Bossi gioca d’anticipo sui pm: per lui il caso Rizzi è già chiuso

Nessuno parla tra i leghisti. Tutti abbottonatissimi sul caso Rizzi. Non ce n’è uno in Regione che prenda posizione sulla vicenda dell’assessore allo Sport, accusata di aver creato dossier illeciti contro alcuni colleghi di partito presunti nemici di Bossi jr. Ma a dettare la linea all’interno del Carroccio ci pensa, come sempre, Umberto Bossi. Ieri il Senatùr ha telefonato alla sua fedelissima per dirle: «Sarai al mio fianco alla presentazione del Giro della Padania». Ed essere al fianco di Bossi, sul podio, nelle foto, o in un qualunque evento pubblico vuol dire una cosa sola: che il caso è chiuso. Oggi Monica Rizzi sarà assieme al «capo» al ristorante Tre Pini per presentare l’evento ciclistico: un gesto che vale più di mille parole.
Dal punto di vista giudiziario, le indagini continuano. Dopo le perquisizioni in casa e in ufficio, dopo i dossier non trovati e dopo la graticola, sembra tutto chiarito. «Io continuo ad essere serena - spiega Monica Rizzi -. E poi l’ho già detto: Bossi ha in mano un foglio che gli ho dato all’inizio del mandato. È il foglio, in bianco, delle mie dimissioni. Se è il caso che il mio servizio politico finisca, sarà lui a deciderlo». Ad accusare la Rizzi di aver realizzato dossier illegali per proteggere Renzo Bossi è stato un ex collaboratore dell’assessorato, Marco Marsili, licenziato dopo la pubblicazione del suo libro «Onorevole Bunga Bunga». «Venga utilizzato il metodo Papa - chiede ora Marsili alla Procura di Brescia - e si faccia pulizia nella Lega». «Renzo Bossi - incalza la Rizzi, che in campagna elettorale ha affiancato passo passo il figlio del Senatúr - non ha bisogno di baby sitter. Se la sa cavare benissimo da solo. Sta maturando molto e presto ci si accorgerà di quanto vale». All’assessore-balia quindi non dà fastidio il fatto che Bossi jr non sia intervenuto per difenderla. «È giusto così, non doveva intervenire». Qualcun altro invece nel Carroccio si sarebbe aspettato almeno due parole.
Al di là dei risvolti giudiziari, il caso Rizzi apre un vaso di Pandora all’interno della Lega: quello delle correnti, delle faide e delle vendette interne. A quanto pare, sempre più evidenti. Proprio per questo, dai banchi del Pdl si solleva una richiesta: «Un conto siano i problemi interni al partito, un altro conto sia il lavoro in aula». Il consigliere pidiellino Giorgio Puricelli si augura che non si ripetano intoppi simili a quelli per la legge sui parchi, tornata in commissione a causa di tensioni tra i capigruppo. «Ci rendiamo conto che nella Lega ci sono tensioni - spiega - ma ci auguriamo che queste turbolenze non si ripercuotano sul Consiglio. Per fare una metafora calcistica, siamo come una squadra e dobbiamo giocare uniti e tesi verso un solo obbiettivo. Il pubblico, cioè gli elettori, si aspettano questo da noi. In campo non c’è spazio per battaglie interne».
Sul caso Rizzi è intervenuto anche il presidente lombardo Roberto Formigoni che dà piena fiducia al suo assessore: «Come sempre rispettiamo il lavoro della magistratura e sono convinto che l’assessore Rizzi non abbia nulla da temere».