Borse, tornano i timori sulle banche: Tokyo giù

La Borsa di Tokyo lascia
sul terreno il 2,4%. L’aumento di crediti in
sofferenza di Bank of America ha riacceso i timori per la salute
del sistema bancario e dell’economia. Recuperano i listini del Vecchio Continente: ieri <strong><a href="/a.pic1?ID=345263">bruciati 133 miliardi</a></strong>. Ma la Marcegaglia: <strong><a href="/a.pic1?ID=345246">&quot;Il peggio è alle spalle&quot;</a></strong>

Tokyo - Dopo l'Europa, l'Asia. La Borsa di Tokyo ha lasciato sul terreno il 2,4% oggi dopo che l’aumento di crediti in sofferenza di Bank of America ha riacceso i timori per la salute del sistema bancario e dell’economia, deprimendo i bancari. Recupera, invece, il Vecchio Continente che consolida i rialzi a metà mattinata dopo un avvio incerto: il Mibtel segna +1%, il Dax +1,1%, il Cac40 +0,6% e l’Ftse100 +0,3%.

Il tonfo in Asia Le Borse asiatiche seguono la discesa accusata ieri dai principali listini mondiali e limano i livelli massimi segnati negli ultimi tre mesi. Hong Kong, in particolare, accusa il significativo calo di oltre tre punti percentuali, seguita da Tokyo, Shanghai, Sidney e Singapore, tutte in discesa di oltre due punti. Limitano le perdite le piazze finanziarie minori indiana, malese e thailandese, mentre Seul ha chiuso sulla parità con un timido segno positivo. In controtendenza il solo listino di Taiwan. Nell’area asiatica e del Pacifico ha pesato la notizia "locale" di utili inferiori alle previsioni per China mobile, il maggiore gruppo mondiale di connessioni ’wireless’, il cui titolo ha ceduto oltre il 5% a Hong Kong, ma soprattutto i timori diffusi ieri in tutto il mondo che i problemi per il sistema del credito internazionale non siano finiti. Sulla Borsa di Tokyo, la principale della zona, hanno ceduto in particolare Mitsubishi corporation (-6,01%), Honda (-4,88%) e Nippon oil (-4,72%), mentre ha chiuso in forte crescita il gigante dell’elettronica Sanyo, salito dell’8,61%. Male sul listino australiano le banche, le società dell’energia e delle materie prime minerarie, con Rio Tinto in discesa del 5,82%.