Boscagli: «Adesso serve una riforma del welfare»

«La riforma del welfare non è un problema secondario, perché il sistema che abbiamo conosciuto fino ad ora sta cambiando». Così l’assessore regionale a Famiglia e Solidarietà sociale Giulio Boscagli, durante il suo intervento al convegno «Welfare plurale. Sfida di comunità», organizzato ieri da Cisl Lombardia. Interventi anche di Gigi Petteni (segretario generale Cisl Lombardia), Riccardo Bonacina (presidente e direttore editoriale del settimanale Vita), Attilio Rimoldi (segretario generale Cisl pensionati Lombardia), Giorgio Vittadini (presidente della Fondazione per la Sussidiarietà), Mariella Enoc (vice presidente Fondazione Cariplo) e Johnny Dotti (presidente Welfare Servizi Italia srl). «Nella nostra regione - ha spiegato Boscagli - la pensione di vecchiaia ha un importo medio di circa 1.000 euro mensili, mentre non c’è una Rsa che costi meno di 1.500 euro al mese. Occorre affrontare con forza questa contraddizione, mettendo in gioco una pluralità di soggetti e spostando il finanziamento dei servizi dall’offerta alla domanda. Non si può pensare, ad esempio, che i ricoveri degli anziani in residenze sanitarie siano in buona parte coperte dall’intervento pubblico, mentre chi sceglie di curare in casa i propri cari, venga lasciato solo e senza alcun sostegno». Boscagli ha poi ricordato come la politica della Regione sia orientata verso la forma del sostegno diretto della persona. «Stiamo traghettando il sistema esistente verso una forma che sostenga direttamente la persona attraverso la Dote socio sanitaria». Ovvero l’assegnazione delle risorse direttamente alle persone in funzione del fabbisogno di assistenza e della capacità economica. «In questo modo è la persona che paga direttamente il servizio, non più l’Asl sulla base di budget assegnati agli erogatori in funzione della spesa storica. Sul lato dell’offerta, invece, stiamo intervenendo sia in via legislativa per garantire la più ampia apertura del mercato dei servizi, sia in via amministrativa attraverso la revisione dell’accreditamento, per assicurare l’esistenza di una pluralità di erogatori allo scopo di scongiurare i rischi della formazione di posizioni di rendita e di consentire una reale libertà di scelta per i cittadini». Boscagli ha spiegato come, proprio in prospettiva di costruzione e preparazione di questo nuovo sistema di welfare, tra poche settimane la giunta regionale approverà la delibera di riforma degli interventi a sostegno della domiciliarità. Provvedimento che stanzierà 40 milioni di euro in aggiunta ai 90 milioni già destinati, «per sperimentare sui territori nuovi interventi, per creare una rete capillare di soggetti (con il coinvolgimento ad esempio delle farmacie e dell’Areu), per la realizzazione di iniziative formative mirate al personale coinvolto nelle diverse azioni sperimentali».