Bossi: bravo Gianfranco, difende il Colle

RomaPrima elogia Giuseppe Tatarella, poi smentisce categoricamente contrasti tra Silvio Berlusconi e Gianfranco Fini e infine ha parole di elogio per il presidente della Camera che «fa solo il suo lavoro». Umberto Bossi è appena uscito dalle stanze del gruppo della Lega quando arriva nell’anticamera di una delle vicepresidenze di Montecitorio e si sofferma davanti a un enorme quadro. «Battaglia. Scuola Salvator Rosa», recita la targhetta. In compagnia di Roberto Cota, il ministro ascolta qualche minuto il commesso che gli illustra il dipinto del Seicento e ricorda un altro quadro, quello della Battaglia di Lepanto, che dallo scorso ottobre campeggia nella sala Bruno Salvadori del gruppo parlamentare del Carroccio. «Per noi - dice il leader leghista - ha enormi significati storici».
Mentre il Senatùr parla, sempre al primo piano della Camera ma esattamente dall’altro lato del palazzo, Berlusconi e Fini sono chiusi a colloquio dopo aver preso parte alla commemorazione di Giuseppe Tatarella. Parte da qui Bossi. Perché, dice, «credo che Tatarella abbia anticipato Fini e che Fini abbia molto imparato da lui». «È stato un moderato quando il suo partito non lo era - spiega il leader della Lega - e ha capito che An sarebbe stata molto più importante se avesse avuto un ruolo di governo». Poi, aggiunge per evitare di perdere la sua verve polemica, «diciamola tutta: è stato anche un vecchio furbone della politica». Insomma, Fini come Tatarella? In un certo qual modo sì, anche se - dice il ministro delle Riforme - il disegno di un grande partito del centrodestra ha subito una frenata. «Qualcosa - spiega - si è fermato perché le cose non si formano di colpo, serve un po’ di tempo». Comunque, aggiunge riferendosi al Pdl, «per adesso due passi Berlusconi e Fini li hanno fatti». Come davvero finirà, però, «lo vedremo solo con il tempo».
Qualche dubbio sul futuro del Pdl, dunque, Bossi ce l’ha. Mentre non ha incertezze sui rapporti tra il premier e il presidente della Camera che i giornali e il chiacchiericcio del Transatlantico continuano a raccontare difficili. «Secondo me - dice Bossi - i rapporti tra i due non sono affatto tesi. Fini fa il suo lavoro di presidente della Camera ed è in contatto col presidente della Repubblica». Insomma, «vista l’istituzione che guida, fatalmente cerca di garantire dei rapporti il meno tesi possibile» con il Quirinale. Al suo posto si sarebbe comportato allo stesso modo? «Questo davvero non lo so. Fortunatamente - dice il ministro delle Riforme con un sorriso - non sono io il presidente della Camera. È una posizione difficile e che ti astrae dalla politica. Molto meglio stare sul territorio». E i malumori dentro An rispetto alla linea seguita fino ad oggi da Fini? «Lui fa bene a guardare avanti - dice Bossi - e i suoi dovrebbero capire la complessità di un ruolo come la presidenza della Camera e occuparsi di fare politica. Li vorrei vedere nei panni di Fini...».
Pure nei confronti di Giorgio Napolitano il Senatùr ha parole di elogio. «Al suo posto - è la premessa - non avrei mandato quella lettera perché non si può sostenere che non c’erano i requisiti di necessità e urgenza visto che Eluana stava morendo di fame e di sete». Detto questo, «è una figura di garanzia» ed è giusto che sia arbitro del «potere di decretazione». E all’obiezione che forse Berlusconi non la pensa allo stesso modo, Bossi risponde in maniera categorica: «La decretazione d’urgenza c’è sempre stata ed è fondamentale. Ma quelle che ho letto sui giornali sono tutte stupidaggini perché Berlusconi non si è mosso per calcolo o per andare allo scontro con Napolitano». «La verità - conclude Bossi - è che Silvio si è sentito in dovere di sostituirsi a un padre che non c’era. Ed era sinceramente convinto di riuscire a salvare Eluana». Sulla Costituzione e sul riequilibrio dei poteri, dunque, «non ho mai sentito dire a Berlusconi che va cambiata».