«Con la Borsellino i Ds vogliono perdere»

Fioroni: «Dispiace che il progetto di un partito democratico trovi intoppi alla prima sfida»

Marianna Bartoccelli

da Roma

«Cardinale non capisce niente e Francesco Rutelli e Franco Marini sono rimasti chiusi dentro la giara che volevano riparare». Ricorre a Pirandello Leoluca Orlando per attaccare i vertici del suo partito e dopo aver incassato il sì dei Ds alla candidatura da lui voluta, Rita Borsellino, rispolvera i toni che un tempo usava con i dirigenti della Dc, suo partito di allora. «La Sicilia non merita di essere trattata così da inadeguati dirigenti nazionali» - ribadisce. Così le primarie diventano momento di scontro dentro la Margherita e segnano i rapporti con il principale alleato. «Piuttosto che fare una scelta coerente, i diesse assecondano la deriva di alcuni settori della Quercia», commenta il segretario regionale, l’ex-ministro Totò Cardinale, all’annunzio della scelta di un candidato diverso da quello da loro indicato. «I Ds hanno scelto una sconfitta onorevole, con l’intenzione di continuare ad esercitare l’egemonia sulla coalizione di centrosinistra», è il duro giudizio di Rino Piscitello, siciliano del direttivo nazionale, che con Franco Marini ha tentato sino all’ultimo di arrivare a una ricomposizione. Dello stesso parere Beppe Fioroni, responsabile Enti Locali della Margherita: «L’unico nostro interesse è stato quello di offrire un candidato che possa vincere le elezioni regionali e non faccia soltanto da testimonianza». E criticando Orlando aggiunge che anche lui, così i diesse, ha l’atteggiamento di chi pensa che l’importante è partecipare e non vincere: «Dispiace che la straordinaria battaglia che stiamo facendo con i nostri compagni di percorso per arrivare alla costruzione di un partito democratico trovi intoppi alla prima stazione. Noi crediamo sia necessario riuscire a spostare buona parte dell’elettorato deluso del centrodestra e la candidatura della Borsellino, che considero persona di grande capacità, non è sufficiente».
La certezza di andare incontro ad una sconfitta se dopo le primarie risultasse designata Rita Borsellino è calcolata a tavolino da Rino Piscitello: «Il centrodestra candida almeno 4 liste, noi non possiamo averne che tre. La candidatura di Latteri significa invece che avremmo aggiunto un’altra lista, quella del presidente, con voti nuovi, legati alla persona. Noi vogliamo battere il centrodestra anche in Sicilia, questo è l’obiettivo principale. Non sembra di quest’idea Orlando e non la pensano così neanche i diessini».
A casa ds le cose non vanno meglio: alla riunione di direttivo che avrebbe dovuto approvare la proposta della segreteria di candidare Rita Borsellino, proposta da Rifondazione Comunista, dai gruppi minori della coalizione, Sdi compreso, da Claudio Fava e da quelli del correntone di Mussi, non tutti erano d’accordo. Soprattutto Miro Crisafulli, deputato potente del centro della Sicilia, protagonista già alle europee di uno scontro duro con Claudio Fava, che si oppose alla sua candidatura. Uomo di partito da sempre, ha sostenuto la necessità di andare ad una candidatura unitaria con la Margherita. Ma la sua posizione è stata battuta da quanti hanno voluto la candidatura di Rita Borsellino perché metteva insieme «discontinuità e programma di governo». Tutti auspicano adesso «un confronto e non uno scontro», e lo stesso Latteri nel dare il via alla propria campagna elettorale esprime «grande ammirazione per la concorrente». Lancia messaggi di dialogo Enzo Bianco, presidente del Copaco, che per alcuni giorni sembrava il possibile candidato unitario: «Le due candidature non sono un dramma. Rappresentano due anime del centrosinistra» cerca di minimizzare. E mentre i diesse sottolineano il valore di una candidatura che è una garanzia «per liberare la Sicilia dalle ombre imbarazzanti delle collusioni e delle connivenze con la mafia», Leoluca Orlando lancia segnali di pace: «Se Latteri vincerà alle primarie io lo appoggerò, perché esiste una disciplina dell’Unione».