Bossi avvisa i finiani: "Basta un no e si vota"

Il Senatùr boccia l’idea di un vertice a tre con Berlusconi e Fini: "Tra loro problemi personali". Il "patto del trampolino" proposto da Calderoli non piace nemmeno al premier. Bocchino: "Attacchi rozzi al leader del Fli. Prima servono le scuse"

Non è un mistero che non sia piaciuta nemmeno al presidente del Consiglio. Berlusconi ieri ha lasciato Porto Rotondo dopo quattro giorni di relax e lavoro e, in serata, è tornato a Milano. La convalescenza a Villa Certosa l’ha passata a occuparsi delle questioni di governo. E nelle ultime ore di vacanza ha ricevuto ministri e uomini del Pdl, in particolare il responsabile della Giustizia Angelino Alfano e il sottosegretario alla Giustizia Gianni Letta. Nessuna presa di posizione, né risposte ai giornalisti, anche perché i medici gli hanno raccomandato riposo assoluto dopo l’intervento alla mano sinistra e quindi non c’è stata la consueta passeggiata nel borgo della Gallura.
Anche ieri è continuato il silenzio del partito di maggioranza sulla proposta del ministro della Semplificazione.

Nel partito sono tutti in attesa dell’ufficio di presidenza di mercoledì e, soprattutto, di sapere come si regolerà il premier. Ma l’idea più diffusa nel Pdl è che di «vertici in questa legislatura ne abbiamo fatti tanti. Abbastanza per capire che se non c’è la volontà politica sono inutili». E di volontà di Fli a impegnarsi a fondo per salvare il governo, non sembra essercene tanta, se è vero che dopo una timida apertura del moderato Silvano Moffa, ieri Italo Bocchino, ha riportato il gruppo finiano nei solchi della strategia che punta al governo tecnico. «La proposta di Calderoli è anche ragionevole, però non so se il vertice a tre lo mettiamo facilmente in piedi. Non c’è soltanto l’aspetto politico. Ma anche il lato umano, personale. E l’animo di Fini -spiega l’esponente Fli- porta i segni di una campagna di aggressione rozza, volgare sferrata da Berlusconi. Che lo ha colpito negli affetti familiari, in modo doloroso. Credo - sottolinea Bocchino - che Berlusconi debba della scuse».

Scenari che fanno riprendere quota all’idea delle elezioni. È Umberto Bossi a evocare le urne. «Se qualche volta non passa una legge, allora sappiamo che bisogna andare a votare». Ma poi spiega che a suo giudizio, il governo non rischierà nemmeno sulla giustizia. «È uno dei possibili campi minati, ma non è detto nemmeno lì, perché secondo me i parlamentari e soprattutto la sinistra hanno paura di andare alle elezioni e quindi assisteremo a una sinistra che dà il voto a Berlusconi». Ed è proprio la riforma della giustizia lo snodo sul quale si decideranno le sorti del governo e l’argomento forte del prossimo ufficio di presidenza del Pdl. Si farà, ha assicurato ieri il ministro Alfano, con il sì dei finiani.