Bossi fa il pompiere: «Meglio volare più basso»

da Roma

«Meglio volare più basso». Il segretario federale della Lega Nord, Umberto Bossi, ha commentato con la solita franchezza le dichiarazioni del premier Berlusconi sui magistrati. Le preoccupazioni del leader del Carroccio, però, non sono rivolte tanto al merito della vicenda quanto agli sviluppi negativi che potrebbero determinarsi su materie nelle quali è necessaria una convergenza bipartisan come le riforme istituzionali. «Spero non si rompa il filo del confronto» con il centrosinistra, ha aggiunto, perché «in caso di scontro frontale le cose sono difficili da far passare», a partire dal federalismo.
La fedeltà della Lega all’esecutivo, però, resta immutata e non verrà meno neanche quando il mese prossimo arriverà in Aula il ddl sul «lodo-bis». «Noi ci atteniamo agli ordini di scuderia, noi non votiamo contro il governo, alla fine accettiamo quello che fa il governo», ha detto Bossi.
Le esternazioni del premier non sono piaciute all’Associazione nazionale magistrati. Il presidente Luca Palamara le ha criticate duramente: «Parole quali conflitti, opposizione, tregua non appartengono al lessico dell’Anm, che viceversa ritiene indefettibile la coesistenza tra i poteri dello Stato, nel reciproco rispetto che significa reciproca legittimazione».
Il leader dell’Italia dei valori, Antonio Di Pietro, ha colto l’occasione per sollecitare il prossimo 8 luglio l’ennesima mobilitazione di piazza nella quale spera di coinvolgere anche il guru del «V-day» Beppe Grillo. «Non credo che l’ossessione del premier nei confronti della magistratura - ha sostenuto l’ex Pm - sia uno scatto di nervi, ma solo un’abile mossa studiata a tavolino da una mente luciferina che cerca di buttare in polemica politica quello che pensa possa essere il risultato giudiziario che lo riguarda».
Al segretario del Pd, Walter Veltroni, «sorpassato a sinistra» da Di Pietro, non è rimasto che rimarcare l’interruzione del confronto tra maggioranza e opposizione. «Che dialogo ci può essere - ha rilevato - quando dal palco di una categoria si dicono cose di questo tipo? Non è un problema di dialogo, è un problema di rispetto del proprio ruolo». Più graffiante la critica del ministro ombra della Giustizia Lanfranco Tenaglia che ha accusato Berlusconi di «farsi beffe» degli appelli del Quirinale.