Bossetti fa i nomi di due colleghi: mi difenderanno

L'ennesima puntata di questa ormai infinita telenovela che è diventata la caccia all'assassino di Yara Gambirasio, va in onda oggi nei laboratori dei Ris di Parma. Da una parte gli esperti degli investigatori, dall'altra quelli della difesa del muratore di Mapello accusato dell'omicidio. È il momento delle analisi sui rilievi eseguiti sulla Volvo e sul furgone di Massimo Giuseppe Bossetti, l'«ignoto uno» finito in carcere da oltre tre settimane. Si tratta di stabilire se sia effettivamente sangue quello rilevato a bordo dell'auto e del furgone del muratore, e in caso affermativo di stabilire soprattutto se via siano tracce della vittima. Intanto, mentre la procura di Bergamo prosegue le indagini gli investigatori continuano a «ripassarsi» le immagini delle telecamere che il giorno della scomparsa della tredicenne potrebbero aver filmato qualcosa di utile. Ora che c'è un sospettato si sa cosa cercare. Ovvero segni di suoi passaggi nelle zone frequentate da Yara, qualcosa che possa eventualmente confutare le sue dichiarazioni. L'unica cosa che sembra certa, allo stato, è che il Dna trovato sugli indumenti della tredicenne, oltre ad appartenere all'indagato non ha subito contaminazioni. Il muratore ha spiegato il possibile perché della sua traccia trovata sul cadavere: soffre di epistassi e perdipiù in qui giorni si era leggermente ferito al lavoro. Qualcuno potrebbe aver ucciso Yara utilizzando un attrezzo usato da lui. Bossetti ha fatto i nomi di due colleghi che potrebberlo confermarlo. e Giuseppe Novelli, genetista alla guida del gruppo che ha mappato il profilo di «Ignoto 1». L'esperto non esclude nulla. «La possibilità che il Dna di una persona possa essere finito su un reperto o in un luogo del crimine c'è sempre».