Bossi: «I sindacati devono restituire il Tfr ai lavoratori»

da Genova

Alitalia? Sì, certo. Malpensa non può morire, le province del Nord non darebbero più un euro allo Stato, e «se gli imprenditori vanno solo se c’è da guadagnare, l’unico che può fare qualcosa per smuoverli è Berlusconi». Sì, Alitalia. Ma Umberto Bossi per gli italiani ha in testa un’altra cosa. «Restituire i soldi del Tfr, la liquidazione», ruggisce da Genova. Si scalda prima di entrare nel teatro gremito. Il caffè sorseggiato di fronte alla foto del Balilla che diede il via alla rivolta dei genovesi contro gli austriaci, gli serve solo a trovare la voce giusta: «Dobbiamo ridare alla gente i soldi che le ha rubato la Triplice, la Triplice e Confindustria. Quelli che dicono di difendere i lavoratori gli hanno portato via quei quattro soldi che si erano messi da parte». La domanda è scontata. Come fare? Bossi ha accanto a sé Rosi Mauro, presidente del sindacato leghista. Ma non fa a tempo a suggerire che il Senatùr rimanda: «Lo vedremo con chi sarà il ministro del Tesoro, dell’Economia». Giulio Tremonti? «Con Tremonti ne ho già parlato, certo, è sbiancato. Ma poi ha capito. Tutto si può fare».
Già, perché l’«amico della Lega» dovrà andare a rimettere a posto i conti («E chi sennò? Lui ha le competenze»). Per le altre poltrone c’è tempo. «Ne abbiamo parlato - butta lì Bossi -. Ma Berlusconi è scaramantico. Per la Lega, mi hanno chiesto se voglio andare io alle Riforme, probabilmente sì, su cosa farò da grande vedremo». Qualcosa al Carroccio comunque deve andare. L’alleanza è solida, «ma in Consiglio dei ministri non si va solo per ascoltare». Casini lo ha definito un «ricatto», il Pdl dovrà «sottostare al ricatto della Lega»? «Casini è uno st..., nessuno può dire di aver mai subito un ricatto dalla Lega», taglia corto Bossi. E d’altra parte a Walter Veltroni dedica poco più spazio: «È andato in Svizzera, ha fatto una figura di m..., non sapeva niente delle cose svizzere, ma d’altra parte non sa niente neppure di quelle italiane. Lui è quello che entra in un bar e offre da bere per tutti, ma pagate voi, eh». Poche ore prima il leader del Pd aveva parlato di un aumento delle pensioni, da finanziare agendo sulla leva fiscale. «Basta tasse, non se ne possono più mettere - reagisce il Senatùr -. Le pensioni non si possono tagliare e non lo venite a dire a noi della Lega che siamo usciti dal governo Berlusconi nel ’94 quando ci ha provato. Ma ora Berlusconi ha capito, grazie a noi è più vicino alla gente, ai suoi problemi. E allora, prima di aumentare le pensioni, diamo posti di lavoro, che servono a pagare le pensioni e servono ai giovani, sennò non si va da nessuna parte».
Propositi. Programmi. La Lega ha detto che è l’ultima volta che fa un patto con qualcuno se stavolta non porta a casa qualcosa. «Il federalismo - s’illuminano gli occhi di Bossi -. Deve essere fatto. Sennò... sennò al Nord sappiamo come fare a prenderci la libertà. Ma io preferisco seguire la via democratica, la via politica». Diavolo d’un Senatùr, sta a vedere che si salva anche sul Tibet. Un popolo che rivendica l’autonomia merita il boicottaggio delle Olimpiadi? «Le Olimpiadi in sé sono un meccanismo di pacificazione, piuttosto chiederei tramite l’Onu un passaporto speciale. Per fare gareggiare alle Olimpiadi gli atleti del Tibet».
Tre nomi. Daniela Santanchè. È vero che rosicchierà voti alla Lega? «Semmai ne ha da mangiare, ne abbiamo tanti». Barack Obama. Lei lo voterebbe? «Secondo me vince la Clinton. Eh, mah, lo voterei anche Obama, ma vince la Clinton. Il Paese non è ancora pronto per un nuovo presidente di colore, e forse non solo il Paese». Irene Pivetti. «Non l’ho più sentita». La richiamerebbe? «Perché no?». Per farle fare cosa? «Non lo so».