Bossi e lo sciopero fiscale: pagare alle Regioni si può

Il Senatùr avverte che la protesta proseguirà "con una serie di passaggi da affrontare nel tempo". E Prodi, spaventato, prova a frenare

Roma - Sulla tassazione delle rendite finanziarie il governo smentisce se stesso e va in confusione. Dopo le polemiche furiose successive alla proposta di due giorni fa avanzata dal sottosegretario all’Economia, Alfiero Grandi, di portare l’aliquota al 20 per cento, palazzo Chigi cerca di gettare acqua sul fuoco ricordando che «le prese di posizione di questi giorni vanno ricondotte a opinioni personali, tutte legittime, che vanno però solo ad arricchire un dibattito in vista di un provvedimento, la Finanziaria». Un punto condiviso anche dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Enrico Letta, che in più invoca «una tregua fiscale su questi temi». E mentre lo stesso Grandi rimette l’ultima parola sulla vicenda a Romano Prodi, a sorpresa a sparigliare ci pensa il ministro della Solidarietà sociale, Paolo Ferrero, che in una nota ribadisce a gran voce che «l’aliquota unica del 20 per cento va approvata subito, prima della Finanziaria». Una misura di equità «che prende ai ricchi per far funzionare lo Stato sociale», si legge ancora, e su cui «non c’è più nulla da decidere» in quanto già adottata dalla Finanziaria 2007 e arenata nel percorso Parlamentare».

Tutto questo mentre da Calalzo di Cadore Umberto Bossi sceglie la linea del silenzio sullo sciopero fiscale e di non annunciare le «azioni» della protesta che verranno alla luce «giorno per giorno». Una linea low profile che però assomiglia molto a un piano di battaglia. E infatti al termine del meeting, a cui hanno partecipato il coordinatore della Lega e vicepresidente della Camera Roberto Calderoli, l’ex ministro del Welfare Roberto Maroni, il vicepresidente di Forza Italia, Giulio Tremonti, e Gianni Alemanno per Alleanza nazionale, il leader del Carroccio ribadisce che la Lega andrà avanti per la sua strada e lo farà «con una serie di passaggi che andranno affrontati nel tempo».

Partendo dalla premessa che «le tasse ogni giorno aumentano e nascono in continuazione nuove formule per far pagare la gente che non ha più soldi», con la conseguenza di creare un clima di esasperazione nel Paese. Motivo per cui Bossi è sicuro che «la gente ci seguirà». Pur non scendendo nel dettaglio della protesta, Bossi ha però confermato che «dare i soldi alle Regioni è una via perseguibile», in sostanza la linea uscita dal primo giorno di colloqui.
Un’idea che del resto aveva sottolineato lo stesso Calderoli, centrando l’attenzione proprio sul corretto «indirizzo» della contribuzione e sulla necessità di dirigerla «verso chi sa spendere».

Anche perché, ricorda, «un conto è sollecitare il cittadino a non pagare le tasse e un conto è invitarlo a pagare a soggetti che rispondono responsabilmente delle risorse che vengono date dai cittadini». Per poi chiarire che l’iniziativa non è diretta a incentivare l’evasione fiscale («perché in Padania le tasse le pagano tutti»), ma a dare un segnale forte al governo e allo Stato sul fatto che le tasse si pagano «sulla base di presupposti giusti» cioè quando servono a finanziare «i servizi e le infrastrutture necessarie ai cittadini». Intanto Gianni Alemanno giudica molto positivo l’incontro «informale» con gli alleati, ma pur comprendendo «le ragioni di chi vuole dare un segnale di protesta», ribadisce il «no» di Alleanza nazionale allo sciopero fiscale che «non solo non è praticabile, ma neanche auspicabile visto che siamo contrari a dare messaggi che invitino all’illegalità».