Boselli: il Pd è un supermarket con tutto e il contrario di tutto

Il leader socialista: "Veltroni fa una campagna a colpi di candidati ma il suo programma è ignoto. Pretendeva che ci sciogliessimo dicendo che Di Pietro è molto diverso"

Roma - Enrico Boselli, i socialisti correranno da soli alle elezioni del 13 aprile, rischiando di non fare il quorum e di scomparire. Perché non avete accettato l’offerta del Pd di imbarcarvi?
«Perché, come ha detto qualcuno, non siamo degli accattoni. Abbiamo proposto al Pd un’alleanza elettorale tra riformisti, Veltroni ci ha risposto: scioglietevi. Al loft ci hanno anche spiegato che con Di Pietro l’alleanza la potevano fare perché lui è molto diverso, con noi no perché siamo troppo simili. Un’argomentazione che ci hanno fatto in privato ma giustamente hanno evitato di ripetere in pubblico, per timore del ridicolo».

Ma voi siete riformisti, e il Pd dice di essere la casa dei riformisti: cosa vi frena dall’entrarvi?
«Il fatto che più che una casa mi sembra un supermarket, sui cui banchi viene esposto tutto e il contrario di tutto. Una serie infinita di contraddizioni: prima Walter ci annuncia che stavolta a decidere le alleanze sarà il programma. Ma il programma non lo abbiamo mai visto, né noi né gli elettori. Una settimana dopo annuncia che alle elezioni il Pd andrà orgogliosamente solo. Il giorno dopo invece si allea con Di Pietro. Poi respinge l’alleanza con socialisti e radicali. Poi imbarca un po’ di radicali e candida la Bonino al fianco della Binetti. Poi dice no alle candidature di Pannella e di De Mita perché sono troppo “vecchi”. Poi annuncia la candidatura di Veronesi... È un modo strano di fare e disfare le regole a proprio uso e consumo».

Veltroni dice che nei partiti moderni si deve trovare la sintesi tra le diversità.
«Ripeto, più che sintesi mi pare un supermarket. Cosa propone sui temi concreti il Pd? Che scelte fa, sull’economia come sui temi etici? Veltroni vuole imitare gli Stati Uniti. Ma non è che Obama va in tv a dire: volete sapere come governerò l’economia? Candidando il figlio di Rockfeller! Da una forza politica ci si attende di sapere cosa farà. Berlusconi ci deve ancora spiegare come farà a finanziare l’abolizione dell’Ici. Ma Veltroni ci dovrebbe dire come pensa di ridurre di un punto all’anno l’Irpef: con quali soldi? presi dove? Come si fa a raccontare agli italiani un futuro roseo mentre l’economia continua a rallentare?».

Sta dicendo che la campagna di Veltroni per ora le pare più immagine che contenuti?
«Be’, in nessuna democrazia europea avevo mai visto una campagna elettorale fatta a colpi di candidati. Nemmeno Berlusconi lo ha mai fatto. Mi pare che il Pd stia riscoprendo gli “indipendenti di sinistra”, una antica categoria che credevamo scomparsa. Ogni segmento di società viene rappresentato: c’è l’operaista e il liberista, la femminista e l’antiabortista, il teodem e il superlaico. Ma poi, sui temi concreti, sulle leggi da fare, chi prevarrà? La Bonino o la Binetti? Veronesi o Fioroni? Dicono cose opposte, ma quali dirà il Pd? Purtroppo temo che sulle unioni di fatto, per dirne una, Veltroni non farà da candidato premier cose diverse da quelle che ha fatto da sindaco quando votò insieme alla destra per affossare il registro delle unioni civili».

Veltroni vi ha accusato di non esser voluti entrare nel Pd ma di essere andati a «bussare» alle porte della Sinistra arcobaleno e dell’Udc per apparentarvi. È vero?
«È del tutto falso, non ho bussato alle porte di nessuno: né Bertinotti, né Casini e nemmeno Veltroni. E vorrei ricordare a Walter che denigrare gli avversari, falsificare le loro posizioni, trattarli da “pidocchi nella criniera di un cavallo di razza”, come diceva Togliatti, è un modo molto, molto vecchio di fare politica a sinistra, che trova radici in una stagione lontana che si sperava superata. Mi stupisce che proprio lui, il leader che ha detto di non voler attaccare Berlusconi in campagna elettorale, si dedichi invece ad attaccare Boselli e i socialisti».

Perché ha preferito Di Pietro a voi socialisti?
«Perché l’autonomia dei socialisti disturba il Pd come disturbava il Pci-Pds-Ds. Avere al proprio fianco un partito membro di quel Pse da cui loro dovranno uscire è un elemento di grave imbarazzo. Anziché apprezzare la testardaggine con cui, dopo l’uragano di Tangentopoli, abbiamo tenuta viva una forza socialista preferiscono tentare di cancellarci. Ci provò già D’Alema con la Cosa due: con l’unico risultato di spingere una parte dell’elettorato socialista, esasperato, a votare dall’altra parte».

Teme anche lei che Veltroni e Berlusconi abbiano in mente la Grande Coalizione?
«Veramente io vedo i sondaggi, e mi dicono che non ce ne sarà bisogno. Mi stupisco che al loft non li guardino. Berlusconi ha rotto con Casini, ma ha fatto un’alleanza con An e Lega. Non credo che il ticket Veltroni-Di Pietro, che taglia fuori gli altri riformisti, basti a contrastarla...».