libero) si terrà il concerto dei vincitori della prima edizione, riservata agli strumenti a fiato: il premio è andato ex-equo (e per questo è stato raddoppiato) al quartetto di clarinetti Afea, alla sassofonista Chiara Lucchini e al clarinettista Paolo Tomasello. L’occasione è il miglior ricordo per lo «storico» direttore, di origini pugliesi, scomparso a 74 anni nel gennaio del 2006, che alla musica dedicò, con rigore e con vera passione, tutta la sua vita. Gestì intelligentemente non soltanto l’ordinaria amministrazione del Conservatorio, facendo quadrare entrate e uscite, introducendo l’informatizzazione dei sistemi; ma anche quella straordinaria: dalle migliorie e i rinnovi edilizi, alla continua e severa manutenzione del patrimonio di strumenti, per assegnare agli studenti sempre pezzi di qualità e in perfetta efficienza. Tutto con l’assoluta fiducia del consiglio di amministrazione, e in costruttivo rapporto di stima con il corpo docente. Cantarone fu anche responsabile della sala Verdi. Chi frequenta i concerti ricorda quella figura un po’ curva, in abito blu, seduta su uno strapuntino di velluto all’ingresso: vigilava tutto, tutte le sere, tante volte saltando la cena. Controllava il personale, i vigili del fuoco, gli impiantisti, la gente. Un autentico «guardiano», consapevole delle proprie responsabilità. Poi si spostava in sala, nel suo posto fisso: non mancava mai. Dopo il concerto, quasi sempre proseguiva alla cena con i concertisti, italiani o stranieri: negli anni avvicinò tutti i grandi interpreti passati da Milano, con molti di essi stabilì rapporti di consuetudine, d’amicizia e di stima. La sua aneddotica era ricca, e i suoi racconti erano quelli di un narratore vivace e spiritoso. Il lascito da lui voluto è la conferma del suo animo nobile e di un attaccamento con la musica che egli non ha voluto s’interrompesse nemmeno con la morte.