Boss in isolamento ma col telefonino Preso il secondino che glielo forniva

da Palermo

Celle di massima sicurezza, ma con telefono in camera. Nel carcere di Pagliarelli i boss potevano comunicare tranquillamente con l’esterno grazie a un telefonino cellulare che un agente di polizia penitenziaria riusciva a far entrare nelle celle, insieme alla droga. E i detenuti ripagavano il secondino con qualche centinaio di euro e giocattoli per i suoi figli. La scoperta di questo vero e proprio «call center» illegale è stata fatta dai carabinieri che indagavano sulla latitanza di Giovanni Motisi, un boss mafioso ricercato da diversi anni a Palermo. Ascoltando le conversazioni di persone tenute sotto controllo, gli investigatori hanno scoperto che parlavano al telefono con mafiosi chiusi in carcere. In manette è finito l’agente Giuseppe Trapani, 43 anni, originario di Sciacca. Ordini di custodia cautelare anche per altre persone: un detenuto, la moglie e uno spacciatore.