Il boss è comunista? Il pm non ci crede

Non i professionisti dell’Antimafia, ma i più seri addetti ai lavori delle segrete cose di Cosa nostra, sanno bene che la mafia non ha preferenze partitiche. Va dove la portano gli affari, che sempre s’intersecano con la politica in quel momento al potere. Ci sono boss che votano di qua, altri che votano e fanno votare di là. Eppure, in taluni santuari politici e giudiziari, resiste il mito della mafia che non guarda a sinistra. Sfogliando l’interrogatorio del 29 giugno 2009, reso ai pm di Firenze dal pentito Gaspare Spatuzza, quella sensazione salta fortissima agli occhi. Spatuzza sta spiegando ai pubblici ministeri il percorso che l’ha portato a pentirsi dopo un primo tentativo andato a vuoto per le vivaci resistenze della moglie, e i colloqui investigativi tenuti segretamente con i magistrati antimafia Vigna e Chelazzi. E mentre il discorso scivola sui contatti in carcere con altri soggetti mafiosi con in quali Spatuzza chiacchierava di politica. S’intromette uno dei due pm che torchiano il grande accusatore del premier: «Diciamo l’origine della sua collaborazione, lei dei fatti importanti, delle parti omissate, cioè quelle che diciamo oggi si riferiscono a Berlusconi e Dell’Utri, lei ne ha fatto cenno a qualcuno? Ne ha mai parlato? C’è qualcuno che può dire: "Sì, Spatuzza mi disse qualcosa... "?». Spatuzza: «Posso dire che con Curatolo discorsi di politica ne facevamo tantissimi». Pm: «No, no, no, discorsi di politica. Io intendo dire, discorsi che riguardano specificatamente quello che lei ci ha detto per le stragi». Spatuzza: «No, delle stragi no. Però gli facevo capire un po’ il sistema... siccome lui era comunista ed è comunista». Pm: «Chi è questo?». Spatuzza: «Totò Curatolo». Pm: «Curatolo, un mafioso comunista?». Spatuzza: «Sì». Pm: «Questa è un’anomalia». Spatuzza: «Una cosa incredibile, un pericolo». Interviene il procuratore capo: «Una perla nera». Spatuzza: «Quindi, diciamo che era schierato fortemente con... schierato perché... quindi attaccava fortemente Berlusconi e tutta la sua... ». Pm: «Area politica». Spatuzza: «... area politica, sì. Noi avevamo qualche dibattito politico. Ma non io di Berlusconi, quelle erano cose... » un po’ particolari. Finito l’intermezzo politico, l’interrogatorio prosegue spedito.
L’«anomalia», o la «perla nera» di cui parlano i magistrati, in realtà ha parecchi precedenti scomodi nei filoni mafiosi. Per dire, il proprietario del covo di Totò Riina in via Bernini 12 a Palermo era un comunista figlio di comunista: Giuseppe Montalbano, primogenito dell’omonimo deputato del Pci degli anni ’50. Per Balduccio di Maggio, Montalbano (sempre assolto) «era la stessa persona di Riina», mentre per Siino «doveva essere favorito per l’assegnazione di alcuni appalti» per ringraziarlo di cortesie fatte sempre a Zu Binnu. Poi ci sono certi politici d’area di cui parla il pentito Campanella, le inchieste sulle coop rosse, un senatore Pd ripreso dai Ros in un hotel con un boss, i sospetti su uomini di partito emersi nell’inchiesta sulla «pista interna» nell’omicidio di Pio La Torre, eccetera, eccetera, eccetera.
GMC