Borsellino accusò Dell’Utri in tv: intervista alterata

Guzzanti non diffamò Rai News24 criticandola: furono infatti trasmesse dichiarazioni del giudice tagliate in modo equivoco

da Milano

Chi abbia alterato l'intervista, non lo si è scoperto e probabilmente non lo si scoprirà mai. Ma per la Corte d'appello di Milano un dato è dimostrato con certezza: l'ultima intervista al giudice Paolo Borsellino, rilasciata a due giornalisti francesi poco tempo prima di venire ucciso insieme alla sua scorta, il 19 luglio 1992, venne trasmessa dalla «Rai» otto anni più tardi con due modifiche. Due tagli, entrambi assai brevi. Ma in grado, secondo i giudici, di modificare il pensiero del magistrato siciliano. Nel testo integrale dell'intervista, per due volte, Borsellino fa affermazioni che smorzano parzialmente le accuse contro il senatore di Forza Italia Marcello Dell'Utri. Di queste parole nella versione trasmessa dalla Rai non c'è traccia. I giornalisti italiani che la mandarono in onda non hanno alcuna responsabilità, perché a loro volta l'avevano ricevuta in buona fede. Ma l'alterazione - accidentale o volontaria - resta.
La sentenza depositata ieri dalla Prima sezione della Corte d'appello milanese, nasce da una querela di tre giornalisti Rai contro il giornalista e senatore Paolo Guzzanti, che in due articoli aveva pesantemente attaccato il servizio andato in onda su Rai News 24. Guzzanti, difeso dall'avvocato Salvatore Lo Giudice, viene assolto dalla Corte con una sentenza che analizza punto per punto le singole frasi pronunciate da Borsellino nel servizio trasmesso, e le mette a confronto con un testo sicuramente autentico: l'articolo dell'Espresso che nel 1994 trascrisse ampi stralci dell'intervista concessa da Borsellino ai reporter transalpini. Ed è dal confronto tra i due testi che emergono le differenze. Entrambe riguardano un personaggio chiave delle indagini sui rapporti tra Marcello Dell'Utri e Cosa nostra: Vittorio Mangano, già stalliere ad Arcore in odore di mafia.
La prima frase riguarda la passione di Mangano per i cavalli. In numerose telefonate intercettate, Mangano fa riferimento a commercio di cavalli: secondo la Procura di Palermo, un espressione in codice per riferirsi all'eroina. «Che avesse questa passione dei cavalli - dice però Borsellino ai giornalisti francesi, nel testo riportato dall'Espresso, risulta effettivamente vero perché anche nel processo delle estorsioni venivano fuori dei cavalli. Effettivamente cavalli, non per mascherare il traffico di stupefacenti». Nella versione Rai, questo chiarimento non c'è. Più rilevante la seconda omissione. Quando i giornalisti francesi chiedono a Borsellino di una telefonata tra Mangano e Dell'Utri in cui si parla di cavalli, Borsellino puntualizza che in realtà anche questa precisazione di Borsellino sparisce, con il risultato che anche le dichiarazioni seguenti del magistrato appaiono riferite a Dell'Utri.