Il boss dello spaccio fermato in pieno giorno nella via dello shopping

Non aveva documenti e, ai poliziotti che lo hanno fermato, ha tentato di fornire false generalità. Forse un attimo d’imbarazzo, un battito di ciglia, niente di più. Quindi Gaetano Fidanzati - 75 anni, uno dei criminali più pericolosi di Cosa Nostra e tra i primi trenta ricercati d’Italia - si è lasciato perquisire tranquillamente, ostentando la calma olimpica di chi vive in latitanza e sa che potrebbero catturarlo in ogni momento. E quando addosso non gli hanno trovato niente, nonostante fosse circondato da numerosi poliziotti in borghese e non, ha sorriso: «Ho finito anche le sigarette - ha detto sempre senza scomporsi - c’è qualcuno che mi dà una Merit?».
È stato catturato così, ieri alle 16, sul marciapiede di via Marghera, diretto in piazza De Angelis e mimetizzato tra la folla degli acquisti natalizi, forse uno dei più grandi (sicuramente uno dei primi) mafiosi trafficanti di stupefacenti, «giro» che ha gestito per oltre 50 anni con la disinvoltura di chi ha canali privilegiati con i paesi produttori. Negli anni ’80 Gaetano Fidanzati era considerato il re del narcotraffico. Aveva inventato la formula del grande baratto del mercato degli stupefacenti: eroina contro cocaina. Così Cosa Nostra vendeva eroina alle famiglie americane (quella Gambino in particolare), facendosi pagare con la cocaina del Sudamerica. A un chilo di eroina corrispondevano 3 chili di cocaina. Dopo tre anni di latitanza nel 1990 venne arrestato in Argentina dagli uomini dell’alto commissariato per la lotta alla mafia e proprio lì, in Sudamerica, venne interrogato dall’allora procuratore aggiunto di Palermo Giovanni Falcone al quale confidò di sentirsi «un perseguitato politico».
Con lui ieri c’era il cognato Salvatore Cangelosi, 71 anni, fratello della moglie Marianna (che fa l’insegnante) e uscito dal carcere appena qualche settimana fa. Entrambi dovevano incontrare un altro pregiudicato, Domenico Papagna, 75 anni, di Rozzano: la polizia è intervenuta proprio nel momento in cui i tre si sono stretti la mano. Tre uomini anziani come tanti altri. E invece no.
Un altro colpo vincente, forse il più prestigioso, degli investigatori della sezione criminalità organizzata della squadra mobile di Milano diretti dal vice questore aggiunto Maria José Falcicchia, nel suo campo sicuramente una delle figure femminili più in vista del panorama italiano.
«Stavamo facendo accertamenti giornalieri su Fidanzati dal 26 maggio scorso - spiega Alessandro Giuliano, dirigente della squadra mobile dallo scorso agosto -. Gaetano Fidanzati era latitante da un anno dopo due ordinanze di custodia cautelare emesse dal tribunale di Palermo per associazione mafiosa finalizzata al traffico di stupefacenti e l’omicidio (avvenuto il 21 ottobre 2008) di Giovanni Bucaro “sgradito” fidanzato dell’unica figlia femmina, Loredana e massacrato a bastonate. Probabilmente la sua latitanza l’ha passata tutta qui. La famiglia è sempre stata molto forte, ha diverse attività in città e in provincia: a Milano vivono anche i due figli maschi, Guglielmo e Giuseppe».
Il primo a sostenere che Fidanzati si nascondeva a Milano era stato il pentito Fabio Manno. «Ma Cosa Nostra, e in particolare il clan Fidanzati che gestiva il traffico di stupefacenti, è presente da sempre sul territorio milanese. Non sapevamo dove si nascondeva. Ma lo “ascoltavamo” da maggio, al telefono: prima o poi sapevamo che l’avremmo catturato» conclude Giuliano.