Il «Boss» e il menestrello Springsteen torna alle radici

Domani al Forum concerto con la band che fa rivivere le ballate di Pete Seeger

Antonio Lodetti

Bruce Springsteen torna a visitare le radici della musica popolare americana a cavallo tra folk e country. Dopo la tagliente melanconia di Nebraska, il capolavoro The Ghost of Tom Joad che gronda echi steinbeckiani, il ruvido Devils & Dust, stavolta ha scelto il repertorio del menestrello Pete Seeger, padre del folk politico e impegnato insieme a Woody Guthrie, condensandolo nel cd We Shall Overcome: The Seeger Sessions.
Con grande attenzione filologica e disinvoltura ritmica, il Boss ricostruisce pagine tradizionali accompagnato da una superband rigorosamente acustica che comprende tra gli altri Mark Clifford al banjo, Charles Giordano alle tastiere e alla fisarmonica, Soozye Tyrell e Sam Bradfeld al violino, Frank Bruno alla chitarra, Art Baron alla tuba, Richi «La bamba» Rosenberg al trombone, Ed Manion al sax, Art Baron alla tuba, Mark Pender alla tromba. Tutti questi artisti saranno sul palco del Forum domani, quando Springsteen presenterà il disco in concerto nell’unica data italiana dello show. «Molte delle canzoni che scrivo, soprattutto quelle acustiche - ha detto il Boss presentando il lavoro - prendono spunto dalla tradizione. Questo cd e questi concerti sono in un certo senso una liberazione; così ho pagato il mio debito alle radici imparando a raccontare un intero mondo con poche note e poche parole». In pratica una megaband fa rivivere le ballate che Pete Seeger intonava (e intona a tutt’oggi, a 87 anni, nei campus e nei club dove è ancora attivo) con l’asciutta sobrietà del suo banjo (più raramente con la chitarra) e con l’eloquenza della sua voce bizzarra. We Shall Overcome (scritta da Seeger unendo melodie e testi di antichi spiritual come No More Auction Block For Me e I’ll Be Allright e diventata un inno del movimento pacifista e delle marce di Martin Luther King) è un vecchio pallino di Springsteen, che la cantò nel doppio cd-tributo a Seeger Where All the Flowers Gone insieme ad artisti come Jackson Browne, Ani DiFranco, Roger McGuinn, Tom Paxton. Ora la rimette in gioco con un arrangiamento leggermente diverso. Il disco (e il concerto) partirà con l’allegria caciarona - a metà strada tra bluegrass, country e folk celtico - di Old Dan Tucker, un brano che Seeger ha strappato dal mondo ottocentesco della «minstrelsy» (reso famoso dal mitico Dan Emmett), e via via si dipaneranno ballate di fuorilegge come Jesse James, inni gospel come Oh Mary Don’t You Weep, antiche filastrocche che risalgono al ’500 come Froggie Went A-Courtin, la ballata dei Erie Canal (storia di un pioniere che innalza il suo «canto d’amore» al suo mulo) passando per superclassici come John Henry (la storia del mitico e gigantesco operaio della ferrovia che muore ingaggiando una lotta all’ultimo respiro con una perforatrice. «Queste canzoni le sento mie come quelle che scrivo io stesso - ha detto Springsteen - perché sono storie di vita, descrivono persone che lottano contro un mondo che le accerchia, magari consumate ma non vinte».
Accanto al repertorio del nuovo album Bruce Springsteen presenterà anche alcuni dei suoi brani, naturalmente riarrangiati in versione acustica. I suoi fan rockettari integralisti dovranno aspettare: ora è il momento dell’omaggio a un mondo a cui il rock deve tanto e che sempre più spesso dimentica.