Bossi: colpiscono noi e D’Alema e puntano al Centro

Il Senatùr vede i giovani padani per organizzare la campagna sul territorio: «Sarà tutta anti-sinistra»

Adalberto Signore

da Roma

Sulle inchieste delle Procure di Milano e Roma su Banca Popolare Italiana e Unipol, Umberto Bossi ha una sua convinzione. Che negli ultimi giorni ha ripetuto più di una volta ai dirigenti del Carroccio. «Noi siamo la forza del cambiamento, il partito più fedele e più vicino al premier. E quindi - il ragionamento del Senatùr - questi qui stanno facendo l’equazione “Lega uguale Berlusconi”. La verità è che mirano a noi per colpire lui». È per questo che il leader della Lega continua a predicare cautela. Perché «la partita è più grande di quanto sembri, come dimostra il fatto che hanno tirato dentro anche D’Alema».
Insomma, l’idea che si è fatto Bossi è che dietro le inchieste sui «furbetti del quartierino» ci sia una vera e propria operazione che mira a sgretolare l’attuale sistema politico e rilanciare il centro. E non è un caso che ieri nel Carroccio più d’uno puntasse il dito contro alcuni esponenti di Udc e Margherita.
Così, dopo aver letto su Repubblica del presunto coinvolgimento di Roberto Calderoli e Giancarlo Giorgetti nell’affaire Fiorani, ieri il Senatùr ha alzato il telefono e li ha chiamati. Sia per il ministro delle Riforme che per il presidente della commissione Bilancio della Camera Bossi ha avuto parole di conforto, perché «la nostra è una famiglia e il movimento è tutto con voi». «Non vi avvilite - è stata la sua esortazione - che se siete finiti in questa situazione è solo perché vogliono dividerci». E a Calderoli e Giorgetti sono arrivate telefonate di solidarietà da tutta la Lega, perché - spiega un dirigente - «è chiaro che siamo davanti a un complotto». Insomma, gli otto milioni di debiti della Credieuronord e il salvataggio della cosiddetta banca padana ad opera della Bpi (ex Bpl) sono una cosa, i nomi di alcuni politici leghisti che stanno uscendo dai verbali un’altra. Perché, spiega Giancarlo Pagliarini, «è ridicolo che continuino a tirare fuori i nostri conti correnti alla Bpi». «Quando nacque la Credieuronord - spiega l’ex ministro del Bilancio - tutti i dirigenti della Lega, dal sottoscritto fino a Bossi, hanno aperto un conto che oggi, dopo l’acquisizione, è passato alla Bpi». «Si stanno strumentalizzando normali operazioni bancarie», gli fa eco Roberto Cota. «Siamo di fronte a un attacco politico - aggiunge il sottosegretario alle Attività produttive - in cui si colpisce Calderoli perché è l’uomo più esposto della Lega». «Il ministro delle Riforme - dice Roberto Maroni dopo averlo sentito al telefono - ha avuto rapporti finanziari con la Popolare di Lodi, come ciascuno ha con una banca. Ma nulla c’entra con la sua attività di governo. L’ho trovato avvilito, so quanto è rigoroso». A chi l’ha sentito, infatti, Calderoli si è detto rammaricato del «fango» che gli sta arrivando addosso per «un’accusa che non è neanche circostanziata». Insomma, «si parla di un sms e lo si interpreta come una prova di colpevolezza» senza nemmeno sapere perché o per come è stato mandato. «Le mie - ha ripetuto a più d’una persona - era normali operazioni bancarie». E pure buttare nel calderone Giorgetti - aggiunge un dirigente - «è ridicolo, visto che proprio lui fu indicato dall’assemblea dei soci di Credieuronord come persona di fiducia per far luce sui buchi nel bilancio. Normale, dunque, che abbia avuto rapporti con Fiorani».
Martedì, intanto, Bossi ha incontrato a via Bellerio il Movimento giovani padani per organizzare la campagna elettorale sul territorio che - ha spiegato - «dovrà essere impostata tutta in chiave anti-sinistra». Poi, una raccomandazione: «Imparate a fare comizi, perché il futuro della Lega siete voi».