Boselli punge la Quercia: "Ora contesta i giudici ma sfruttò Mani pulite"

Il leader Sdi: "Noi mai garantisti a targhe alterne, chi oggi protesta allora chiuse gli occhi. Violante faccia i conti con la sua coscienza"

da Roma

«Sono preoccupato: il conflitto tra magistratura e politica rischia di riesplodere, e di riportare l’orologio indietro di tredici anni». Il leader socialista Enrico Boselli, che può a buon diritto rivendicare il suo «garantismo non a targhe alterne», teme una riedizione del clima di Tangentopoli.
Con una differenza, però: questa volta sulla graticola è finito chi, come i Ds, garantista a quell’epoca non fu per nulla.
«Il fatto che chi oggi protesta e si lamenta per le invasioni di campo della magistratura allora non protestò affatto, chiuse gli occhi o addirittura usò a suo vantaggio quella tempesta, non mi fa cambiare idea».
Come voterete sulla richiesta di autorizzare l’utilizzo delle intercettazioni di D’Alema e Fassino?
«Lo decideremo. L’ordinanza della Forleo mi colpisce perché contiene già una sorta di sentenza, prima ancora che si celebri il processo. E questo non è giusto: sono rispettoso dell’autonomia dei magistrati, penso che non si debbano impedire i processi né dare l’impressione che i politici siano una casta di intoccabili. Ma bisogna anche pretendere che i magistrati non anticipino le sentenze: è accaduto anche troppe volte, e il fatto che chi oggi si scandalizza allora tacque non cambia le nostre posizioni».
Luciano Violante spiega la linea dei Ds: si può dire sì a patto che il Parlamento condanni l’operato della Forleo.
«Violante prima o poi dovrà fare i conti con la propria coscienza. Lo conosco, stimo le sue doti politiche e la sua tenacia. Ma verrà un giorno in cui dovrà riflettere su ciò che è accaduto in Italia. Noi che non siamo garantisti a targhe alterne, e che abbiamo votato contro l’arresto di Previti quando era assai difficile sostenere una simile linea nel centrosinistra, possiamo criticare la Forleo senza dover fare autocritiche preventive. A differenza di altri».
Proprio ieri voi socialisti insieme ai radicali vi siete astenuti sulla riforma Mastella dell’ordinamento giudiziario. Perché?
«Forse sarebbe stato più giusto votare contro, anche se alcune piccole modifiche introdotte grazie a un pugno di coraggiosi senatori dell’Ulivo la hanno leggermente migliorata. Resta però una riforma che non solo smentisce il programma dell’Unione (leggere pagina 51: dove si parla di “netta separazione delle funzioni”), ma ci allontana dall’Europa, dove la separazione delle carriere è la regola di una buona giustizia».
L’Anm però applaude...
« È stato un errore farsi dettare la legge dall’Anm: solo in Italia la magistratura ha questo diritto di veto sul Parlamento. Ma la soddisfazione dei magistrati è a termine: prima o poi anche l’Italia sarà costretta ad entrare nel sistema di regole dell’Europa, checché ne pensi l’Anm. E poi c’è un problema politico: noi abbiamo cancellato la riforma Castelli, Berlusconi annuncia che loro cancelleranno la riforma Mastella. Ogni cinque anni l’Italia rischia di avere un nuovo ordinamento giudiziario, a seconda delle maggioranze. E’ inconcepibile: dovevamo cercare un’intesa con l’opposizione, non procedere a colpi di maggioranza».
Lei critica anche la riforma delle pensioni. Perché?
«Perché è molto mediocre e tutt’altro che un esempio di riformismo. Non ero contrario a modificare lo scalone e i suoi elementi di iniquità. Ma mi pare grave che finiremo per finanziare le pensioni più precoci d’Europa coi soldi dei giovani: per mandare a riposo la gente a 58 anni e trovare 3 dei 10 miliardi che costerà, dovremo aumentare i contributi dei CoCoCo. Mi pare grave, e vedo una grande ipocrisia e contraddittorietà in quella sinistra massimalista che sostiene di voler tutelare i giovani precari».
Ora la sinistra contesta l’accordo sul Welfare.
«La concorrenza tra sindacato e sinistra massimalista porterà entrambi ad inasprire le posizioni, e l’autunno si preannuncia difficile. Il governo mi pare in difficoltà: dopo una Finanziaria impopolare ma coraggiosa, che ha rimesso a posto i conti lasciatici da Berlusconi, la spinta alle riforme necessarie si è esaurita. La lenzuolata di Bersani si è ridotta a un fazzoletto: taxi e farmacie. E le assicurazioni, le banche, gli oligopoli? Non abbiamo toccato nulla. Il governo si è fermato davanti alle corporazioni e alla sinistra. Ma così i rischi di crisi aumentano».