Bossi: "Così faremo guadagnare gli italiani"

Il ministro leghista annuncia una cabina di regia per verificare le spese degli enti locali. Apre all’Udc nel Pdl e sulle amministrative: "Le sedi locali decideranno se correremo soli"

Milano - «Sono la pecorella smarrita, ecco perché i vescovi mi vogliono incontrare» butta lì Umberto Bossi. E ride, ma la sua non è soltanto una battuta. Il leader della Lega è davvero pronto a tutto pur di ottenere il federalismo. Non è un’iperbole né un modo di dire. Bossi dialoga con la sinistra, cerca l’imprimatur della Cei e del suo presidente, il cardinale Angelo Bagnasco. È disponibile persino a spalancare le braccia all’Udc e a Pierferdinando Casini: «Se vota il federalismo, gli offro il mio ministero». Amici, avversari, nemici, si tratta con tutti pur di raggiungere l’obiettivo. Il fine giustifica i mezzi. Così è allegro e sembra ottimista, convinto della bontà del disegno di legge che si prepara a portare in Consiglio dei ministri.

Il giorno dopo la festa dei Democratici, dove ha conquistato la scena e i titoli di giornali e telegiornali, il Senatùr è in via Bellerio, sede della Lega, al lavoro insieme con il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli. In tv scorrono le immagini dei campioni olimpici e lui si entusiasma ricordando le scorpacciate sportive di Ponte di Legno: «In montagna ho passato notti intere a guardare le gare. Il nuoto è quel che mi è piaciuto di più. Mi è mancato il fiato di fronte al triathlon: è incredibile vedere atleti che vanno in bici per cinquanta chilometri e poi attraversano il lago. Il calcio è bello da guardare perché è geometria, ma alle Olimpiadi ci sono sport che ti accalappiano». Cambiano le inquadrature e arrivano i servizi sulla festa del Pd: «Sono tornato dal mare per andare a Firenze. Sarei entrato a fare il bagno ma c’era la bandiera rossa e non sono riuscito a farmi cullare dalle onde». Come ha confidato tra il serio e il faceto «la montagna mi ha un po’ stufato, ci sono troppi vecchi».

Alla festa dei democratici non è filato tutto liscio. Bersani si è scontrato con Tremonti...
«Bersani doveva fare quella parte lì e contestare Tremonti, altrimenti i militanti pensavano che ci eravamo messi d’accordo... Ma è bravo ed è bravo anche Sergio Chiamparino».

Perché vuole un accordo con la sinistra sul federalismo? Non bastano i voti della maggioranza?
«Non bisogna farlo per forza l’accordo, ma è meglio, perché è preferibile non incendiare gli animi, se si possono mantenere i rapporti. Quando si comincia a litigare non si sa più che cosa succede e che cosa riusciamo a fare. Ci sono di mezzo le Regioni e i Comuni. Se salta il meccanismo dei Comuni, tocchi la gente da vicino. Sono tanti gli italiani chiamati in causa».

Teme che finisca come con la devolution, bocciata dal referendum?
«Il referendum non si può fare perché sulle materie fiscali è vietato e la nostra riforma è legata alla Finanziaria. Se vogliamo, abbiamo i numeri per andare avanti da soli. Però è meglio trovare un accordo con tutti, inclusi i sindaci che dovranno gestire la riforma. Ce ne sono di bravi anche a sinistra».

Il cardinale Bagnasco dice che vuole incontrarla. Parlerete di federalismo?
«Il nostro federalismo è una riforma che va bene per tutti. Cercheremo di parlare anche con i vescovi. L’incontro avverrà in modo riservato, perché loro non amano la pubblicità».

La Chiesa insiste molto sul tasto della solidarietà. Lei che ne pensa?
«Il patto di solidarietà va rispettato, ma serve una cabina di regia del federalismo per controllare come vengono spesi i soldi. Così com’è adesso, la Conferenza Stato Regioni è un mercato delle vacche. Ci sono migliaia di Comuni e ognuno chiede per sé. La spesa pubblica italiana è alle stelle perché non è ancora stato introdotto il federalismo. Dobbiamo fare in fretta».

Chi vorrebbe nella cabina di regia del federalismo?
«Bisogna che siano presenti quelli che pagano, e cioè le Regioni che versano i soldi in favore delle altre, perché le Regioni che pagano devono poter controllare come viene speso il denaro. Il principio è che se ti do i soldi per fare le strade, tu poi le strade devi farle davvero perché io vengo a controllarti. E la stessa cosa vale per la sanità. Invece adesso i soldi non hanno vincoli, vengono trasferiti senza una destinazione precisa. Per questo se ne sono persi tanti».

E l’Ici? Sempre convinto che sia una buona tassa o ha cambiato idea dopo le polemiche di Ferragosto?
«In tutta Europa, negli Stati federali, l’autonomia fiscale arriva dalla tassa sugli immobili. Non l’ha detto il Padreterno che debba essere così anche da noi, ma inventare una cosa nuova rimanendo all’interno della normativa europea non sarà una cosa facile. Anche per questo credo che sia inutile fare casino con la sinistra e con i sindaci».

È favorevole alla riforma della giustizia?
«È Berlusconi che tratta quelle cose lì. Fortunatamente non ho il ministro io. La volta scorsa con Castelli non abbiamo fatto in tempo a risolvere una questione grave: nelle carceri chi ha ucciso i genitori sta insieme a chi ha rubato la mela e questo non va bene. È un problema da affrontare».

Un altro tema estivo della politica è il rinato flirt tra Pdl e Udc. La Lega come vedrebbe Casini nella maggioranza?
«Non sono così contrario, anche se Casini è un po’ rompiballe e vuole essere inseguito... Dice di andare sempre in chiesa, può darsi che porti qualche miracolo. Potrebbe cambiare anche lui. Lasciamo fare a Berlusconi. Per me l’unica cosa importante è il federalismo e se Casini lo vota, va bene anche Casini. Se passa il federalismo, gli offro il mio ministero».

Vuol dire che sarebbe pronto a lasciare il ministero delle Riforme all’Udc in cambio del sì al federalismo?
«Una volta che è passato il federalismo, che cosa ci sto a fare? Meglio non essere ministro».

E che vuole fare Bossi senza ministero? Intende darsi alla politica di lotta e di governo?
«Quando avrò ottenuto il federalismo, posso anche andare a fare il bracciante».

C’è chi teme che la Lega voglia correre da sola alle amministrative. Conferma?
«Vuole sapere troppe cose e le elezioni sono ancora lontane. Decideranno caso per caso le sedi periferiche. Ma nessuno è fesso e i leghisti sono meno scemi di quanto pensano alcuni. Si farà tutto ciò che servirà per vincere le elezioni».

Una delle questioni aperte è la Regione Lombardia. È d’accordo su un altro mandato per Formigoni o chiederà un candidato leghista?
«Sono cose lontane. Ma sentiremo che cosa vuole fare Formigoni, se davvero vuole restare, e troveremo una soluzione. Dipende da noi ma anche da lui, perché si è comportato bene e la sua opinione è importante».

Sulla gestione dell’Expo 2015 sono nate tensioni tra il governo e il Comune di Milano. Qual è l’opinione di Umberto Bossi?
«Letizia Moratti è stata bravissima a portare a casa l’Expo. Senza di lei, che ha messo in azione tutta la sua famiglia, l’Expo non sarebbe mai arrivata a Milano. Poi ha inventato un meccanismo in contrapposizione con il Codice civile e Tremonti l’ha fatto saltare. Ma io mi fido della Moratti e degli uomini che sceglie. Se li sceglie lei, a noi vanno bene».