Bossi: «Gianfranco rischia di far saltare il banco»

RomaNella telefonata di qualche giorno fa, Umberto Bossi l’aveva invitato a «tirare dritto» per la sua strada e a non curarsi di chi nella maggioranza «è troppo intento a pensare al futuro al punto di trascurare il presente». «Silvio, guarda il bicchiere mezzo pieno», era stata la chiosa del Senatùr alle lamentele del Cavaliere, per nulla soddisfatto dall’esito del faccia a faccia con Gianfranco Fini che aveva portato ad un accordicchio sul processo breve che rischia di sfumare ai primi passaggi parlamentari.
Il leader della Lega, insomma, pur consapevole del fatto che «si è ormai superata la misura», aveva provato a buttare un po’ di ottimismo su una situazione che Berlusconi continua a vedere nerissima. D’altra parte, che il Carroccio non abbia alcuna intenzione di imboccare la strada delle elezioni anticipate non è certo una novità, visto che non solo Bossi ma anche i suoi colonnelli restano convinti che interrompere la legislatura con i decreti attuativi del federalismo fiscale ancora in ballo sarebbe un mezzo autogol. Detto questo, in privato il Senatùr non nasconde tutto il suo fastidio nei confronti del presidente della Camera che «si è fatto prendere la mano» e a questo punto rischia di «far saltare il banco». Ogni giorno - è il ragionamento del leader della Lega - l’ex leader di An non perde l’occasione per un affondo, una polemica o quantomeno un distinguo. E questo per Bossi non è sbagliato solo sul piano politico ma anche su quello umano perché da parte sua ci vorrebbe «almeno un po’ di riconoscenza». Che poi è uno degli addebiti principali che gli fa lo stesso Berlusconi.
Pur con prospettive diverse e guardando all’ipotesi delle elezioni anticipate con molta ritrosia, il Senatùr resta però convinto del suo asse con Berlusconi. Per questo lo invita a guardare «il bicchiere mezzo pieno» e riprendere in mano il pallino del gioco. Perché «il leader del Pdl è Berlusconi e nessun altro», spiegava qualche giorno fa in privato. «Io sono andato a incontrare Fini solo perché me lo ha detto Silvio», ragionava tornando con la mente ai caffè di questi mesi al primo piano di Montecitorio in compagnia del capogruppo leghista Roberto Cota. Per questo «gli ho assicurato che sarebbe stato coinvolto in ogni decisione e che tutto sarebbe stato deciso assieme». E, ammette il ministro delle Riforme, i rapporti sono sempre stati cordiali e schietti.
Per Bossi, però, ora la misura inizia ad essere colma, perché «se Fini non lo capiscono più neanche i suoi non si vede perché lo si debba fare noi». Insomma, andando avanti per questa strada la maggioranza rischia l’implosione e «ci dovremmo presentare al nostro elettorato per spiegargli come abbia fatto a non portare a casa il federalismo con cento e passa voti in più alla Camera». E a quel punto, è chiaro, anche il Senatùr inizierebbe a puntare il dito contro il presidente della Camera. Anche per questo il ministro delle Riforme pare intenzionato a prendere le distanze da Fini, perché «alla fine il leader del Pdl è solo Berlusconi». «A questo punto è bene che io parli e decida solo con lui». Un modo per mandare anche un messaggio indiretto a Berlusconi: «Silvio, sei tu il garante della maggioranza e sei tu che deve riprendere in mano le redini del governo».