Boselli: «Questa volta il presidente ha deluso»

L’esponente del centrosinistra rivendica la sua «battaglia di modernità», ma precisa: «La spaccatura con i cattolici è una balla»

da Roma

Il messaggio del capo dello Stato gli è piaciuto. Ma, per paradosso, la parte che più gli sta a cuore - quella sulla laicità - lo ha deluso. Enrico Boselli, leader del risorto Partito socialista (farà il suo congresso a marzo) spiega perché, quella che considera una «iniezione di fiducia» non allevia le sue preoccupazioni per la tutela dei diritti civili. Che vede a rischio anche nella sua stessa coalizione, soprattutto per via della nuova politica del Partito democratico.
Onorevole Boselli, cominciamo da quel che nel discorso le piace...
«È un buon discorso. Particolarmente condivisibile l’appello al Paese, perché abbia fiducia in se. Anche il riferimento al lavoro e ai salari mi soddisfa».
Napolitano ha parlato anche di laicità.
«Ecco, su questo mi sarei atteso di più».
Il capo dello Stato ha dei limiti imposti dal suo ruolo...
«Il suo primo compito è la difesa della Costituzione. Ieri mi aspettavo un richiamo più forte ai principi di laicità che sono pilastro della Carta».
Una battaglia di principio?
«Sogno una battaglia di modernità, piuttosto. E visto che tutti i temi che qui da noi sono oggetto di controversia nel resto d’Europa sono legge, non mi pare che sia una aspirazione tardo-ottocentesca».
Ha visto che il suo ex compagno di partito, Giuliano Ferrara, chiede la moratoria sull’aborto?
«Giuliano è sempre stato uno spirito libero, credo lo sia ancora. Tuttavia credo che in questo Paese si tenda a non separare quel che si auspica alla luce delle proprie convinzioni da quel che deve essere legge dello Stato per tutti».
Siamo il Paese del Vaticano...
«Si tende sempre a pensare che laici e cattolici siano in contrapposizione fra di loro. È una balla: ci sono milioni di cattolici laici, senza di loro le battaglie civili su aborto e divorzio non si sarebbero vinte».
Voi non riuscite a combattere quella sulle Unioni civili, però.
«Ci sono 1,5 milioni di famiglie italiane che hanno scelto una forma di convivenza diversa dal matrimonio. Anche per questo mi colpisce che Veltroni abbia detto no, in Campidoglio, alle Unioni civili».
Ad essere esatti, quando si è votato lui non era presente.
«Ho seguito con attenzione la vicenda attraverso i racconti di Gianluca Quadrana, il consigliere dello Sdi che a Roma era il primo firmatario degli emendamenti».
Cosa l’ha colpita?
«Per settimane si è svolta una trattativa serrata con il vicesindaco e la giunta... Poi Veltroni ha avuto un incontro Oltretevere e tutto è finito, compreso il compromesso appena stipulato!».
Lei vuol dire che il cardinale Bertone ha... catechizzato Veltroni?
«Non lo so e non mi interessa. Constato che non è avuto il coraggio di fare il registro, che si è fatto in moltissimi comuni d’Italia».
Un’amicizia a rischio?
«Ho avuto sempre buoni rapporti con Walter. Ma questo e altri temi, date le recente conversioni del Pd, mi preoccupano».
Ad esempio?
«Il continuo balbettare, o peggio inciampare sulla laicità. O le prese di posizione sulla legge elettorale».
Lei teme il dialogo con Berlusconi forse?
«Essendo uno che non lo ha mai demonizzato, non posso che rallegrarmi che anche il Pd non lo consideri più il... Cavaliere nero».
C’è un però?
«Ancora raccontano agli italiani la fiaba della legge elettorale? Gli stessi che 13 anni fa invocavano il maggioritario e ora il proporzionale spagnolo!».
Si sente conservatore?
«Io? Proprio perché difendo la Costituzione sui valori, so che va rivisto il modello istituzionale».
Ad esempio?
«È matura l’elezione diretta del presidente. Ma in ogni caso non si può mantenere un sistema parlamentare e proporzionale, quando i due principali partiti sono presidenziali, non trova?».
Che cosa ha sbagliato allora il centrosinistra?
«Dire di aver vinto, sapendo di aver perso per 440mila voti al Senato, come ripeto sempre. Ed essersi accaparrato ogni poltrona, dalle presidenze delle Camere, allo scranno di Pietroni alla Rai».
Colpa dei piccoli partiti?
«Ma se Dini, Bordon e Manzione sono stati tutti eletti nella Margherita! Il problema è chi si fa eleggere nei grandi partiti, e poi si fa il partitino personale».
Cosa serve all’Italia nel 2008?
«Ad esempio la flex security. Ovvero un sistema di tutela per chi non ha un lavoro fisso».
Il governo a rischio?
«Se fa passare una legge che elimina gli alleati minori non ci vuole un genio a capirlo».
E passerà questa legge?
«Ah, guardi... Sa che diceva Rino Formica? "Io non faccio la zingara". Pensi, nemmeno io!».