Bossi disegna la Lega del futuro: «Sarà Giorgetti il mio successore»

«Mani libere se perde la Cdl. La maglietta di Calderoli? Io non l’avrei messa»

Adalberto Signore

da Roma

Prima lo scontro neanche troppo sotterraneo tra Roberto Maroni e Giancarlo Giorgetti, poi la lunga e difficile notte passata alle prese con le prevedibili beghe sulle liste elettorali e infine la quasi investitura di chi sarà destinato a guidare il movimento. Che per la prima volta dopo anni la Lega stesse andando incontro a qualche scossone interno lo si era capito già da qualche tempo e se ne era avuta conferma una ventina di giorni fa con il pubblico j’accuse di Maroni che attaccava di petto «i troppi berluscones» presenti nel Carroccio. Il ministro del Welfare non arrivava a fare nomi e cognomi, ma l’elenco dei dirigenti sul banco degli imputati era chiaro, a partire da Giorgetti fino ad arrivare al giovane Paolo Grimoldi, coordinatore federale dei Giovani padani. Dopo è arrivato lo scontro sulle liste elettorali, che soprattutto in Lombardia ha visto più di un caduto, e infine l’intervista a Panorama (in edicola oggi), in cui Umberto Bossi dice di non escludere un suo passo indietro (ma «fra tre, quattro anni, quando saranno maturati i tempi») e ipotizza «mani libere» della Lega nel caso di sconfitta della Cdl alle elezioni.
Il Senatùr, però, oltre a immaginare il suo futuro come «vecchio saggio» della Lega, si spinge più in là. E ipotizza due possibili candidati alla successione. Il primo è Giorgetti («molto saggio»), già indicato da Bossi qualche anno fa come suo delfino. Il secondo è Marco Reguzzoni («uno che potrebbe avere la dote del comando»), giovane presidente della Provincia di Varese. Dei tre ministri Bossi non parla, salvo ripetere che nella discussa vicenda della maglietta Roberto Calderoli è stato «sfortunato» («ma - precisa - è evidente che io non l’avrei messa»).
Insomma, tornando con la mente al braccio di ferro tra Maroni e Giorgetti («vista la compagnia che ho dovuto frequentare in questi cinque anni al governo - commentava ieri il ministro del Welfare - io mi sento più un pescecane che un delfino...») e passando per la stesura delle liste elettorali, più d’uno a via Bellerio legge le parole di Bossi come una conferma del suo asse preferenziale con il fidato segretario della Lega Lombarda e i suoi uomini più stretti. Per due ragioni. La prima è che nella stesura delle liste, tutti quelli tacitamente additati da Maroni come «berluscones» hanno avuto i posti più ambiti: Giorgetti è secondo dopo Bossi in Lombardia 1 alla Camera; il giovanissimo Grimoldi nella notte tra sabato e domenica è stato «promosso» da Bossi dall’ottavo posto in Lombardia 2 al terzo nella più prestigiosa Lombardia 1; Rosy Mauro è sesta al Senato in Lombardia, facendo eccezione alla regola per cui la Lega non avrebbe candidato né presidenti di Provincia né consiglieri regionali; Federico Bricolo è secondo dopo il Senatùr in Veneto 1 alla Camera; mentre Stefano Stefani è capolista al Senato sempre in Veneto. Insomma, per tutti posti di prim’ordine. Salvo che per Reguzzoni, investito però come papabile alla successione (anche se il fatto che fosse presente durante l’intervista ha, secondo qualche scettico, «un po’ aiutato»). Un po’ defilato in questa querelle resta invece Calderoli, che molti raccontano infastidito per la sua collocazione in lista (capolista al Senato in Piemonte invece che nella sua Lombardia). In verità, però, sembra che il suo destino fosse noto da almeno due settimane e che sia stato proprio Roberto Cota, segretario della Lega in Piemonte, a chiedere a Bossi un capolista per Palazzo Madama che facesse «da traino». Il tutto, ovviamente, con il placet del diretto interessato.
Bossi parla anche del futuro nella Cdl e, in caso di sconfitta, ribadisce una linea che il Carroccio ha sposato da tempo: a quel punto «la Lega potrebbe avere le mani libere» e scegliere le alleanze di volta in volta «sulla base dei cambiamenti che riusciremo a portare a casa». Parole che il leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini raccoglie in modo un po’ stizzito («parlo solo di vittoria della Cdl, non ragiono sui se...»), ma che per l’ex segretario centrista Marco Follini confermano che «la scelta di puntare a un rapporto privilegiato con il Carroccio è discutibile». Sfuma Ignazio La Russa, capogruppo di An alla Camera, perché «Bossi cita un pericolo solo per scongiurarlo». Mentre secondo Antonio Tajani, capogruppo di Forza Italia all’Europarlamento, quello del Senatùr è «un periodo ipotetico dell’irrealtà».