Boselli schiaffeggia la Margherita: «Rutelli convertito all’integralismo»

Lo Sdi approva l’unione coi Radicali e il suo leader attacca il presidente Dl: «La sua adesione al listone è stata dettata soltanto da una mossa tattica»

da Roma

Garofano addio. In sedici mesi, tanti ne mancano alle elezioni, la Rosa nel pugno, simbolo dell’Internazionale socialista, entrerà «nelle case degli italiani» e si presenterà a politiche e amministrative. Ma soprattutto vorrà innestarsi nel tronco dell’Unione, dove un soggetto laico è «una risorsa preziosa» e incomprensibilmente viene accolto da diffidenza. «È assurdo lo sbarramento» nei confronti dei Radicali, ha ribadito ieri il «traghettatore» di Pannella e soci, Enrico Boselli, ottenendo il via libera dal Consiglio nazionale dello Sdi con voto unanime (due astenuti). La Rosa nel pugno va avanti e si caratterizza fortemente proprio laddove «si è aperta una falla nel progetto dell’Ulivo, ovvero sul terreno della laicità». Molti apprezzamenti per Bobo Craxi, meno sul «sorprendente» De Michelis. Boselli allarga le braccia: «Che dire... L’ho sentito ancora, non riesco a capire che vuol fare...».
Davanti a una platea dove spiccavano molti nomi della vecchia nomenklatura del Psi (Claudio Signorile, Franco Piro, Salvo Andò), il segretario socialista ha spiegato l’orizzonte comune con i Radicali, sintetizzato nella proposta di revisione del Concordato. «Non ci sogniamo di esercitare censure nei confronti di chicchessia - ha detto Boselli -, tanto meno nei confronti della Cei e del cardinale Ruini. Piuttosto è l’offensiva neointegralista delle gerarchie ecclesiastiche a porre le premesse per il superamento del Concordato. Una sollecitazione che non è un colpo di testa o una provocazione, ma la conseguenza del modo in cui la Cei si è comportata...». Le «ingerenze» del cardinale Ruini, che fa bene «a difendere i valori della Chiesa», ma non «a dare dettagliate indicazioni a elettrici ed elettori, come se fosse il capo di un partito politico», vanno contrastate. Chi lo fa, ha continuato, viene «descritto come un mangiapreti che vuole strappare le radici cristiane dal nostro Paese, invece non esiste un’ideologia laicista da imporre ai cattolici, ma solo un gran numero di cattolici laici. Il pluralismo, che mette alla pari le diverse concezioni religiose e filosofiche, assicura la libertà di tutti».
Nessuno sconto ai «convertiti» della «deriva clericale» che siedono nell’Unione. Il «riconvertito» numero uno si chiama Francesco Rutelli e, solo dopo «il grande successo politico e personale di Prodi alle primarie», ha operato la sua «mossa tattica dettata da sano realismo», ovvero l’adesione alla lista Dl-Ds. Boselli ha rimesso ordine nei fatti dell’Ulivo, un progetto che non certo lo Sdi «ha abbandonato» e fatto fallire. I socialisti hanno solo preso atto della crisi, determinata dalle posizioni di Rutelli, «in sintonia con quelle più arretrate delle gerarchie ecclesiastiche» e «in totale contrasto» con l’impostazione originaria. Oggi Rutelli ci ripensa, ma senza far accompagnare la «riconversione da una profonda revisione critica del neointegralismo assunto dalla Margherita». Troppo poco perché lo Sdi tornasse indietro. L’innesto della Rosa funziona, e andrà avanti.