Borsellino, Napolitano: "Dolore vivo" Alfano: "Da oggi inasprito il 41-bis"

Commemorazione per il 16° anniversario dell'agguato di via
D’Amelio: il 19 luglio 1992 morivano il giudice Borsellino e 5
agenti della scorta. La proposta del Guardasigilli: &quot;Impedirò la comunicazione tra i boss in carcere&quot;. Il procuratore Messineo: &quot;Il punto debole del 41 bis è il rinnovo del provvedimento. Per rimediare una circolare non basta&quot;. Dopo le polemiche <strong><a href="/a.pic1?ID=277274">sulla giustizia Schifani invita</a></strong>: &quot;Abbassare i toni&quot;

Palermo - E' iniziata con l’arrivo di un gruppo di bambini delle scuole elementari palermitane la commemorazione in via D’Amelio per l’anniversario della strage in cui, il 19 luglio 1992, morirono il giudice Paolo Borsellino e cinque agenti della scorta. Sul luogo della strage sono arrivati il presidente del Senato Renato Schifani, il ministro della Difesa Ignazio La Russa e il Guardasigilli Angelino Alfano che, dopo aver una corona in via D’Amelio, hanno osservato un minuto di silenzio. "Non è più il tempo del solo ricordo e dei minuti di silenzio - ha detto Rita Borsellino - è il tempo di gridare con forza. Perchè noi vogliamo verità e giustizia, sperando che la magistratura possa svolgere il proprio lavoro senza che i magistrati siano uccisi o crocifissi ogni giorno".

Il messaggio di Napolitano Il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano ha inviato alla signora Agnese Borsellino un messaggio in occasione dell’anniversario della strage di via D’Amelio. "Rinnovare anno dopo anno il ricordo di Paolo Borsellino e della sua scorta costituisce il doveroso riconoscimento che il Paese tributa al dramma da voi vissuto e al coraggio con il quale avete saputo affrontarlo nei lunghi anni trascorsi. Il dolore e lo sgomento per la strage di via D’Amelio restano vivi nella memoria di tutti", ha scritto il Capo dello Stato ricordando la "inaudita violenza con cui si colpì un magistrato esemplare, costantemente impegnato nel contrasto alla criminalità organizzata".

41-bis più restrittivo "Proprio oggi, nel giorno dell’anniversario della strage di via D’Amelio, ho fatto diramare dai miei uffici una circolare molto restrittiva sul 41 bis che impedirà ancora di più la comunicazione tra i boss in carcere. Nei casi più gravi è prevista anche la chiusura di un blindato". Il Guardasigilli Alfano ha fatto sapere che "oggi è un giorno di dolore, ma anche di speranza". "Cinquantasette giorni fa, quando abbiamo commemorato Giovanni Falcone, il governo aveva approvato misure importanti per la sicurezza e di forze contrasto alla criminalità - ha aggiunto il titolare del dicastero di via Arenula - oggi, dopo 57 giorni, quelle misure sono state rafforzate dal Parlamento e sono diventate leggi dello Stato. Questo è un segnale di speranza e significa che lo Stato reagisce". Immediata la replica dei giudici che, pur apprezzando l'intervento del Guardasigilli, lo invitano ad andare oltre. "Tutto ciò che va in direzione di un migliore aggiustamento e rafforzamento dei 41 bis non può che vedere il nostro favore, ma il problema è il mantenimento del carcere duro rispetto a certi soggetti e una più puntuale interpretazione della norma", ha detto il procuratore di Palermo Francesco Messineo. Per il magistrato, intervenuto al Palazzo di Giustizia di Palermo nell’ambito di un’iniziativa per ricordare la strage di via D’Amelio, "il punto debole dell’attuale 41 bis è il rinnovo del provvedimento. E per rimediare a ciò una circolare non basta. Serve - ha sottolineato - un impegno diretto e di modifica della norma o una interpretazione legislativa più puntuale".

Fini: "Esempio di italianità" "Quello di Paolo Borsellino è un esempio luminoso di italianità e di servizio allo Stato testimoniati fino all’estrema ed eroica coerenza". Il presidente della Camera dei Deputati, Gianfranco Fini, ricorda la figura del magistrato come "lezione della legalità, del coraggio, del senso del dovere e dell’amore per il proprio Paese e per la propria gente". "Un patrimonio morale e culturale prezioso per difendere la democrazia e la libertà dell’Italia - conclude il numero uno di Montecitorio - il suo sacrificio e quello degli uomini della scorta siano di incitamento per mantenere alto l’impegno delle istituzioni e della società civile nella battaglia contro la mafia e ogni forma di criminalità organizzata. Al di fuori e contro lo Stato non c’è civiltà ma la barbarie della prevaricazione e della violenza".