Bossi: «Anch’io mi candido se la Lega lo vuole»

Il titolare delle Riforme difende la devoluzione davanti agli “amici del Sud”: «Non è contro di voi». Poi urla: «Viva il Mezzogiorno»

Emanuela Fontana

da Roma

I colpi di scena alle primarie che la Cdl è disposta a organizzare non sono finiti. Nella lista dei candidati alle «elezioni» interne per la leadership si potrebbe aggiungere anche il nome di Umberto Bossi. L’appuntamento verrebbe comunque appoggiato dal Senatùr, e per svariati motivi: prima di tutto perché «piuttosto che litigare è meglio fare le primarie». Poi, ha spiegato il leader della Lega alla festa del Carroccio al Park Hotel di Rastignano (Bologna), dove è intervenuto, le consultazioni porterebbero «dei vantaggi, perché comunque sono anche un modo per fare campagna elettorale e poi se c’è gente che vuole qualcosa, va bene». Le primarie, ha riflettuto, «sono comunque un meccanismo democratico, per aprire varchi dentro la Cdl». Alla domanda più diretta, se si candiderà, Bossi ha risposto come un calciatore: «Il mio partito mi deve dire cosa fare. Non ne abbiamo ancora parlato». In attesa di riunioni leghiste che potrebbero far uscire dal cilindro l’inatteso nome di Bossi, è lo stesso capo di via Bellerio a insignire comunque il premier, sulla cui tenuta psicofisica non ha dubbi: «Secondo me Berlusconi non ha la minima paura, lui si sente sicuro. Povero Berlusconi, perché deve essere una trappola? Non lo è. Il tempo lo dirà».
Ecco poche battute ma diritte al bersaglio: se gli avversari di Berlusconi vogliono le consultazioni nessun problema, sembra il ragionamento di Bossi, ma potrebbero anche essere un boomerang. Non è stato l’intervento del leader l’unica mossa leghista di ieri. Dal ministro per le Riforme Roberto Calderoli è arrivato il secondo intervento della giornata: «Non faremo in modo che il referendum sulla devoluzione lo chieda la sinistra, ma lo chiederemo noi». L’annuncio non è stato lanciato da una roccaforte del Nord, ma dal profondo Sud, il parterre di Reggio Calabria dove al Devolution day la Lega è riuscita a portare niente meno che premier e vicepremier, Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini.
Calderoli parla dunque di federalismo, ma per rivendicare l’importanza del «voto del popolo» a quel pacchetto devolution che è la condizione imprescindibile perché il Carroccio stia nella coalizione di governo. Il ministro chiama la convocazione plebiscitaria, precisando che la Lega non ha paura perché «siamo convinti di quello che abbiamo fatto e siamo convinti che le riforme non devono essere votate solo dal Parlamento, ma anche dal popolo». Un referendum confermativo targato Cdl è lo spunto che più piace al pubblico, un apprezzamento testimoniato da un lungo applauso. Il titolare delle Riforme precisa che è necessario anche spiegare meglio i contenuti del federalismo a quel «popolo» chiamato a votare, «chiarezza nell’incertezza. Alcuni dicono che le riforme partiranno nel 2001, altri nel 2016, altri ancora assicurano che non arriveranno assolutamente mai... Io non ho vincoli - precisa Calderoli -, lo dico chiaro e tondo: gli edicolanti riescono davvero a scrivere tutto e il contrario di tutto. Ma di questa riforma non è stata raccontata una sola cosa vera». Il federalismo, è stata la spiegazione davanti al pubblico di Reggio Calabria, non è contro il Sud: «Credo - riflette - che sia l’unico strumento con cui ci possa essere un dialogo tra il Nord e il Sud del Paese».
Calderoli chiama i calabresi «amici del Sud», si dice «felice di essere qui e di farmi vedere: non ho due teste e non ho la pelle verde. Non sono un marziano...». Nord e Sud devono essere «alleati sapendo di esserlo e non stando lì a tirarsi la coperta troppo corta da una parte e dall’altra, posso dire come lombardo e come bergamasco: viva il Mezzogiorno, viva il Nord del Paese». A rilanciare sulla devolution è stato ieri anche il ministro del Welfare Roberto Maroni, che ha risposto alle battute di Marco Follini sul tema delle riforma federale («ne ragioneremo con i nostri parlamentari»): «I patti sono chiari e prevedono di approvare la devolution in questa legislatura - ha risposto Maroni a Follini - . Ci aspettiamo che sulla devolution non ci siano sorprese, perché vorrebbe dire non rispettare i patti e assumersi la responsabilità delle conseguenze».