Bossi e Berlusconi non sciolgono il nodo Formigoni

Ore decisive per il destino del presidente della Regione. Oggi il governatore incontra il futuro premier e Galan

Giornate frenetiche e decisive. Dopo il vertice Bossi-Berlusconi di ieri, Roberto Formigoni sarà ad Arcore questo pomeriggio, così come il presidente del Veneto, Giancarlo Galan. Andrà a posto un altro tassello che lega il ruolo dei governatori alla squadra di governo. Umberto Bossi, dopo un incontro ad Arcore con Silvio Berlusconi, si è detto molto soddisfatto di aver portato a casa quattro leghisti nel governo Berlusconi. Il Senatùr elenca l’Interno (per Roberto Maroni), le Riforme (per se stesso), l’Agricoltura (per il vicepresidente del Veneto, Luca Zaia) e il ruolo di vicepremier per Roberto Calderoli. Un pacchetto soddisfacente che potrà ancora essere usato come «merce di scambio» per cercare di ottenere la Lombardia, che la Lega riterrebbe il maggior successo possibile. Il Senatùr preferisce la Regione e lascerebbe anche gli Interni a Formigoni, ma è chiaro che a decidere non potrà che essere Berlusconi. Come spiega Calderoli «della questione dei governatori ne parlerà Berlusconi anche perché i presidenti appartengono alla sua forza politica». Nella lista Bossi, tra l’altro, manca il nome di Roberto Castelli, candidato alla successione di Formigoni.
Insomma, la Lombardia è un nodo aperto. Formigoni ha detto più volte di essere interessato solo a un ruolo di primo piano a Roma, altrimenti rimarrebbe al Pirellone. Tra le postazioni segnalate dal governatore la presidenza del Senato (che al momento sembra vedere in pole position l’azzurro Renato Schifani) oppure il ministero degli Interni (che la Lega, al di là delle dichiarazioni di principio, non è poi così interessata a occupare), degli Esteri (occupato da Frattini) o eventualmente delle Attività produttive (con competenze su Sviluppo economico e Expo). «Tecnicamente posso candidarmi per la quarta volta» ha ripetuto più volte Formigoni, che potrebbe rimanere presidente della Lombardia fino al 2015, arrivando a vent’anni di mandato. Ma si tratterebbe di un ripiego per cui sarebbe necessaria una «garanzia» di ricandidatura unitaria di Pdl e Lega nel 2010. Anche per questo non si esclude una staffetta tra due anni.
Ignazio La Russa, uomo di riferimento di An in Lombardia, rimanda la questione al futuro presidente del Consiglio e al governatore: «Se Formigoni rimane o trova un ruolo al governo, è una decisione che spetta solo a Berlusconi e allo stesso Formigoni. Quanto ad adeguatezza, Formigoni può ambire a qualunque incarico. Ma l’opportunità politica è un’altra questione e sarà valutata dal presidente del Consiglio».
Reazioni positive nella squadra del Carroccio al Pirellone. «Se il Capo è contento, vuol dire che in qualche modo pensa di ottenere la Lombardia. Non che io abbia mai avuto dubbi» dice il capodelegazione dei leghisti, Davide Boni, del quale si parla come possibile vicepresidente nel caso in cui Formigoni rimarrà al Pirellone. Oggi il presidente della Regione sarà ad Arcore. Sarà una giornata decisiva.