Boselli e i socialisti «desaparecidos»

Stefania Craxi

In un articolo appassionato e documentato dal titolo «Socialisti, chi li ha visti» Giuseppe Tamburrano ha elencato una serie impressionante di episodi di ieri e di oggi, a dimostrazione di una scientifica volontà di distruzione della grande storia e della memoria del socialismo italiano. Sono mobilitati storici, politici, intellettuali. La storia del primo Novecento, che ha per protagonisti il socialismo e Turati, è distorta e Turati e il socialismo scompaiono; la storia della seconda metà del Novecento, che ha per protagonisti il socialismo, Nenni e Craxi, diventa la storia dei cattolici e dei comunisti: Nenni scompare e Craxi, che nessuno riesce a far scomparire, è demonizzato, ricoperto da colpe.
Tutto vero, tutto esatto. Lo riconosce anche Boselli che non riesce però a rispondere alla domanda «perché succede tutto questo» che lui stesso si è posto. Boselli cerca la spiegazione nella mutazione di identità dei partiti e nei soliti errori di Craxi che «dopo il crollo del muro di Berlino... non aprì un cantiere con i comunisti per creare un partito socialdemocratico». Le parole di Boselli non spiegano né l’accanimento antisocialista della cultura ufficiale, eternamente dominata dal comunismo, né la pretesa scomparsa dei socialisti, unica razza estinta del panorama politico italiano. La verità è semplice: poiché tra il socialismo e il comunismo ha vinto il socialismo, i post-comunisti, per trovare un minimo di credito nella società italiana, non possono fare altro che distruggere il socialismo: e Boselli ha la responsabilità non lieve di aver assecondato i propositi comunisti, palesi e mai nascosti, collocandosi su posizioni di collaborazione e non di contrasto.
Come si fa a combattere una sopraffazione offrendo al prevaricatore il proprio appoggio? Boselli cade nel ridicolo quando prima afferma di aver votato Napolitano, poi accusa Fassino e D’Alema di tenere alto il ricordo del comunismo. No, a rivalutare il comunismo non sono solo Fassino e D’Alema, ma anche Boselli che ha votato preferendo al socialista Amato, per il quale non ha speso una parola, un modesto funzionario di Botteghe Oscure.
Boselli spezza una lancia a favore dei postcomunisti anche quando accusa Craxi di non aver aperto il cantiere con i comunisti per fare un unico partito socialdemocratico. La verità dovrebbe saperla perché è scritta nei documenti, Craxi ci ha provato ma ha trovato il no dei ds; e Boselli dovrebbe spiegare perché Craxi doveva riuscire, nel ’90, in un’operazione che sei o sette anni dopo non è riuscita ad Amato e a Carfagna e nemmeno a lui stesso, Boselli, se mai ci ha provato.
Ultima questione, i socialisti spariti. Ma perché mai democristiani, comunisti, repubblicani, missini, insomma tutte le vecchie forze politiche vivrebbero sotto altro nome e solo i socialisti sarebbero spariti? Altro errore. I socialisti non sono spariti ma non stanno dalla parte sbagliata dove li cerca - senza trovarli - lo sconsolato Boselli. Qui ci soccorre la matematica. Anche facendo la tara sui cinque milioni di voti del vecchio Psi (non erano tutti veri craxiani quelli che si spellavano le mani per Bettino) mancano all’appello non meno di tre, quattro milioni di voti.
Dove sono finiti? Non certo ai Ds che nelle ultime elezioni sono andati appena sopra il loro minimo storico. Pochissimi alla Margherita, che è un partito cattolico, pochi alla Rosa nel Pugno, dove la prevalenza radicale ha cacciato via anche i voti del vecchio Sdi. In concreto si dice i socialisti sono spariti, desaparecidos, perché non si vuole ammettere che quei voti - milioni - stanno in Forza Italia. Che non è affatto un partito di moderati, come credono Follini e Casini, ma un partito di gente che non ha accettato il golpe politico-mediatico-giudiziario degli anni Novanta, che non riconosce ai postcomunisti l’unica legittimità che possono rivendicare, quella della falsa rivoluzione che ha rovesciato la Prima Repubblica. Gli italiani non sono tutti pecore.