Bossi dà credito a Fini: "Si comporterà bene"

Manovre sul simbolo del Carroccio. Calderoli: "Usano persino l’Alberto da Giussano per far saltare l’alleanza con Berlusconi". Il Senatùr ritorna sui ministeri al Nord: "Sarà il nostro prossimo obiettivo"

Roma - «Il governo tiene fin quando ha i voti». È lapalissiano ma ottimista Umberto Bossi nel bagno di folla della festa novarese della Lega Nord a Cameri, il giorno dopo il successo di Villa Campari, dove mercoledì ha incassato da Berlusconi lo stop all’alleanza con l’Udc in cambio di una frenata sul voto. Il ministro per le Riforme è intervenuto nella tarda serata di ieri nella località piemontese e i giornalisti gli hanno chiesto una previsione su come si comporterà Fini in questo delicato passaggio della coalizione di governo. «Bene», ha risposto lapidario il leader del Carroccio, accompagnato dal presidente della regione Piemonte Roberto Cota e dal segretario della Lega Giancarlo Giorgetti. Ribadendo poi un progetto che da tempo sta a cuore alla Lega: «Abbiamo portato a casa il federalismo che abbiamo inseguito per tanti anni- ha detto il Senatùr-, ora lavoreremo per il decentramento che vuol dire portare al Nord un pò di ministeri e migliaia di posti di lavoro».

E intanto nel Carroccio scoppia il caso del simbolo «rubato». Almeno è quello che ha scritto ieri Il Riformista secondo la cui ricostruzione ci sarebbe stato un presunto acquisto nel 2005 da parte di Silvio Berlusconi dell’effigie della Lega Nord, quella con l’immagine di Alberto da Giussano. Una falsità secondo il ministro Roberto Calderoli. «Il simbolo della Lega Nord con l’Alberto da Giussano - ricorda Calderoli - nasce il 4 dicembre 1989, con l’atto fondativo del nostro movimento, inoltre tale simbolo già in precedenza apparteneva alla Lega Lombarda, movimento fondato dallo stesso Umberto Bossi, e da allora fino ad oggi è appartenuto e appartiene al nostro movimento e al suo Segretario federale, Umberto Bossi. I simboli elettorali non sono marchi commerciali e pertanto non possono essere venduti, ma nascono con un movimento politico venendo poi confermati nei suoi vari congressi, come è appunto accaduto nella Lega Nord e come testimoniato dal fatto che, a norma di legge, a depositare tale simbolo presso il ministero degli Interni, a ogni tornata di elezioni, incluse quelle successive al 2005, è stato lo stesso Umberto Bossi o un suo delegato, cosa che confuta per tabulas l’articolo del Riformista». «Ancora una volta - conclude Calderoli - assistiamo ad un attacco nei confronti della Lega e a un tentativo di incrinare l’alleanza tra Bossi e Berlusconi, arrivando al paradosso di ipotizzare presunti ricatti da parte dello stesso Berlusconi per condizionare la nostra strategia politica».

E torniamo all’accordo «tagliafuori» dell’Udc. A tenere banco è anche la possibilità di applicarlo anche a livello locale. Ieri c’è stata alta tensione in Lombardia, dove il presidente della Regione Lombardia, Roberto Formigoni, si dice quanto meno possibilista: «In autunno andranno definite alleanze e candidati e potrebbe essere un’occasione positiva» anche se «nulla è scontato». Per Formigoni sul piano nazionale, il dialogo con l’Udc «è una cosa naturale e benvenuta» data l’appartenenza alla «stessa famiglia politica del Ppe». Per Formigoni è infatti possibile «collaborare anche senza far parte dello stesso governo». Di diverso avviso il presidente del consiglio regionale, il leghista Davide Boni, la decisione di Silvio Berlusconi e di Umberto Bossi di chiudere alla possibile alleanza con l’Udc a livello nazionale, deve essere applicata anche a livello locale. Una presa di posizione che smentisce «Se a livello nazionale - dice Boni - è stato deciso che per il momento si va avanti senza Udc, non vedo perché si continui a insistere per tirare in casa a livello lombardo e milanese una forza politica che rappresenta quanto di più lontano ci possa essere dalla volontà di rinnovare in senso federalista questo Paese». «Non vorrei - aggiunge Boni - che la nostalgia della vecchia Dc faccia dimenticare a qualcuno quali sono le riforme di cui necessita il nostro territorio e che il movimento che rappresento si è impegnato a portare avanti, forte della fiducia degli elettori. Impossibile quindi allearsi con chi non ha a cuore il cambiamento e disprezza chi da anni lavora per questo. Non abbiamo infatti bisogno di restare ancorati a vecchi sistemi quanto di crearne di nuovi». Pilatesca il sindaco Letizia Moratti, che si è limitata a ricordare che l’Udc è in giunta a Milano, mentre per il futuro si vedrà.